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DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ROMANA

Mario Schifano
PARTICOLARE DI DESERTO
SIGNED, TITLED AND DATED 1966 ON THE REVERSE, ENAMEL ON CANVAS AND PLEXIGLAS. EXECUTED IN 1966-67. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, CON IL N. 04123191012. THIS WORK IS ACCOMANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
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DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ROMANA

Mario Schifano
PARTICOLARE DI DESERTO
SIGNED, TITLED AND DATED 1966 ON THE REVERSE, ENAMEL ON CANVAS AND PLEXIGLAS. EXECUTED IN 1966-67. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, CON IL N. 04123191012. THIS WORK IS ACCOMANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

|
Milan

Mario Schifano
1934 - 1998
PARTICOLARE DI DESERTO
SIGNED, TITLED AND DATED 1966 ON THE REVERSE, ENAMEL ON CANVAS AND PLEXIGLAS. EXECUTED IN 1966-67. THIS WORK IS REGISTERED AT THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME, CON IL N. 04123191012. THIS WORK IS ACCOMANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE ISSUED BY THE ARCHIVIO MARIO SCHIFANO, ROME.
firmato, intitolato e datato 1966 sul retro, iscritto sul telaio Pin spot clear
smalto, pastelli su tela e Plexiglas
cm 141,5x141,5
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L'opera è registrata presso l'Archivio Mario Schifano, Roma, con il n. 04123191012
L'opera è accompagnata da certificato su fotografia rilasciato dall'Archivio Mario Schifano, Roma

Provenance

Collezione Giorgio Franchetti, Roma
Collezione privata, Roma
Ivi acquisito dall’attuale proprietario

Catalogue Note

Schifano iniziò a lavorare sul tema visivo della palma ambientata nel deserto nel 1966, al ritorno dal secondo viaggio dagli Stati Uniti. Allo stato degli studi sono documentati, con la data 1966, due soli quadri in cui la palma si staglia contro un cielo non campito di stelle. A quello finora noto, pubblicato con il titolo Particolare di un deserto e catalogato al numero 66/010 nell’Archivio delle opere dell’artista, va aggiunto questo Particolare di deserto proveniente dalla raccolta di Giorgio Franchetti: il collezionista fu uno dei principali animatori della scena artistica e culturale romana dei primi anni Sessanta e fu, anche con il tramite della Galleria La Tartaruga da lui finanziata, tra i primi acquirenti di Schifano fin dalla stagione dei monocromi. Nei pochi, rimanenti quadri di Schifano con palme che datano al 1966 la presenza delle stelle si impone come motivo decorativo dominante e, insieme, come segnale di modernità internazionale attraverso il riferimento ai quadri con la bandiera americana di Jasper Johns

La palma nel deserto rappresenta in primo luogo un ricordo d’infanzia di Schifano: l’artista era nato a Homs, in Libia, dove il padre, archeologo restauratore, era impegnato negli scavi di Leptis Magna. Ma è anche un riferimento precoce a una delle maggiori passioni pittoriche di Schifano, quella per Giorgio de Chirico che, in una serie di quadri dipinti a Parigi nel 1913, con l’iconografia delle palme aveva alluso alla guerra di Libia nel 1911 combattuta dall’esercito italiano.

