Lot 328
  • 328

Eccezionale cassettone a ribalta con alzata impiallacciato in radica di noce Lombardia, terzo quarto del secolo XVIII

Estimate
160,000 - 200,000 EUR
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Description

  • cm 282 x 157 x 72
di forma mossa e bombata con fianchi scanditi da lesene a balaustro aggetanti, profilata da cornici a rilievo in legno ebanizzato, la cimasa ad arco spezzato, sopra due ante a specchio e ripiani estraibili portacandelieri, all'interno tiretti e scomparti vari; il corpo inferiore con tre cassetti sulla fronte centrata da cartella, all'interno la calatoia rivela scomparti, tiretti e segreti, applicazioni in bronzo dorato

Condition

Very minor chips and very minor defects to the edges specially on the base. Some worning to the mirrors. Overall exceptional good conditions with the original fittings locks and handle. Very rare mint condition.
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Catalogue Note

BIBLIOGRAFIA
A. Gonzàlez-Palacios, Il tempio del gusto, il Granducato di Toscana e gli Stati settentrionali, Milano, 1986, Tomo I,  p. 263.
Archivio di Stato di Milano, Fondi Camerali Parte antica, Busta 204, Vol.I.
Catalogo vendita Sotheby's del 20 giugno 2006, lotto 322.
G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile neoclassico milanese, Milano, 2005, p. 12 e sgg.
C. Alberici, Il mobile lombardo, Milano, 1969, p. 112; A. Gonzàlez-Palacios, Op.cit., 1986, Tomo I, p. 263. 
G.Beretti, Op.cit., 2005, p. 20.
A.Gonzàlez-Palacios, Op.cit., 1986, Tomo I,  p. 270 e sg.

