View full screen - View 1 of Lot 18. LUCIO FONTANA  |  CONCETTO SPAZIALE, ATTESA.
18

LUCIO FONTANA | CONCETTO SPAZIALE, ATTESA

Artist's Resale Right

Estimate:

300,000 to - 400,000 EUR

PROPERTY FROM THE COLLECTION OF A GENTLEMAN

LUCIO FONTANA | CONCETTO SPAZIALE, ATTESA

LUCIO FONTANA | CONCETTO SPAZIALE, ATTESA

Estimate:

300,000 to - 400,000 EUR

Lot sold:

552,500

EUR

PROPERTY FROM THE COLLECTION OF A GENTLEMAN


LUCIO FONTANA

1899 - 1968

CONCETTO SPAZIALE, ATTESA


signed and titled on the reverse

waterpaint on canvas

Executed in 1966

This work is accompanied by a photo-certificate issued by the Archivio Fotografico Lucio Fontana on 16/12/1969.


(firmato e intitolato sul retro

idropittura su tela

Eseguito nel 1966

L'opera è accompagnata da certificato su fotografia rilasciato dall'Archivio Fotografico Lucio Fontana in data 16/12/1969.)


cm 46x38; inches 18.11 by 14.96


Framed (con cornice): cm 68x60x3,5; inches 26.77 by 23.62 by 1.37


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Galleria Carlevaro, Geneva

Tenconi Collection, Turin

Private Collection, Milan

Enrico Crispolti, Lucio Fontana. Catalogue raisonné des peintures, sculptures et environnements spatiaux. Tomo II, Milan 1974, p. 186, n. 66 T 100, illustrated

Enrico Crispolti, Fontana. Catalogo generale. Volume secondo, Milan 1986, p. 648, n. 66 T 100, illustrated

Enrico Crispolti, Lucio Fontana. Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni. Tomo II, Milan 2006, p. 843, n. 66 T 100, illustrated

Of the three 'measures' with which his friend Enrico Crispolti proposes to describe the creative adventure of Lucio Fontana in the famous introduction to the Centenary catalogue dedicated to the artist in 1999, that is to say levity, essentiality and 'acutezza' (sharpness). The latter, 'acuteness or sharpness', is the most pertinent and focused in a discussion of the artist's 'tagli' (cuts), about which much has been said and written. The Latin 'acutus' encompasses two qualities of this famous series in its meaning: 'thin' and 'deep' at the same time. In fact, acuteness refers to the dry gesture, "which escapes redundancy, inducing the viewer to confront it with sharp, simple and extreme, communicative density." (E. Crispolti, Lucio Fontana Centenario, Milan 1999, exhibition catalogue, p. 19). An important, powerful gesture, and one which is imbued with meaning by way of intelligent nuances. Fontana staged, I dare say silently, a perfect economy between the precision of the form that is shown and its penetrating content, which is comparable to scientific accuracy.


The very few words chosen by Fontana to title his research are in fact borrowed from the language of science: 'concept', 'space' and 'time' (more lyrically translated as 'waiting'). They are all terms related to the physical-scientific means of measuring the world and lend themselves to a very dry description of the artist's creative process.

However, as Rossella Siligato explains in the catalogue of the exhibition at Palazzo delle Esposizioni in Rome, held around the time of the Centenary celebrations, with regard to the use of light in Fontana's work, Fontana's 'scientific' approach must be read as symbolic. It is a question of visual acuity, an intellectual perception densely concentrated like a black hole that leads the artist to the subtle perfection of form, but it is not a mathematical calculation, even if it retraces the process, but rather an intelligent artistic creation. The element that contains this symbolism can only be the colour. 


In the artist's series of 'Cuts', of which this work is an iconic example, alongside the sharpness of the gaze, which literally penetrates and seeks meaning through the economy of the gesture, a the symbolic element is added (perhaps it could be understood as the search for the beauty?) which lies in the choice of colour. The colour, laid out in the most uniform and regular manner, monochrome, is therefore paradoxically the human variable, the choice that attributes a tone and a shade to the picture.

How many times have we wondered, looking at one of these Concetto Spaziale works, what Fontana's expectations of the effect of that same cut, or rhythm of cuts, would have on a different colour? Would the visual acuity of those cuts have been more incisive? But here lies the strength of Fontana's image, the precision of its purpose. The meaning lies in associating the colour lying on the canvas (before) with the acute, ingenious and subtle vision of the cut (after), in an essential and almost scientific succession of facts.


