Contemporary Art | Milan

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View full screen - View 1 of Lot 31. LUCIO FONTANA | CONCETTO SPAZIALE.

LUCIO FONTANA | CONCETTO SPAZIALE

This lot has been withdrawn

Lot Details

Description

LUCIO FONTANA

1899 - 1968

CONCETTO SPAZIALE


signed; signed and titled on the reverse

oil on canvas

Executed in 1963


(firmato; firmato e intitolato sul retro

olio su tela

Eseguito nel 1963)


cm 81x65; inches 31.87 by 25.59

Framed: cm 99.5x83.5x5.5; inches 39.17 by 32.87 by 2.16


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Marlborough Galleria d’Arte, Rome

Galerie Pierre, Stockholm

Sotheby’s London, 30 June 1977, Lot 448 

Acquired from the above by the present owner (Ivi acquistato dall'attuale proprietario)

Giuseppe Quarta, Franco Sossi, L’arte contemporanea in Italia, Vol. I, Rome 1971, p. 101, illustrated

Enrico Crispolti, Lucio Fontana: Catalogue Raisonné des Peintures, Sculptures et Environnements Spatiaux, Vol. II, Brussels 1974, p. 138, n. 63 O 8, illustrated

Enrico Crispolti, Lucio Fontana: Catalogo Generale, Vol. II, Milan 1986, p. 477, n. 63 O 8, illustrated

Enrico Crispolti, Lucio Fontana Catalogo Ragionato di Sculture, Dipinti, Ambientazioni, Milan 2006, Vol. II, p. 669, n. 63 O 8, illustrated

An observation of this dazzling green work, like nature's most luxuriant Spring, focuses our gaze on the sensual presence of the oil, the ductile material par excellence, full-bodied, shiny and thick with chromatic variation, so different from the matte and uniform water-based paint that we are used to associating with the artist. In Fontana's hands oil paint, that most quintessential material of the history of Western painting, takes on a new iteration. The artist was to execute these paintings from 1961 through to his death in 1968.


It is a very homogeneous series and this investigation that was carried out for almost the entirety of the 1960s in an extremely coherent way. The pasted thickness of this material allowed the artist to literally 'write' on the canvas, finding a handwriting made of pure love for the material itself, unique in its kind. The eroticism imbued by the artist is all in reference to the material, satisfied with itself without need for any external reference.


In the thin and nervous scratched writings and in the craters at the centre of the canvases we find the aesthetic pleasure of the act of creation. The artist seeks by digging in the oil, through an act that does not destroy or alchemically burn like Burri. He rather shapes the thick paint as the sculptor does, kneads it with manual skill and sensuality. The sense of matter prevails over everything and never as in these canvases can we perceive the three-dimensional aesthetic of the sculptor Fontana.


Many critical texts rightly associate the work of the 'Concetti Spaziali' (Spatial Concepts) with the contemporary discoveries of the cosmos, the exhilarating landing on the moon, the charm that Space emanated in those years. On the other hand, however, it seems evident that in this series of oil paintings, the artist has sunk his hands in the raw material of our earthly world, sometimes frightening and mysterious. Never as in these paintings has Fontana revealed his nature as a sculptor, managing to find a synthesis between sculpture and painting.


Just as a potter turns his pot, dirtying his hands and working the wet matter on the lathe, so too Fontana in an act of love and not of destruction, a reconciliatory and seductive, non-warlike act, transforms the matter in his hands. With the energetic intervention of the back of the brush, of his hands and fingers, the artist writes and digs in the oil and through the canvas.


Recall that the eros of Aphrodite is a universal, fickle, solar and invincible force. The same can be said of these spatial concepts, in their bright colour variations that vary from white, to green to pink... Through this aphrodisiac form of seduction Fontana realises a special form of truth, in which a person does not hide and does not reveal himself, but wants to show the other the most beautiful part of himself.


From the passion for life itself to death, the passage is symbolised perhaps by the crater that opens before our gaze, a vortex that attracts us, seduces us and yet frightens us.


