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Mario Schifano
VITTORIA SUL SOLE PER KASIMIR MALEWIC
ENAMEL ON CANVAS AND PERSPEX. EXECUTED IN 1966. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 04014190413 AND IT IS ACCOMPANIED BY A CERTIFICATE OF AUTHENTICITY ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
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Mario Schifano
VITTORIA SUL SOLE PER KASIMIR MALEWIC
ENAMEL ON CANVAS AND PERSPEX. EXECUTED IN 1966. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 04014190413 AND IT IS ACCOMPANIED BY A CERTIFICATE OF AUTHENTICITY ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

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Milan

Mario Schifano
1934 - 1998
VITTORIA SUL SOLE PER KASIMIR MALEWIC
ENAMEL ON CANVAS AND PERSPEX. EXECUTED IN 1966. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, UNDER THE N. 04014190413 AND IT IS ACCOMPANIED BY A CERTIFICATE OF AUTHENTICITY ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
smalto su tela e perspex
cm 273x131 (dittico asimmetrico); i. cm 111x131x5,5, ii. cm 161x101x5,5
Eseguito nel 1966
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Opera registrata presso l'Archivio Mario Schifano, Roma, con il n. 04014190413
L'opera è accompagnata da certificato di autenticità rilasciato dall'Archivio Mario Schifano, Roma

Provenance

Studio Marconi, Milano (acquisito direttamente dall'artista)
Ivi acquistato dalla famiglia dell'attuale proprietario

Exhibited

Milano, Studio Marconi, Inventario con anima e senza anima, 1966, illustrato

Catalogue Note

 “E poi c’è la recherche delle avanguardie perdute (futurismo, suprematismo) ritrovate attraverso la ingiallita foto-ricordo. Schifano prende una immagine-chiave (la foto dei futuristi a braccetto, Malevich col suo quadrato) e gli sovrappone uno schermo di plastica trasparente. Ricomincia a strutturare il supporto dei “quadri” per adattarsi alla figura ritrovata: ecco così il grande Futurismo rivisitato dividersi in tre come il trittico boccioniano, ecco Vittoria sul sole per Malevich dividersi in due con il quadro “astratto” in alto”

Maurizio Fagiolo Dell’Arco, L’occhio di Schifano, in Rapporto 60. Le arti oggi in Italia, Bulazoni, Roma, 1966

La propensione di Mario Schifano all’appropriazione ed alterazione grafica di immagini pre-esistenti, raccolte o fotografate, potrebbe trovare le proprie origini  nelle esperienze giovanili in campo archeologico.
Schifano, infatti, viene introdotto al mondo dell’arte dal padre, archeologo già responsabile degli scavi a Leptis Magna in Libia, che lo coinvolge nei lavori di restauro di Villa Giulia. Questa esperienza rivelatrice porta Schifano a realizzare le sue prime opere d’arte pittorica, riconducibili al filone ‘informale’ che imperava al tempo.
Ma la vera eredità del tirocinio archeologico potrebbe consistere nella metodologia che l’artista apprende nei cantieri di restauro, e che echeggia nell’intera opera prodotta successivamente. In particolare, verso la metà degli anni Sessanta, Schifano raffigura nei propri quadri gli artisti appartenenti a diversi movimenti delle avanguardie storiche, come nella serie di lavori sul Futurismo di Boccioni e Balla o il Suprematismo di Malevich. Numerose opere di questo ciclo vengono esposte in occasione dell’importante mostra del 1966 allo Studio Marconi di Milano e rappresentate nel curioso catalogo della mostra, introdotto da una iscrizione a penna dello stesso Schifano. Gli artisti di riferimento sono citati attraverso sagome in grado di evocare immediatamente le immagini sedimentate nella memoria dell’osservatore. In particolare, nel grande dittico intitolato Vittoria sul Sole per Kasimir Malewic, Schifano rappresenta l’artista russo ed uno dei suoi iconici quadrati monocromi in una insolita e giocosa composizione. Malevich sembra infatti far volare la propria opera come se fosse un grande aquilone fluttuante nel cielo color arancione. Inoltre, non costituisce un azzardo ipotizzare la genesi dell’interesse di Schifano per l’artista russo nella comune realizzazione di opere monocrome.

Il titolo dell’opera, Vittoria sul sole per Kasimir Malewic, cita invece il rivoluzionario spettacolo andato in scena a San Pietroburgo nel 1913. La rappresentazione teatrale venne accompagnata dalla musica di Michail Vasil'evič Matjušin, e costituì la prima maniufestazione dichiarata di rottura con la cultura passata, coinvolgendo i più intransigenti avanguardisti russi del tempo. Per tale evento, Malevich curò l’intera scenografia e concepì il celebre quadrato nero, simbolo del Suprematismo, riproposto da Schifano nel proprio lavoro.

