Lot 1
  • 1

Alighiero Boetti

Estimate
30,000 - 40,000 EUR
Sold
25,000 EUR
bidding is closed

Description

  • Alighiero Boetti
  • La Mole Antonelliana
  • ciascuna cartolina iscritta e/o firmata
  • cinque cartoline postali firmate e timbrate

Provenance

Opera acquisita dall'attuale proprietario direttamente dall'artista tra il 1973 e il 1975

Exhibited

Napoli, Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina, Alighiero & Boetti. Mettere all'arte il mondo (1993-1962), 2009, p. 108, illustrato

Literature

Jean-Christophe Ammann, Alighiero Boetti Catalogo Generale Tomo Secondo Opere 1972-1979, Milano 2012, p. 123, n. 551 (a.1833), illustrato a colori

Catalogue Note

Mi aggiro attorno all'opera folta e diversa di Boetti con attenzione e con fervore e questa opera, lo confesso, mi sfugge. La dislocazione è il modo vistoso con cui si presenta, ma è anche l'astuzia a cui ricorre per sottrarsi alla mia presa. Quest'opera, come il suo autore, si dimostra dotata di qualità tanto volatili da non trovarsi mai esattamente nel luogo dove si manifesta: continua imperterrita ad indicarmi un al di là di se stessa. L'artista medesimo, che visibilmente si specchia nel suo lavoro, come un Narciso reticente, sembra disporre del dono dell'ubiquità: si trova sempre qui e altrove. Uomo d'occidente, nato nell'illuministica Torino, e dunque in una città fatalmente spartita fra ragione e romanzo gotico, e trasferitosi in seguito nella confusione immobile di Roma, Boetti è al tempo stesso, più che un viaggiatore, un abitante dei territori dell'oriente. La sua Afghanistan e la sua Kabul non possono essere paragonate ad un paese e ad una città raggiungibili da un qualsiasi charter di turisti. Non è una città di vacanze, ma una città dell'immaginazione. (...) Questo nomade, perpetuamente in fuga, si rivela anche un uomo molto accorto e ricco di risorse, al pari di Mercurio, sotto il cui influsso sarei portato ad ascrivere quest'opera e il suo autore.
Alberto Boatto, Alighiero & Boetti, 1984

I wander through Boetti’s rich and diverse work with attention and fervor, and I confess that this piece eludes me. Displacement is the conspicuous way in which it makes its appearance, but it is also the artifice through which it slips through my hold. This artwork, like its author, appears to possess qualities so volatile it never seems to be in the exact same place where it presents itself; it continues to show me, unfazed, a dimension beyond itself. The artist himself, clearly mirrored in his work, like a reluctant Narcissus, seems to possess the gift of ubiquity, thus constantly appearing both here and elsewhere. A western man, born in enlightened Turin- that is, a city equal parts reason and gothic novel, later moving to the stagnant confusion of Rome, Boetti is also -rather than a traveler- an inhabitant of Eastern lands. His Afghanistan and Kabul cannot be compared to a country or city easily reached by charter tourists. It is not a vacation spot but a city of the imagination (…) This nomad, in eternal flight, also turns out to be a rather mindful and resourceful figure, much like Mercury, in whose influence I would intuitively place this artwork and its author. (Alberto Boatto, Alighiero & Boetti, 1984)

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