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Giulio Paolini
GENESI (II 1-9) 
PENCIL ON PRIMED CANVAS, ON REVERSED CANVAS AND ON WALL. EXECUTED IN 1998 THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
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Giulio Paolini
GENESI (II 1-9) 
PENCIL ON PRIMED CANVAS, ON REVERSED CANVAS AND ON WALL. EXECUTED IN 1998 THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Giulio Paolini
N. 1940
GENESI (II 1-9) 
PENCIL ON PRIMED CANVAS, ON REVERSED CANVAS AND ON WALL. EXECUTED IN 1998 THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
matita su tela preparata, su tela rovesciata e su parete
misure complessive variabili, tela rovesciata: cm 40x40x2
Eseguito nel 1998
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Opera accompagnata da certificato su fotografia firmato dall'artista

Provenance

Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Torre Pellice
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 2010

Exhibited

Brescia, Galleria Massimo Minini, Giulio Paolini Big Bang, 1998-99
Londra, Lisson Gallery, Giulio Paolini. Stanze, 1999
Torre Pellice, Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Giulio Paolini. Qui e ora, 2004
Torre Pellice, Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Basico, 2004-2005
Winterthur, Kunstmuseum Winterthur, Giulio Paolini. Esposizione universale, 2005, itinerante Westfälisches Landesmuseum für Kunst und Kulturgeschichte, 2005-06, citato come esposto, p. 88, n. 25, illustrato a colori, s.p. (veduta dell'opera in mostra)
Torre Pellice, Tucci Russo Studio per l'Arte Contemporanea, Collettiva, 2006

Literature

GAM Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Giulio Paolini. Da oggi a ieri, Torino 1999, p. 64, illustrato a colori
M. Bortolotti, Il critico come curatore, Milano 2003, illustrato a colori, pp. 112-113
Giulio Paolini. Esposizione universale, in "Lotus", n. 125, Milano, settembre 2005, illustrato a colori, p. 71 
Maddalena Disch, Giulio Paolini Catalogo ragionato Tomo secondo 1983-1999, Milano 2008, n. 824, p. 846, illustrato

Catalogue Note

L’opera intitolata Genesi (II, 1-9) si distingue per una marcata componente dinamica, determinata dalla progressiva espansione e rotazione dell’unità formale di base. Il nucleo generatore del movimento è un modulo quadrato, che viene ripetuto secondo un principio di crescita e di rotazione orbitale. In origine vi è il riquadro disegnato sulla piccola tela preparata, che insieme a quello successivo delineato sulla tela rovesciata indica il parametro di sviluppo e segna il ritmo della composizione in divenire. In seguito, il movimento si amplifica per mezzo di un disegno sulla parete, che prevede un vertiginoso avvicendamento di riquadri, progressivamente ruotati di 30 gradi, fino a toccare i limiti della parete.

Nel corso del tempo, l’artista ha gradualmente esteso il disegno su parete, fino a suggerire un’espansione potenzialmente illimitata. Nelle prime due esposizioni – rispettivamente alla Galleria Minini a Brescia nel 1998 e alla Lisson Gallery a Londra nel 1999 – il tracciato a matita era limitato a una serrata sequenza di soli quattro riquadri. Nel successivo allestimento alla galleria Tucci Russo a Torre Pellice nel 2004, invece, l’estensione del disegno interessava l’intera ampiezza della parete, determinando la configurazione attuale dell’opera (nella stessa occasione Paolini aveva inoltre aggiunto il riquadro sulla tela preparata, assente in origine).

Il titolo cita il primo libro della Bibbia, in particolare il secondo capitolo con i versetti relativi alla creazione dell’uomo e del giardino di Eden, a compimento della creazione del cielo e della terra. Il richiamo alla Genesi è riconducibile in prima istanza al contesto tematico della mostra per la quale l’opera era stata ideata: il progetto dell’esposizione personale alla Galleria Minini era imperniato su un lavoro centrale intitolato Big Bang, che implicava un riferimento all’origine dell’universo. In senso stretto, il titolo rinvia alla crescita evolutiva che letteralmente genera la configurazione dell’opera: sigla il suo farsi sotto i nostri occhi a partire dall’epicentro costituito dalle due tele.

