Lot 2
  • 2

ANTONIO CALDERARA | Spazio Luces N° 34

Estimate
100,000 - 150,000 EUR
Sold
bidding is closed

Description

  • Antonio Calderara
  • Spazio Luces N° 34
  • firmato, intitolato e datato 1974 sul retro 
  • olio su tela
  • cm 101x191

Provenance

Galeria Arte Contacto, Caracas
Ivi acquistato dall'attuale proprietario

Exhibited

Ciudad Bolivar, Fundacion Soto, Museo de Arte Contemporaneo, Antonio Calderara. Giallo + Giallo, 1974

Catalogue Note

Max Bill, Richard Paul Lohse lo considerano uno di loro. Le sue composizioni sono assimilabili a quelle di Josef Albers, con cui condivide l’attenzione per le proporzioni e la volontà di tradurre la luce attraverso il colore. La gamma cromatica, il gusto per le linee e i segmenti, ma anche una raffinatezza simile si ritrovano nei quadri di Friedrich Vordemberge-Gildewart. L’impiego delle griglie, le composizioni costruite su quadri concentrici, il colore e i contrasti che si dissolvono nello splendore del bianco appartengono anche all’opera di Aurélie Nemours. I quadri dalle infinite sfumature di bianco e di grigio chiaro che dipinge François Morellet in particolare nei primi anni Cinquanta, le composizioni dominate dal giallo nelle sue sottili variazioni, le sperimentazioni con il rosso, rendono evidente il legame tra i due artisti e l’amicizia che ne scaturirà. In breve tempo, nel corso degli anni Sessanta, Calderara, che fino ad allora era rimasto isolato, ha trovato una famiglia e all’interno di questa la sua opera acquisisce il ruolo che ricopre tutt’oggi.

Tutto d’un tratto, quante corrispondenze, quanti cambiamenti, quali prospettive! Calderara ha trovato il suo posto, eppure la sua voce è rimasta unica. Perché ha espresso un’atmosfera mutevole, una luce che uniforma tutto, ha rappresentato un ordine immutabile e pacato, su cui regna il silenzio. Se dovessimo stabilire un’ultima corrispondenza, sarebbe con la pittura di Vilhelm Hammershøi. Per la sua origine, fin dagli esordi e per l’intero suo percorso artistico, l’arte di Antonio Calderara ha saputo, pur procedendo verso l’astrazione, restare universale e continuare a tradurre il mondo.
Serge Lemoine, Spazio, luce. Silenzio, in “Calderara”  catalogo della mostra, Studio Gariboldi, Milano, gennaio-febbraio 2016 e M&L Fine Art, Londra, aprile-giugno 2016, pp. 19-23 Max Bill and Richard Paul Lohse saw him as one of their own. His compositions can also be compared to those by Josef Albers with whom he shared the same concern for proportion and a desire to translate light through colour. His colourful palette, his taste for lines and dashes, but also the same refinement can be found in paintings by Friedrich Vordemberge-Gildewart. The use of grids, compositions made up of concentric squares, the colour and contrasts that disappear into the brightness of the white is also found in the work of Aurelie Nemours. The works using minute nuances of white and light greys painted by François Morellet in particular during the early 1950s, his compositions where subtle variations of yellow dominate, his experimentations with red, served to create a link between the two artists as well as the friendship that would follow. Over a short period of time, during the 1960s, Calderara, who up until that time had remained virtually secluded, found a family at the heart of which his work took on all its true meaning.

In just one swoop, nothing but correspondences, changes and prospects: Calderara had found his place, but his song remained unique because he expresses a changing atmosphere, a light that balances everything out. He represented an immutable and peaceful order, where silence reigns. And if there was one final comparison to be made then it would be with the paintings of Vilhelm Hammershøi. Through its origins, from its beginnings and by its development, Antonio Calderara’s art has managed, whilst becoming more and more abstract, to remain universal and to continue translating the world.



Opera registrata presso l'Archivio Antonio Calderara, Milano, con il n. 0358
L'opera è accompagnata da certificato di autenticità rilasciato dall'Archivio Antonio Calderara, Milano
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