It is true that Fontana said that "The discovery of the Cosmos is a new dimension, it is the Infinite: so I puncture this canvas, which was the basis of all the arts and I created an infinite dimension", but it is also true that, as the great poet Giacomo Leopardi wrote, 'The infinite is within us, in superhuman silences where for a little time / the heart does not get lost, in the profound stillness, and the eternal is beyond the hedgerow...'


Nell’osservare quest’opera di un verde smagliante, come la natura nella sua più rigogliosa primavera, il nostro sguardo si sofferma sulla presenza sensuale dell’olio, materia duttile per eccellenza, corposa, rilucente e pastosa in qualsiasi declinazione cromatica, così diversa dall’idropittura opaca e uniforme che siamo abitutati ad associare all’artista.


Sotto le mani di Fontana, l’olio, il materiale piu’ classico nella storia della pittura occidentale, prende nuova vita in questi quadri, eseguiti a partire dal 1961 per tutto il decennio fino alla sua morte nel 1968.


Si tratta infatti di una ‘serie’ molto omogenea, un’indagine protratta dall’artista per quasi un decennio in modo estremamente coerente.


Lo spessore pastoso di questa materia ha permesso all’artista di “scrivere” letteralmente sulla tela, trovando una grafia fatta di puro amore verso la materia stessa, unico nel suo genere. L’erotismo che Fontana impiega è tutto autoriferito alla materia, compiaciuto di sè stesso senza alcun riferimento esterno.


Nelle grafie sottili e nervose e nei crateri al centro delle tele ritroviamo il piacere estetico dell’atto stesso di creare. L’artista cerca scavando nell’olio, attraverso un atto che non distrugge, o brucia alchemicamente come Burri, ma plasma la spessa pittura come fa lo scultore, la impasta con manualità e sensualità. Il senso della materia prevale su tutto e mai come in queste tele si intuisce lo sguardo tridimensionale dello scultore Fontana.


Tanti testi critici giustamente associano al lavoro dei Concetti spaziali le coeve scoperte del cosmo, l’esaltante sbarco sulla Luna, il fascino che in quegli anni emanava lo spazio. D’altra parte, sembra tuttavia evidente come in questa serie degli olii, l’artista abbia affondato le proprie mani nella materia grezza del nostro mondo terreno, talvolta spaventoso e misterioso. Mai come in questi quadri Fontana ha rivelato la propria indole di scultore, riuscendo a trovare una sintesi fra scultura e pittura.


Come un vasaio tornisce il vaso, sporcandosi le mani e lavorando al tornio la materia bagnata, così Fontana, con un atto d’amore e non di distruzione, un atto riconciliatorio e seduttivo, non bellico, trasforma la materia nelle sue mani. L’artista, con l’intervento energico del retro del pennello, delle mani e delle dita stesse, scrive e scava nell’olio e attraverso la tela.


Ricordiamo che l’eros di Afrodite è una forza universale, volubile, solare ed invincibile. E così lo sono questi Concetti spaziali, nelle declinazioni cromatiche squillanti che conosciamo, dal bianco, al verde al rosa... Attraverso questa forma afrodisiaca di seduzione Fontana realizza una forma speciale di verità, in cui una persona non si cela e non si rivela, ma vuole mostrare all’altro la parte più bella di sè.


Dalla passione amorosa per la vita stessa alla morte il passaggio è simboleggiato, forse, dal cratere che si apre davanti al nostro sguardo, un vortice che ci attrae, ci seduce eppure spaventa.


È vero che Fontana ha dichiarato: “La scoperta del Cosmo è una dimensione nuova, è l’Infinito: allora io buco questa tela, che era alla base di tutte le arti e ho creato una dimensione infinita”, ma è anche vero che, come dice a tutti noi la voce del sommo poeta, l’infinito è dentro di noi, nei sovrumani silenzi ove per poco/ il cor non si spaura, nella profondissima quiete, e l’eterno è oltre una siepe…