It is said that the artist observed the prepared canvases for many minutes before lashing out his famous cuts, as the theatrically reconstructed photographic sequence by Ugo Mulas tells us. In reality, this gesture was always carried out by Fontana with intimate confidentiality and modesty. The bright blue of a summer sky, the azure of a frescoed vault, the motionless reflection in a mirror of a lake. We will never know what emotion the artist recalled before applying this shade. But we know that that acute gesture, which apparently seems so coldly scientific, almost surgical, actually conceals an intimate aesthetic and symbolic process that guides us towards "rainbows of wonder" (Lucio Fontana).



Delle tre “misure” con le quali l’amico Enrico Crispolti propone di descrivere l’avventura creativa di Lucio Fontana nella celebre introduzione al catalogo del Centenario dedicato all’artista nel 1999, ovvero levità, essenzialità e acutezza, l’ultima – acutezza - appare la più densa e centrata per parlare dei Tagli, su cui è stato detto e scritto moltissimo. Acutus nel suo significato racchiude due qualità proprie di questa celeberrima serie: sottile e profondo allo stesso momento. Per acutezza si intende infatti il gesto asciutto, “che sfugge la ridondanza, inducendo lo spettatore ad un confronto con occasioni di acuminata, semplice ed estrema, densità comunicativa.” (Enrico Crispolti, Lucio Fontana Centenario, Milano 1999, catalogo delle mostre, p. 19).  Un gesto essenziale, pungente e, per traslato intelligente, ricco di profondità di significato. Fontana mette in scena, oserei dire silenziosamente, una economia perfetta fra la precisione della forma che si mostra e il suo penetrante contenuto, che può essere vicina solo all’esattezza scientifica.


Le pochissime parole scelte da Fontana per indicare la propria ricerca sono infatti rubate al linguaggio scientifico: il concetto, lo spazio, il tempo (più liricamente traslato in attesa). Sono tutti termini propri della misurazione fisico scientifica del mondo e si prestano a descrivere con estrema asciutezza il processo creativo dell’artista. Tuttavia, come Rossella Siligato spiega nel catalogo della mostra a Palazzo delle Esposizioni a Roma sempre a ridosso del centenario, a proposito dell’uso della luce in Fontana, questo approccio “scientifico” votato all’esattezza in Fontana è sempre da intendersi come simbolico. Si tratta sì di acutezza visiva, una percezione intellettuale densamente concentrata come un buco nero che porta l’artista alla sottile perfezione della forma, ma non si tratta di un calcolo matematico, anche se ne ripercorre il procedimento, ma di una intelligente creazione artistica. L’elemento che racchiude questa simbologia non può che essere quindi il colore.

Nei Tagli, di cui quest’opera ci offre un esempio iconico, accanto all’acutezza dello sguardo, che letteralmente penetra e cerca un significato attraverso l’economia del gesto, si unisce l’elemento simbolico (forse da intendersi come la ricerca stessa della bellezza?), che risiede nella scelta del colore. Il colore, steso nella forma più uniforme e regolare, a monocromo appunto, è quindi paradossalmente la variabile umana, la scelta che attribuisce una tonalità, una sfumatura al quadro. 

Quante volte abbiamo pensato, osservando un Concetto spaziale, Attese di Fontana che effetto avrebbe fatto quel medesimo taglio, o ritmo di tagli, su un colore differente. L’acutezza visiva di quei tagli sarebbe stata più incisiva?

Ma qui sta la forza dell’immagine fontaniana, la precisione del suo proposito: nell’associare al colore steso sulla tela (prima) quella ingegnosa e sottile visione del taglio (dopo), in una imprescindibile e quasi scientifica successione dei fatti.

Si racconta che l’artista osservasse per lunghi minuti le tele preparate prima di sferzare i famosi tagli, come la sequenza teatralmente ricostruita con Ugo Mulas ci racconta. In realtà questo gesto è sempre stato vissuto da Fontana con intima riservatezza e pudore. L’azzurro di un cielo estivo, il turchino di una volta affrescata, il riflesso immobile in uno specchio di lago. Non sapremo mai a quale colore emotivo l’artista pensò prima di stendere questa tonalità. Ma sappiamo che quel gesto acuto, che apparentemente sembra così freddamente scientifico, quasi chirurgico, in realtà cela un intimo processo estetico e simbolico che ci guida verso “arcobaleni di meraviglia” (Lucio Fontana).