PIERO DORAZIO  |  MATCH
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PIERO DORAZIO | MATCH

Estimate:

120,000 - 180,000 EUR

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Estimate:

120,000 - 180,000 EUR

Description

PIERO DORAZIO

1927 - 2005

MATCH


signed, titled and dated 1968 on the reverse

oil on canvas


This work is registered in the Archivio Piero Dorazio, Milan and it is accompanied by a photo-certificate issued by the Archivio Piero Dorazio, Milan.


(firmato, intitolato e datato 1968 sul retro

olio su tela


Opera registrata presso l'Archivio Piero Dorazio, Milano, come da certificato su fotografia.)


cm 165,5x125; inches 65.15 by 49.21


Framed (con cornice): cm 169x128x4; inches 66.53 by 50.39 by 1.57


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Provenance

Galleria Marlborough, Rome

Galleria Spagnoli, Florence

Galleria Paolo Barozzi, Milan

Literature

S. Maugeri, Grafica italiana dal 1945 ad oggi, in "Linea Grafica", Rome, n. 4, July - August 1970, p. 234

Marisa Volpi Orlandini, Dorazio, Venice 1977, n. 1049, illustrated

Exhibited

Bolzano, Palazzo della Fiera, 3° Biennale di Bonzano Mostra Nazionale di Pittura, Scultura e Grafica, 1969, illustrated

Belgrade, Muzej Savremene Umetnosti, 1970, illustrated

Livorno, Galleria Peccolo, Piero Dorazio, 1971, n. 9, illustrated

Catalogue note

"If we project a ray of light on a wall by passing it through a prism, we will see ‘Light’ in front of us of in all its colours, the spectrum of ‘Light’. All this concerns the physical appearance of colours, and these are subjects that are taught at school. There are, however, other ways to hear and see the colours for the effects they have on our minds and our emotions. All the sciences, from psychology to chemistry, use colours as symbols or evidence. But the most important feature of colours is that they stimulate our imagination and create emotions."


Piero Dorazio, in Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004, Cologno Monzese 2005, p. 338

 

Born in Rome in 1927, Piero Dorazio devoted four years to architectural studies in his youth, an experience that would greatly influence his art. In the Post-War period he soon distanced himself from the Figurative painting of the ‘Fronte Nuovo delle Arti’ and contributed to the founding of the Forma 1 group in 1947 alongside Turcato, Accardi, Consagra and Perilli, among others. From that moment, he dedicated his entire artistic existence to the study of colour, in its optical, sensorial and compositional characteristics.


If the pinnacle of the first part of his career was undoubtedly the Reticoli, dense patterns of colour in which light is trapped on the surface of the canvas, his production since the mid-1960s was characterised by the coloured bands, such as those of Match, a great exemplar of this period. In these canvases the colour gains a further vital autonomy, in which the harmonious alternation of the chromatic spectrum seems to tend to the infinity of a texture that repeats itself constantly. Match, originally from the historic Marlborough Gallery in Rome, is a triumphant composition of the entire chromatic kaleidoscope, in which straight lines and diagonals come together without dissonance, but rather exalting and complementing one another like "the sounds in Dodecaphonic Music" as the artist himself stated.


The idea of ​​the study of colour as a primary compositional element and the theorisation of the flat surface as a continuous field in which the forces of light and colours operate are central elements in all of Dorazio's production. Here we find the consecration in the representation of the chromatic bands as continuous and eternal source of a movement that is built in almost architectural forms. The colour, painted in monochrome brush strokes, is used by the artist to give a defined structure to the space, almost like scaffolding supporting an indefinable and inaccessible dimension.


"I have always tried to make abstract paintings that induced the feeling that there is a dimension in the painting beyond that of the surface of the canvas in the observer, but also that of the mind, since an abstract painting can also be more than two dimensions given that the measure of space is not physical but individual and psychological."



“Se proiettiamo un raggio di luce su una parete facendolo passare attraverso un prisma, avremo davanti a noi l'immagine della Luce con tutti i suoi colori, lo spettro della Luce. Tutto questo riguarda l'aspetto fisico dei colori, e si tratta di argomenti che si insegnano a scuola. Vi sono però altri modi di sentire e vedere i colori per gli effetti che essi suscitano nella nostra mente e nelle nostre emozioni. Tutte le scienze fanno uso dei colori, come simboli o come prove, dalla psicologia alla chimica. La funzione più importante dei colori è però quella che consente loro di stimolare la nostra fantasia e di creare emozioni.”


Piero Dorazio, in Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004, Cologno Monzese 2005, p. 338


Nato a Roma nel 1927, Piero Dorazio si dedicò in gioventà, per quattro anni, a studi d’architettura, esperienza che avrebbe poi fortemente influenzato la sua arte; nel Dopoguerra, prese ben presto le distanza dalla pittura figurativa del Fronte Nuovo delle Arti e contribuì nel 1947 alla fondazione del gruppo Forma 1, insieme a Turcato, Accardi, Consagra e Perilli, tra gli altri. Da quel momento, egli dedicò la sua intera esistenza di artista allo studio del colore, nelle sue caratteristiche ottiche, sensoriali e compositive.


Se l’apice della prima parte della sua carriera furono indubbiamente i Reticoli, fitte tramature di colore in cui la luce viene intrappolata sulla superfice della tela, caratteristiche della sua produzione a partire dalla metà degli anni ’60 sono le decorazioni a bande colorate, come quelle di Match, opera esemplificativa di questa fase. Il colore guadagna, in queste tele, un’ulteriore autonomia vitale, in cui l’alternarsi armonico dello spettro cromatico sembra tendere all’infinito di una trama che si ripete costantemente uguale a sè stessa. Match, proveniente in origine dalla storica Galleria Marlborough di Roma, è una trionfante composizione dell’intero caleidoscopio cromatico, in cui linee rette e incidenti si accostano senza alcuna dissonanza, ma esaltandosi e completandosi a vicenda come, per usare le parole dell’artista, “i suoni nella Musica Dodecafonica”.


L’idea dello studio del colore come elemento compositivo primario e la teorizzazione della superficie piana come campo continuo in cui operano le forze della luce e dei colori sono elementi centrali in tutta la produzione di Dorazio, che trovano qui consacrazione nella rappresentazione delle fasce cromatiche come fonte continua ed eterna di un movimento che viene costruito in forme quasi architettoniche, con il colore, steso attraverso pennellate monocrome, utilizzato dall’artista per conferire una struttura definita allo spazio, quasi come un’impalcatura per sorreggere una dimensione indefinibile e inaccessibile all’uomo.


“Ho sempre cercato di fare una pittura astratta che potesse indurre nell'osservatore la sensazione che esiste nel quadro una dimensione che non è solo quella della superficie della tela, ma anche quella della mente, poiché un quadro astratto può anche essere a più di due dimensioni dato che la misura dello spazio non è fisica ma individuale e psichica.”