E' davvero un evento raro la scoperta di  mobili milanesi  in radica e cornicette nerotinte che si distaccano da una normalità d'invenzione  e d'esecuzione che al tempo dovette essere tanto ampia quanto diffusa  da rasentare il corrivo.  Ed è un evento raro che lo storico  s'interessi di simili mobili, anche quando la loro qualità sopravanza la media,  poiché le scarse conoscenze che su questo capitolo della storia del mobile  italiano si hanno,  rendono ardua la sua trattazione.   "Il lavoro di sistemazione cronologica che si deve compiere non può che essere approssimativo, quasi divinatorio",  ha scritto Alvar Gonzàlez-Palacios a proposito di questo corpus di mobili reso noto in numerosi repertori.   Si tratta di un capitolo ancora tutto da scrivere,  ma che, c'è da scommettere, verrà  sicuramente scritto basandosi sulle fonti documentarie che, ad una attenta quanto lenta e faticosa consultazione,  stanno rivelando informazioni sorprendenti.   Emerge con assoluta chiarezza che nella storia del mobile milanese vi fu una stagione di raccolti raffinati,  in termini quantitativi non abbondante,  ben prima dell'avvento  in città di artigiani-artisti del calibro di Giuseppe Maggiolini, Agostino Gerli, Simone Cantoni,  Giocondo Albertolli.  E nemmeno era pensabile, come invece è avvenuto, che una stagione come quella del mobile neoclassico non avesse in città ben solide radici nella tradizione artigianale.  Che la storia non improvvisi, ma che sia un unico, ininterrotto  flusso,  è acquisizione che data alcuni decenni nella storia dell'arte.  Ma nella storia dell'arte con la  a maiuscola; le arti minori,  ossia le arti con la  a minuscola,  ancora subiscono  il fascino di contrapposizioni schematiche, rotture semantiche che non appartengono al divenire della storia.   Giuseppe Maggiolini, ad esempio, è intarsiatore neoclassico per definizione . Nulla di più falso: dai diciotto ai trent'anni licenziò opere, che solo di recente si sono riconosciute, capolavori del barocchetto e della rocaille internazionale.  E furono queste le opere che, alla corti di Milano e Vienna, sancirono il suo successo.  Il passaggio alla "Nuova Maniera" fu graduale:  elementi rocaille andarono lentamente contaminandosi e mutando; le prime opere che facilmente oggi riconosciamo "alla Maggiolini"  uscirono dallo stabilimento di Parabiago che Giuseppe aveva quasi quarant'anni (e vent'anni di lavoro alle spalle).
Le fonti d'archivio, si diceva. Ancora nel 1788,  nell'inventario del Regio Ducal Palazzo,  nella "Stanza per la Dama di Guardia" - comunicante con la "Stanza prima d'udienza di S.A.R. l'Arciduchessa" perfettamente decorata ed arredata alla "Nuova Maniera" -   troviamo un "Burò a tre cassettoni fatto ad urna, impiallacciato con radica di noce, pomi d'ottone, serrature e chiavi". Non è però questa la sede per tediare il lettore con le fonti d'archivio che, ci si creda sulla parola, sono numerose e testimoniano di un fatto certo, confermato dalla opere databili con certezza ancora conservate e conosciute: dalla  metà degli anni cinquanta del XVIII secolo a Milano si produssero arredi di straordinaria raffinatezza,   spasmodicamente ben informati delle ultime mode, in fatto di gusto dell'abitare,  delle corti europee, Parigi in testa.
Nel 1751 Luigi Fratini firmò una ribalta con alzata, recentemente apparsa all'incanto proprio in queste sale[3],  nel '58 Giuseppe Maggiolini firma due tavoli da gioco barocchetto che sono le migliori cose milanesi di questo gusto  che si conoscano, perfettamente aggiornate dei modelli di area tedesca[4].  Attorno alla metà degli anni sessanta i Fratelli De Valentinis firmano due ribalte con alzate, già rese note dalla critica. A questi stessi  anni  risale la commode di Giuseppe  Maggiolini, oggi presso le Civiche Raccolte d'Arte applicata del Comune di Milano,  probabilmente uno dei più bei mobili italiani rocaille.  Nel 1772 Maggiolini era alle prese con l'esecuzione,  su commissione dell'Arciduca Ferdinando, di una superba scrivania dono alla madre Maria Teresa, oggi conservata al Bundessamlung Alter Stilmoebel di Vienna. 
E' nel corso di questo ricco ventennio per la storia del mobile italiano che si colloca l'esecuzione del superbo mobile a doppio corpo che ora Sotheby's  presenta all'incanto.  Mobile inedito che con la sua comparsa alla ribalta degli studi sembra voler surclassare,  per qualità  inventiva e raffinatezza esecutiva, quanto sino ad oggi conosciuto  di questa produzione ispirata alla rocaille  di area germanica.  Le opere più significative, sino ad oggi erano i due mobili a doppio corpo firmati De Valentinis, resi noti da Clelia Alberici e Alvar Gonzàlez-Palacios.  A questi due si aggiungono, sempre grazie al lavoro dei due storici già ricordati,   alcuni mobili,  principalmente in collezioni private,  a formare un corpus di mobili di qualità  piuttosto ristretto,  a cui fa da corollario  una nutrita schiera di arredi di scarso interesse storico artistico. 
Il mobile che Sotheby's  presenta  s'impone nella sua straordinaria qualità, come  la punta di diamante di questa produzione caratterizzata da fusti rocaille impiallacciati con  ampi fogli di radiche bionde  decorate da composite incorniciature in legno tinto nero.  Le misure d'insieme fanno ovviamente pensare di essere in presenza di un mobile pensato per una  grande sala d'apparato  in cui ben potessero spiccare  la raffinatezza delle proporzioni d'insieme  e il complesso, articolato muoversi delle superfici che marcano il corpo della ribalta. Su di esse le  incorniciature nerotinte disegnano riserve, senza riguardo alla partizione imposta al fusto dalla presenza di catene orizzontali, ad andamento verticale.  Spicca sulla facciata della parte inferiore, ossia sul frantale dei quattro cassetti,  la decorazione caratterizzata da tre ampie e composite cartelle, definite da cornicette ebanizzate;  la centrale, più ricca a marcare la mossa del fusto,  è  definita da un doppio giro di cornicette. I fianchi, in modo del tutto fuori dal comune,  sono caratterizzati da una armonica scomposizione in piani contrapposti in cui lesene e fondi si confondono,  in una complessa articolazione plastica  contrappuntata da incorniciature nerotinte a spiccato sviluppo verticale.   In questa complessità organizzativa dei fianchi il  raccordo alla facciata vera e propria è marcato da uno spigolo affilato,  quasi una lama di coltello.   La cornice che funge da margine inferiore, da basamento, è anch'essa tinta di nero,  e incide su sei piedi a mensola che seguono le mosse  articolate della facciata e dei fianchi.   Il corpo della ribalta, che cela il consueto vano con  cassetti e segreti, presenta anch'esso fianchi scomposti in piani e lesene perfettamente armonizzati con la partizione dell'ordine inferiore.   L'ampia anta, primo elemento lineare che troviamo in quest'opera,  reca un'unica grande cartella di bel disegno.
La parte superiore  del mobile, caratterizzata da due grande porte in cui trovano posto, secondo l'usanza del tempo, due "luci", presenta uno sviluppo lineare in facciata per muoversi ancora nei fianchi, serrati tra due lunghe lesene poggianti sulle corrispondenti dell'ordine inferiore.   La cimasa svetta alta, liberando un'ampia campitura nella parte sommitale della facciata, ed è serrata da una coppia di volute laterali ascendenti con le quali condivide il disegno della cornice ebanizzata. 
Non possono passare inosservate, osservando il mobile, le parti metalliche (cerniere dell'anta e delle porte dell'alzata,  serrature) caratterizzate da placche in ottone finemente cesellate a motivi rocaille.  Anche le maniglie dei cassetti, cosa più unica che rara nei mobili milanesi di questo genere,  sono in bronzo cesellato e dorato, finemente ornate con motivi ornamentali della migliore rocaille.

Giuseppe Beretti