In chiave metaforica il riferimento alla nascita del mondo chiama in gioco il divenire di un’immagine, l’evoluzione attraverso la quale qualcosa giunge a configurarsi e a rendersi manifesto. In questo senso il vorticoso moltiplicarsi di un’unità formale è comparabile al processo durante il quale un soggetto – una forma, un’immagine, un’opera – tenta di trovare la propria identità. Il movimento rotatorio ritrova infatti un motivo caratteristico nel lavoro di Paolini, riscontrabile fin dal 1966, formulato con tele al recto e al verso in successione alterna oppure per mezzo di riquadri disegnati in ordine sfalsato, per suggerire la ricerca di una situazione di equilibrio, in cui tutto si corrisponda. La combinazione di una tela bianca e una rovesciata (positivo/negativo, dritto/rovescio) è peraltro sempre, in Paolini, un modo per suggerire un giro d’orizzonte a 360 gradi dei possibili volti che un quadro potrebbe assumere.

Lo sviluppo formale dell’opera e la connotazione semantica del titolo siglano, dunque, in termini rappresentativi, uno dei grandi temi al centro della poetica paoliniana: la dimensione della progettualità, il cantiere dell’opera colta nel suo divenire, la ricerca di un quadro che sfugge a ogni tentativo di definizione disperdendo le proprie tracce attraverso la moltiplicazione a perdita d’occhio.

Maddalena Disch

The work entitled Genesi (II, 1-9) is characterized by its evident dynamic component, determined by the gradual expansion and rotation of a basic formal unit. The movement’s generating nucleus is a square module, which is repeated according to a principle of growth and orbital rotation. At first, a square is drawn on the small primed canvas that, along with the successive one drawn on a reversed canvas, indicates the parameter of the development, and marks the rhythm of the composition as it comes into being. After that, the movement is enhanced by a drawing on the wall, which leads to a dizzying succession of squares each of which gradually rotates 30 degrees until they reach the edge of the wall.

Over time, the artist has gradually extended the drawing on the wall, until it suggests a potentially limitless expansion. In the first two exhibitions—at Galleria Minini in Brescia in 1998 and Lisson Gallery in London in 1999—the portion of the work that was in pencil was limited to a close-knit sequence of just four squares. In the following installation at the Tucci Russo gallery in Torre Pellice in 2004, the extent of the drawing instead involved the extent of the wall, thus resulting in today’s version of the work (on that same occasion Paolini had also added the square on primed canvas, which did not exist originally.)

The title refers to the first book of the Bible, especially the second chapter and the lines concerning the creation of man in the Garden of Eden, after the heaven and the earth. The reference to the Genesis harks back first of all to the thematic context of the exhibition for which the work was conceived: the project for the artist’s solo exhibition at the Galleria Minini focused on a central work entitled Big Bang, implying a reference to the origins of the universe. Strictly speaking, the title refers to the evolutionary growth that literally generates the shape of the work: it determines its coming into existence right before our eyes, starting from the epicentre comprised by the two canvases.

In a metaphorical key, the reference to the birth of the world calls into play the coming into existence of an image, the evolution through which something ends up taking shape and becoming manifest. In this sense, the dizzying multiplication of a formal unit can be compared to the process during which a subject—a form, an image, an artwork—attempts to discover its own identity. The rotating movement is a typical motif in Paolini’s oeuvre, visible since 1966, formulated by using canvases that are seen from the recto and the verso in an alternating sequence, or squares drawn so that they are staggered, thus indicating the search for balance, where everything corresponds to everything else. The combination of a blank canvas and a reversed one (positive/negative, front/back) is among other things always, in Paolini, a way to suggest a 360-degree turn in the horizon of the possible facets that a painting can take on.

The formal development of the work and the semantic connotation of the title thus determine one of the major themes at the centre of Paolini’s poetics in terms of representation: the dimension of the design, the workshop in which the work is glimpsed as it comes into existence, the search for a painting that escapes every attempt to define it, dispersing its own traces via its multiplication for as far as the eye can see.

Maddalena Disch

 

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