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Piatto di servizio in maiolica policroma manifattura di Antonibon, terzo quarto del secolo XVIII
Description
- lung. cm 33
Catalogue Note
BIBLIOGRAFIA
G.Ericani, P.Marini, N.Stringa, La ceramica degli Antonibon, catalogo della mostra di Bassano del Grappa (schede di R. Ausenda), Milano 1990, pp. 62 - 78 ( e relativa bibliografia).
F.Stazzi, Le porcellane veneziane di Geminiano e Vincenzo Cozzi, Venezia s.d. (ma 1981).
La manifattura Antonibon viene fondata da Giovanni Battista nel 1732 a Nove, piccolo borgo vicino a Bassano del Grappa, in un'area votata alla lavorazione ceramica grazie alla ricchezza di acqua e di terra adatta. Dal 1738 è il figlio Pasquale a gestire sapientemente la manifattura portandola ad una dimensione aziendale unica (nel 1765 sono dichiarati 146 dipendenti) sfornando un prodotto di alta qualità tecnica e formale. Chiama esperti ceramisti dai centri italiani di maggior tradizione, studia i modelli di forma e decoro elaborandone sempre una propria versione più raffinata. Terracotta, smalto e colori raggiungono un carattere proprio: addirittura giunge a possedere il segreto di un colore il "rosso Nove". Questo pigmento è uno dei corpi di reato del celebre "Processo Antonibon contro Cozzi" del 1765 di cui l'Archivio di Stato di Venezia conserva ancora oggi gli atti. Qui si racconta come venissero rubati "scartozzi" di quel colore per imitare i suoi decori. In area veneta molte fabbriche gemmeranno dalla manifattura Antonibon: Angarano, Treviso, Este; incontreremo suoi decori su pezzi veneziani, ma anche bolognesi, pesaresi, imolesi, toscane.
Pasquale Antonibon si ritira nel 1769, lasciando suo figlio Giovanni Battista procuratore. Questi affitterà la manifattura per 29 anni ad un valido pittore, Giovanni Maria Baccin. Questi sostenuto da alcuni amici e soci, e dal fratello Girolamo, dimostrerà grande abilità nel continuare la tradizione artistica dell'azienda, inserendo nel catalogo della manifattura anche la nuova "terraglia all'uso d'Inghilterra".
Raffaella Ausenda