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DA UN' IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Michelangelo Pistoletto
IL FOTOGRAFO
SIGNED, TITLED, INSCRIBED AND DATED 1975 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON STAINLESS STEEL  THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
JUMP TO LOT
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DA UN' IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Michelangelo Pistoletto
IL FOTOGRAFO
SIGNED, TITLED, INSCRIBED AND DATED 1975 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON STAINLESS STEEL  THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

|
Milan

Michelangelo Pistoletto
N. 1933
IL FOTOGRAFO
SIGNED, TITLED, INSCRIBED AND DATED 1975 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON STAINLESS STEEL  THIS WORK IS ACCOMPANIED BY A PHOTO-CERTIFICATE SIGNED BY THE ARTIST
firmato, intitolato, iscritto e datato 1975 sul retro
serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio
cm 120x70
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L'opera è accompagnata da certificato su fotografia firmato dall'artista

Provenance

Collezione Blotto Baldo, Biella
Proposte d'Arte, Legnano
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 2006

Exhibited

Zurigo, Kunsthaus, Malerei und Photographie im Dialog, 1977

Catalogue Note

ISCRIZIONE A RETRO: In questo lavoro è riprodotto un vero fotografo con la sua macchina fotografica -
La fotografia di questo fotografo è stata scattata da me stesso, poichè il fotografo era intento a posare, ma ogni soluzione tecnica è stata realizzata dal fotografo.
Qualsiasi documento fotografico di questo quadro sarà inserito nella specularità dei fenomeni

INSCRIPTION ON THE REVERSE: In this work is illustrated a real photographer with his camera 
The photo representing this photographer was shot by me as the photographer was concentrated in posing, but each technical solution was elaborated by the photographer 
Every photographic document related to this painting will be included in the phenomena's specular


"Quando un uomo si accorge di avere due vite, una astratta in cui sta la sua mente, e una concreta, in cui sta pure la sua mente, o finisce come il pazzo che, per paura, nasconde una delle sue due vite recitando l'altra, o come l'artista che non ha paura e le rischia tutte e due. L'uomo ha sempre tentato lo sdoppiamento di se stesso per cercare di conoscersi. Il riconoscere la propria immagine nello stagno d'acqua come nello specchio, è forse una delle prime vere allucinazioni a cui l'uomo è andato incontro"

"When a man realizes that he has two lives -an abstract one for his mind and a concrete one which is also for his mind- he ends up either like a mad-man, who, out of fear, hides one of his lives and plays the other as a role, or like the artist, who has no fear and who is willing to risk the both of them. Man has always attempted to double him-self as a means of attempting to know himself. The recognition of one's own image in a pool of water -like recognizing oneself in a mirror- was perhaps one of the first real hallucinations that man experienced"

Michelangelo Pistoletto (in Le ultime parole famose, Torino 1967)


Il "vero fotografo" cui fa riferimento Pistoletto nell'iscrizione manoscritta sul retro dell'opera è Paolo Mussat Sartor, fotografo torinese, noto sia per la sua personale ricerca artistica come fotografo, sia per la sua collaborazione con diversi artisti dell'epoca, in particolare quelli dell'Arte Povera. La collaborazione di Mussat Sartor con Pistoletto inizia verso la fine degli anni Sessanta e consiste non solo nella documentazione fotografica delle mostre e delle performance di Pistoletto di quegli anni, ma anche e soprattutto nella realizzazione delle fotografie che Pistoletto utilizza per i suoi quadri specchianti. Queste fotografie sono scattate, sotto la direzione di Pistoletto, durante gli anni Settanta, per lo più nello studio di Paolo Mussat Sartor. Sul retro di diversi quadri specchianti della prima metà degli anni Settanta Pistoletto nomina espressamente Mussat Sartor come autore della fotografia utilizzata e si riferisce all'apporto all'opera da parte di Mussat Sartor in termini di "collaborazione", espressione che rimanda al principio della "collaborazione creativa" formulato da Pistoletto nel suo manifesto omonimo pubblicato in occasione della Biennale di Venezia del 1968. In altri casi Pistoletto scrive, a proposito del proprio ruolo rispetto alle varie persone coinvolte nel processo di realizzazione dei quadri specchianti, di un'operazione di "regia": "La fotografia di questo quadro è stata fatta da Mussat nel suo studio di Torino. Da quando uso la serigrafia non lavoro più in un mio studio ma uso vari studi o laboratori attrezzati. E mi avvalgo di tecnici esperti, ognuno nel suo ambito. Direi che la mia è un'operazione di regia" (Pistoletto, testo autografo riportato sul retro del quadro specchiante Donna che fa la cacca, del 1973).

