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30

ALBERTO BURRI | COMBUSTIONE CP 4

Artist's Resale Right

Estimate:

200,000

to
- 300,000 EUR

PROPERTY FROM A PRIVATE ITALIAN COLLECTION

ALBERTO BURRI | COMBUSTIONE CP 4

ALBERTO BURRI | COMBUSTIONE CP 4

Estimate:

200,000

to
- 300,000 EUR

Lot sold:

300,000

EUR

PROPERTY FROM A PRIVATE ITALIAN COLLECTION


ALBERTO BURRI

1915 - 1995

COMBUSTIONE CP 4


signed and dated 64; signed, titled CP4 and dated 64 on the reverse

plastic, acrylic, vinavil and combustion on Celotex


(firmato e datato 64; firmato, intitolato CP4 e datato 64 sul retro

plastica, acrilico, vinavil e combustione su Cellotex)


cm 50x35; inches 19.68 by 13.77

Framed (con cornice): cm 52.4x37.6x2; inches 20.62 by 14.80 by 0.78


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Galleria Anna D'Ascanio, Rome

Acquired from the above by the present owner in the mid 1980s (Ivi acquistato dall'attuale proprietario a metà degli anni Ottanta)

Cesare Brandi e Vittorio Rubiu, Contributo al Catalogo Generale, Rome 1990, pp. 194-195, n. 826, illustrated in colour

Bruno Corà, Alberto Burri: Catalogo Generale, Pittura, 1958-1978, Città di Castello 2015, p. 174, n. 1041 (Vol. II) and p. 158, n. i.6473 (Vol. VI), illustrated in colour


“It is in the Combustioni works that one truly discovers the phenomenological reduction with which Burri experiences the withdrawal from the external world: his figurative epoché. He isolates, in the nuance of fumigations, in the painful burning halos, in the contortions, in the splitting, in the simmering signs, the sudden transparencies, the precious tone of tannin, the nuances worthy of chalcedony, of tortoise, of amber. […] He handles the flame like an infernal brush”. (Cesare Brandi, in Burri, Editalia, Roma, 1963)


Executed in 1964, Combustione CP4 is an extraordinary exemplar from the Plastiche series. The latter can undoubtedly be considered the sublimation of Alberto Burri's previous artistic experiences from the dramatic laceration of the material of the Sacchi, to the dark violence of the Ferri. Everything is condensed and strengthened in the burned Plastiche, which are both a continuation of the oeuvre of the artist from Città di Castello, but at the same time an absolute novelty, starting from the material used: plastic. Plastic is practical material par excellence and almost unconceivable as an ‘artistic support’ in the 1960s, a period in which this product had become the symbol of a new society founded on widespread consumption and well being. Yet it is precisely this futuristic material that is elected by Burri, forged and remodelled through the ancestral element of fire, which, through its alchemic, destructive and regenerating nature, gives new life and essence to the substance. Black craters open on the surface, and the layers of matter, obedient to this mysterious command, are recomposed in a new order which is only partly foreseeable to the artist/creator. The laceration itself, the natural outcome of this simple material conceived as a container, thus becomes an ennobling redemption by way of the flames.


If the search for the destructive and regenerative metamorphosis of matter through fire in a mystical key was experimented with in the same years by Yves Klein with his ‘Fire Paintings’, Burri's work reveals the human metaphor underlying these works. In the hands of the artist, plastic loses all tactile pleasure, transforming into a living organism, its most hidden and dark folds visible. It is an organism that turns out to be nothing more or less than the human soul, in which light and darkness appear inseparably united in an arcane and inextricable bond.


“Mai come nelle Combustioni si constata la riduzione fenomenologica con cui Burri esperisce il prelievo dal mondo esterno: la sua epochè figurativa. Isola, cioè, nello sfumato delle fumigazioni, negli aloni dolenti delle bruciature, nei contorcimenti, nelle spaccature, nei sobbollimenti, le trasparenze improvvise, il prezioso tono di tannino, gli sfumati degni della calcedonia, della tartaruga, dell’ambra. […] Maneggia la fiamma come un pennello infernale” (Cesare Brandi, in Burri, Editalia, Roma, 1963)


Eseguita nel 1964, Combustione CP4 rappresenta uno straordinario esempio della serie delle Plastiche, che possono indubitabilmente considerarsi la sublimazione delle precedenti esperienze artistiche di Alberto Burri, dalla drammatica lacerazione delle materia dei Sacchi alla tenebrosa violenza dei Ferri. Tutto è condensato e rafforzato nelle Plastiche combuste, che si pongono dunque in continuità con il percorso dell’artista di Città di Castello ma anche come novità assoluta, a partire dalla materia utilizzata: la plastica. Simbolo per eccellenza di praticità e quanto di più lontano da un supporto artistico si potesse immaginare negli anni ’60, periodo in cui era diventata simbolo di una nuova società fondata sul consumo e sul benessere diffuso, è proprio questo avveniristico materiale che viene innalzato a supporto eletto da Burri, forgiato e rimodellato attraverso un elemento ancestrale come il fuoco, che, tramite la sua natura alchemica, distruttiva e rigeneratrice, dona nuova vita e una nuova essenza alla sostanza plastica. Neri crateri si aprono sulla superficie e gli strati di materia, come obbedienti a un misterioso comando, si ricompongono in un ordine nuovo prevedibile solo in parte dall’artista/creatore: la lacerazione stessa, esito naturale di un materiale concepito come involucro, diviene così, attraverso le fiamme, nobilitazione e redenzione del semplice oggetto.


Se la ricerca della metamorfosi distruttiva e rigeneratrice della materia tramite il fuoco in chiave mistica era sperimentata negli stessi anni da Yves Klein con le “pitture di fuoco”, propria di Burri appare la metafora umana sottesa in queste opere: sotto le mani dell’artista, la plastica perde ogni piacevolezza tattile per tramutarsi in un organismo vivente, visibile fino nelle sue più recondite e oscure pieghe, un organismo che si rivela essere nient’altro che la nostra anima, in cui luce e tenebra appaiono inscindibilmente uniti in un vincolo arcano e inestricabile.