Schifano scava nel terreno fertile di immagini dell’era fotografica, cinematografica e pubblicistica, per poi rielaborare tali reperti. Gli artisti del passato sono fonte di ispirazione e ricchezza. Gli ideali e i valori sostenuti dalle avanguardie vengono ripresi testualmente nelle opere, mentre le immagini si moltiplicano sulla tela ed i colori saturano al massimo della loro tonalità.

Questo approccio lavorativo risulta costante durante la sua intera carriera; ed è egli stesso che afferma ed esalta in ogni sua manifestazione il ruolo fondamentale di tale processo, che appare chiaro se si osservano fotografie del tempo scattate nel suo studio. Per Schifano, dunque, oltre al mondo delle immagini contemporaneo, fatto di insegne, cartelli e proiezioni, anche l’arte stessa può essere filtrata attraverso una superficie di Plexiglas per divenire soggetto delle proprie opere. In questo modo vengono generati nuovi messaggi, dove l’arte del passato assume sembianze tipiche del linguaggio pubblicitario. A differenziarlo dall’archeologo sono tuttavia gli strumenti di cui si serve per la propria ricerca: una macchina fotografica anziché pale e pennelli, o gli enormi schermi e proiettori che occupavano le numerose sale del suo vasto appartamento/studio, affacciato su Campo de’ Fiori; luogo di clausura e trasgressione, pervaso dall’energia e gusto dell’artista.


Mario Schifano's propensity for the appropriation and graphic alteration of pre-existing images, collected or photographed, found its origins in his experiences in the field of archaeology as an adolescent. Schifano was introduced to the world of art by his father, an archaeologist who had already carried out excavations at Leptis Magna in Libya. Giuseppe Schifano involved his son in a restoration job on Villa Giulia. This enlightening experience led Schifano to realise his first works of pictorial art, which can be traced back to the ‘informal’ movement that prevailed at the time. But the true legacy of his archaeological training would consist in the methodology that the artist learnt in the restoration yards, and which echoes throughout his entire oeuvre. In the mid-1960s, Schifano began depicting artists belonging to different movements of the historical avant-gardes in his paintings, such as in the series of works on Boccioni and Balla's Futurism or Malevich's Suprematism, exhibited in the important exhibition in 1966 at Studio Marconi and represented in the precious exhibition catalogue, with an introduction written in pen in the handwriting of the artist. The artists are referenced in silhouettes that immediately recall the iconic forms and echoes of their works. In particular, in this large diptych entitled Vittoria sul Sole per Kasimir Malewic, Schifano has illustrated the Russian artist and one of his iconic monochrome paintings in an unusual and playful two-part composition. Indeed, Malevich seems to be throwing the square into the air as if it were a large kite floating in an orange sky. Moreover, we might hypothesise that the genesis of Schifano's interest for the Russian artist lay in the fact that both realised monochrome works.

The title of the work, Vittoria sul sole per Kasimir Malewic (Victory on the Sun for Kasimir Malevich), references instead the revolutionary theatre show staged in St. Petersburg in 1913. The theatrical representation was musically accompanied by Mikhail Vasil'evič Matjušin, and constituted the first break with the past culture, involving the most intransigent Russian avant-gardists of the time. For this event, Malevich curated the entire set and conceived of his famous black square, a symbol of Suprematism, re-configured by Schifano in this work.

Schifano explored the fertile soil of images from the photographic, film and publicity era, later reworking these findings in a personal key. The artists of the past were a source of inspiration and wealth. The ideals and values ​​supported by the avant-gardes are taken up verbatim in the works, while the images multiply across the canvases and the colours saturate to the maximum of their tonality.

This working approach was constant throughout his entire career and it was Schifano himself who affirmed and exalted the fundamental role of this process in every one of his manifestations, which is clear also in the photographs taken in his studio at that time. For Schifano, therefore, in addition to the world of contemporary images, made up of signs, slogans and projections, even art itself could be filtered through the Plexiglas to become the subject of its own work. In this way new meanings were generated, and the art of the past began to take on the typical features of the language of advertising. That which differentiates Schifano from the archaeologist, however, are the tools he used for his research: a camera instead of shovels and brushes, not to mention enormous screens and projectors that occupied the numerous rooms of his vast apartment-studio overlooking Campo de’ Fiori; a place of seclusion and transgression, pervaded by the energy and taste of the artist.

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