L'opera Il fotografo non va intesa tuttavia come il "ritratto" di un fotografo o più specificamente di Mussat Sartor. A partire dai primi quadri specchianti del 1962 Pistoletto utilizza come soggetti dei suoi quadri specchianti principalmente familiari, conoscenti e amici, come gli artisti che frequentano il suo studio. A volte i soggetti sono facilmente riconoscibili. I loro nomi propri tuttavia non sono quasi mai indicati nei titoli delle opere, nei quali si fa invece riferimento, come in questo caso, a un generico "fotografo", oppure ad esempio, a un "Uomo appoggiato" (1966), oppure a un "Uomo che guarda un negativo" (1967), anche se i nomi delle persone fotografate sono noti, come nei casi citati nei quali si tratta rispettivamente del gallerista Gian Enzo Sperone e dell'artista Alighiero Boetti. L'uso di termini generici nel titolo delle opere, assieme alle postura dei soggetti, fotografati in pose o gesti quotidiani e comuni, quasi universali, è dovuta al fatto che queste opere, i quadri specchianti, non costituiscono dei ritratti nel senso tradizionale del termine, non sono cioè rappresentazioni di uno specifico oggetto, non sono la riproduzione di un oggetto reale come visto attraverso un'ideale finestra, secondo la tradizione pittorica risalente alla prospettiva rinascimentale. I quadri specchianti costituiscono invece un nuovo dispositivo fenomenologico, capace di mostrare la logica della visione e della rappresentazione, un dispositivo che rovescia o riapre la stessa prospettiva rinascimentale, messa in discussione e chiusa dalle avanguardie artistiche della prima metà del Novecento. Ciò che anima il quadro specchiante è una coppia di polarità opposte costituita da una parte dall'immagine fotografica fissa posta sulla superficie della lastra d'acciaio riflettente, dall'altra  dalle immagini in movimento, mutevoli e potenzialmente infinite, prodotte dai riflessi dell'ambiente in cui il quadro specchiante è collocato e delle persone che lo osservano.

Nell'opera Il fotografo il carattere fenomenologico dei quadri specchianti è tuttavia ulteriormente amplificato dal soggetto: un fotografo ripreso nell'atto di scattare una fotografia. Di fronte a quest'opera infatti lo spettatore può vedere non solo la propria immagine riflessa a fianco di una riproduzione fotografica come accade di fronte a qualsiasi quadro specchiante, ma vede al tempo stesso se stesso come oggetto della fotografia che il fotografo si appresta a scattare. Nel caso di una documentazione fotografica dell'opera, alla quale Pistoletto fa esplicito riferimento nell'ultima frase apposta sul retro dell'opera ("Qualsiasi documento fotografico di questo quadro sarà inserito nella specularità dei fenomeni"), lo spettatore verrebbe ulteriormente coinvolto in tale processo come oggetto della fotografia. Un ulteriore livello verrebbe poi generato se lo spettatore stesso fosse stato fotografato di fronte al quadro nell'atto di fotografare o se avesse fotografato se stesso riflesso di fronte al quadro, cosa che accade spesso nelle fotografie professionali dei quadri specchianti riprodotte nelle riviste o nei catologhi delle mostre, come nella celebre foto scattata da Ugo Mulas di fronte al quadro specchiante Donna nuda di schiena (1966) in occasione della mostra Vitalità del negativo a Roma nel 1970, oppure come sempre più spesso accade nelle immagini dei quadri specchianti scattate dai visitatori dei musei e successivamente diffuse attraverso i social media.

La fotografia utilizzata per la realizzazione del quadro è stata scattata, in via eccezionale, da Pistoletto stesso, essendo il fotografo Mussat Sartor divenuto in questa occasione l'oggetto della foto. A partire da questa foto Pistoletto ha realizzato altre due opere: Donna con lampada, nel 1974, utilizzando solo l'immagine della donna che nella foto originale si trova a fianco del fotografo con una lampada fotografica in mano; Macchina fotografica, del 1975, in cui nel quadro specchiante rimane soltanto l'apparecchio fotografico che si trovava al centro della foto originale.

Pistoletto ha utilizzato un fotografo come soggetto dei suoi quadri specchianti in relativamente poche altre occasioni. Nel 1974 ha impiegato un'altra immagine di Paolo Mussat Sartor nell'atto di scattare una fotografia, affiancato questa volta ad una modella (Ombrello, modella e fotografo). Nel 1982 è poi tornato ad  utilizzare ancora per altri due quadri specchianti un'altra foto di Mussat Sartor nell'atto di fotografare.