La tela è ricoperta da una lastra di plexiglass fittamente quadrettato del tipo Clear Pinspot (cui fa riferimento la scritta di mano dell’artista tracciata posteriormente, a pennarello rosso, sul telaio) una soluzione che Schifano aveva iniziato da poco ad adottare allo scopo di allontanare dallo sguardo dello spettatore le caratteristiche più pittoriche del soggetto rappresentato. La copertura sovrappone una atmosfera sospesa, indefinita, alla visione della palma e del deserto; e, insieme, impedisce di leggere con sicurezza molte delle scritte che affiorano e che sono state poi parzialmente velate dall’artista attraverso l’ultima stesura a pennello. A una attenta analisi della superficie senza l’interferenza del plexiglass tutte le scritte rimandano al mondo delle sostanze psicotrope: Maryjane è la marijuana (di cui è riportato anche il nome gergale “Gage”); Acapulco Gold è una pregiata specie di cannabis messicana; Owsley si riferisce a Augustus Owsley Stanley III, l’ingegnere (e principale soundman del gruppo rock Grateful Dead) che produsse clandestinamente e diffuse l’LSD nella Bay Area di San Francisco; la scritta Lysergic Acid ribadisce più chiaramente il riferimento alla stessa sostanza. Il quadro può essere dunque interpretato come un ricordo visivo dell’infanzia di Schifano rievocato attraverso l’uso degli stupefacenti che l’artista aveva iniziato ad assumere nel corso dell’ultimo soggiorno americano. La personalità della stesura pittorica, la sontuosa resa cromatica, il gioco allusivo alle sostanze psicotrope, la ricchezza dell’ambientazione paesaggistica (nella quale alcuni particolari risultano indecifrabili) pongono quest’opera in una posizione di eccezione. Esistono infatti forti indizi per ritenere che questo sia il primo quadro mai dedicato da Schifano al tema della palma nel deserto, complicato com’è di riferimenti esistenziali (le scritte) e di elementi di ambientazione; qui il motivo iconografico non si è ancora stereotipato in uno schema ripetibile, che sarebbe poi stato variato con l’uso di cromie sempre più acide e con la moltiplicazione e la diversa dislocazione delle stelle nel cielo. 

Flavio Fergonzi

Schifano began working on the visual theme of the palm tree in the desert in 1966, upon returning from his second trip to the United States. Studies to date reveal only two such paintings, in which the palm tree stands out against a sky which is not covered with stars, from 1966. One was published with the title Particolare di un deserto and issued with the number 66/010 in the Archive of the artist's works. Instead, the Particolare di deserto in question, from the collection of Giorgio Franchetti, is the other example. The collector was one of the chief animators of the Roman artistic and cultural scene of the early 1960s and was one of Schifano's first customers since moving beyond his monochrome moment, by way of the Galleria La Tartaruga Gallery which he financed.

In the few extant paintings by Schifano with palm trees dating from 1966, the presence of the stars imposes itself as the dominant decorative motif and functions as a sign of international modernity through the reference to Jasper Johns’ paintings of the American flag.

The palm tree in the desert is primarily a childhood memory of Schifano’s. The artist was born in Homs, Libya, where his father, a restorative archaeologist, was engaged in the excavation of Leptis Magna. But it is also an early reference to one of Schifano's greatest pictorial inspirations, Giorgio de Chirico who, in a series of paintings painted in Paris in 1913, had alluded to the Italian war in Libya (1911-1912) using the iconography of palm trees.

The canvas is covered with a thick, squared Plexiglas case of the Clear Pinspot variety (onto which the artist's handwriting is traced backwards, with red marker, on the overlap) a solution that Schifano had recently begun to adopt in order to remove the uppermost pictorial characteristics of the subject from the gaze of the spectator. The casing is placed over a suspended, indefinite atmosphere with the vision of the palm tree and the desert and deprives us of a confident reading of many of the writings that emerge, and which were then partially veiled by the artist through the final brushstroke. A careful analysis of the surface without the interference of the Plexiglas reveals that the artist’s words refer to the world of psychotropic substances: Maryjane is marijuana (which is also mentioned in the slang name "Gage"); Acapulco Gold is a valuable species of Mexican cannabis; Owsley is a reference to Augustus Owsley Stanley III, the engineer (and principal soundman of the rock group Grateful Dead) who secretly produced and spread LSD in the San Francisco Bay Area; the Lysergic Acid inscription is an indisputable reference to the same substance. The picture can therefore be interpreted as a visual memory of Schifano's childhood, recalled under the influence of the drugs which the artist had begun to take during his stay in America.

The idiosyncrasy of the pictorial layout, the sumptuous chromatic rendering, the playful allusions to psychotropic substances, the richness of the landscape setting (in which some details are indecipherable) place this work as an exception. Indeed, there is strong evidence to suggest that this is the first painting ever dedicated by Schifano to the theme of the palm in the desert, complicated as it is by the existential references in the writings and the setting. Here the iconographic motif has not yet been stereotyped in a reproducible scheme, which would later be modified in the use of increasingly acidic colours and in the multiplication and different locations of the stars in the sky.

 

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