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拍品詳情

當代藝術

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米蘭

Lucio Fontana
1899-1968年
CONCETTO SPAZIALE, ATTESE
SIGNED, TITLED AND INSCRIBED 1+1 - 715A ON THE REVERSE, WATERPAINT ON CANVAS. EXECUTED IN 1960.
firmato, intitolato ed iscritto 1+1 - 715A sul retro
idropittura su tela
cm 66x73
Eseguito nel 1960
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來源

Phillippe Dotrémont, Bruxelles
Galerie Argès, Bruxelles
Galleria Primo Piano, Roma
Collezione privata, Roma
Ivi acquistato dall'attuale proprietario 

出版

Enrico Crispolti, Lucio Fontana: Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, vol. I, Milano 1986, n. 60 T 127, p. 334,  illustrato 
Enrico Crispolti, Lucio Fontana, Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, vol. I, Milano 2006, n. 60 T 127, p. 503, illustrato

相關資料

Concetto Spaziale, Attese è l’ultimo di una serie di tre esagoni eseguiti dall’artista tra il 1959 e 1960. È evidente l’annuncio stilistico di quelli che saranno i quanta, gruppi di numerose piccole tele poligonali che presentano tagli e colori spesso sgargianti eseguiti proprio in quegli anni.
Si tratta di una tela molto complessa, ove lo studio dello spazialismo dei tagli è unito ad una particolare scelta di forma della tela. L’esagono in natura rappresenta lo schema geometrico alla base di numerose strutture. Dal punto di vista matematico tale forma risulta la più conveniente per sfruttare al meglio lo spazio: in natura per esempio le api la sfruttano per utilizzare la minor quantità di cera possibile negli alveari. E' curioso come ciò in qualche modo contribuisca al ragionamento spazialista dell’autore. Potremmo immaginare una serie di Concetto Spaziale, Attese uniti, l’uno vicino all’altro, come se fossero celle di un alveare. Ogni tela sarebbe la tessera di una griglia infinita. Dunque nella loro unicità, ogni singola opera rappresenterebbe anche l’infinito della griglia, del tessuto di cui è parte fondamentale. L’infinito rappresentato in una forma finita, proprio come aveva già sperimentato Claude Monet con le ultime tele dello stagno di Giverny, ove cielo e terra si confondono, si riflettono come in uno specchio senza inizio e fine, in cui il macrocosmo è rappresentato nel microcosmo della tela e dei suoi limiti spaziali.
Concetto spaziale, Attese rappresenta la fase più matura del percorso artistico di Fontana, in cui il significato del taglio, oramai sviscerato ed approfondito, passa qui in secondo piano, mettendo in luce il nuovo capitolo sul significato della forma del supporto, identificato come mezzo entro il quale, paradossalmente, rappresentare l’infinto.


Concetto Spaziale, Attese is the latest in a series of three hexagonal canvases created by the artist between 1959 and 1960. Fontana’s stylistic announcement of what will be the quanta is evident in these works; throughout these key years he produced numerous small, cut polygonal canvases in often flashy colors.
The subject work is a complex canvas; the spatial placement of the cuts is combined with a very deliberate choice in the canvas’ shape. Geometrically, the hexagon is one of very few shapes that can circumscribe the largest area for a given perimeter. It is therefore one of the most common organic shapes found in nature, from the honeycomb of a beehive to the stone columns in Giant’s Causeway in Ireland.
The importance of the hexagonal shape in nature contributes to Fontana’s spatial thinking. One could imagine a series of united Concetto Spaziale, Attese—one next to another—as if they were cells of a honeycomb. Each canvas would be the card of an infinite grid. In their uniqueness, every single work would also represent the infinity of the grid and the fundamental base of all that nature builds from.
The idea of the infinite represented in a finite form is something that artists have experimented with in the past. Claude Monet’s last Givenchy Pond canvases play with this theme, with heaven and earth merging and reflecting each other as if in a mirror, with no beginning or end. The macrocosm is represented in the microcosm of the canvas and its own spatial limits. 
Concetto Spaziale, Attese represents the most mature phase of Fontana’s artistic career, in which the meaning of the cut, now eviscerated and deepened, fades into the background. A new chapter for the artist emerges, focused on the importance of the shape of the support itself as a way to represent the infinite.

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