Sempre nel 1974 ha realizzato quattro quadri specchianti, di dimensioni e composizioni diverse, a partire da due immagine di Antonia Mulas, moglie del celebre fotografo Ugo Mulas, fotografata in piedi su uno sgabello o su una scala nell'atto di scattare una fotografia. Nel 2007 ha realizzato invece Ragazza che fotografa con un telefono cellulare che, esposta in occasione della mostra retrospettiva di Pistoletto al Louvre del 2013, “Michelangelo Pistoletto – Année 1, le Paradis sur Terre”, è stata è stata fotografata e diffusa sui social media dai visitatori stessi della mostra, che hanno fotografato se stessi e altri visitatori, riflessi nell'opera assieme ai quadri della sala del Louvre nella quale il quadro specchiante era esposto, nell'atto di vedersi quardare e fotografare, moltiplicando così all'infinito quella proliferazione di riflessi generata dalla documentazione fotografica dell'opera cui Pistoletto faceva riferimento nella sua breve iscrizione sul retro dell'opera del 1975, pur non potendo ancora prevedere le forme tecnologiche e sociali che tale diffusione avrebbe assunto nel giro di pochi decenni.


The "real photographer" that Pistoletto referred to in the manuscript inscription on the back of the work is Paolo Mussat Sartor, the photographer from Turin, well known for his personal artistic research as a photographer and for his collaboration with several artists of that period, especially those of Arte Povera. The collaboration of Mussat Sartor with Pistoletto began in the late 1960's and consisted not only in the photographic documentation of Pistoletto's exhibitions and performances of those years, but also, above all, in the realization of the photographs that Pistoletto uses for his mirror paintings.

These photographs were taken under the direction of Pistoletto, during the Seventies, mostly in the studio of Paolo Mussat Sartor. On the back of several mirror paintings of the first half of the Seventies, Pistoletto precisely nominates Mussat Sartor as author of the photography used and refers to Mussat Sartor's contribution to the work in terms of "collaboration", an expression that refers to the principle of "creative collaboration" formulated by Pistoletto in his homonymous manifesto published on the occasion of the 1968 Biennale di Venezia.

In other cases Pistoletto writes, concerning his role in relation to the various people involved in the process of realization of the mirror paintings, as a "direct" operation: "The photograph of this painting was made by Mussat in his studio in Turin. Since I use serigraphy I do not work anymore in my studio but I use a variety of studios or equipped laboratories. And I use expert technicians, everyone in their field. I would say that mine is a direct operation” (Pistoletto, autographed text on the reverse of the mirror painting “Donna che fa la cacca”, 1973).

The work “Il Fotografo” however does not imply the "portrait" of a photographer or more specifically of Mussat Sartor. Starting from the first mirror paintings of 1962, Pistoletto mostly uses as subjects of his paintings families, acquaintances and friends, like artists who attend his studio.

Sometimes subjects are easily recognizable. Their names, however, are almost never mentioned in the titles of works, in which allusion is made, as in this case, to a generic "photographer", or for example, to a "Uomo appoggiato" (1966), or to a "Uomo che guarda un negativo" (1967), even though the names of photographers are known, as in the mentioned cases involving the gallerist Gian Enzo Sperone and the artist Alighiero Boetti.

The use of generic terms in the title of the works, together with the posture of the subjects, photographed in poses or every day and common gestures, almost universal, is due to the fact that these works, the mirror paintings, are not portraits in the traditional sense of the term, are not representations of a specific object, they are not the reproduction of a real object as seen through an ideal window, according to the pictorial tradition dating back to the Renaissance perspective.

Mirroring pictures are instead a new phenomenological device, capable of showing the logic of vision and representation, a device that overturns or reopens the same Renaissance perspective, questioned and closed by the artistic avant-gardes of the first half of the twentieth century.

What animates the mirror paintings is a pair of opposite polarities consisting of a part of the fixed photo image placed on the surface of the reflective steel plate, on the other by the moving and potentially infinite moving images produced by the reflections of the environment where the mirror is placed and by the people watching it. In the work “Il fotografo”, however, the phenomenological character of mirror paintings is further amplified by the subject: a photographer taken in the act of taking a photograph. In fact in front of this work, the viewer can see not only his own image reflected alongside a photographic reproduction, as it happens in front of any mirrored picture, but at the same time he sees himself as the subject of the photography that the photographer is about to shoot.

In the case of a photographic documentation of the work, to which Pistoletto refers explicitly in the last sentence on the reverse of the work ("Any photographic document of this framework will be inserted in specularity of the phenomena"), the spectator would be further involved in such process as a subject of the photography. 

An additional level would then be generated if the viewer himself would be photographed in front of the picture in the act of photographing or if he had photographed himself reflecting in front of the picture, as often occur in professional photographs of the mirror paintings reproduced in magazines or catalogues of exhibitions, as in the famous picture taken by Ugo Mulas in front of the mirror painting “Donna nuda di schiena” (1966) during the exhibition Vitality of the Negative in Rome in 1970, or more often in the pictures of the mirror paintings taken by the visitors of museums and later spread through social media. 

The photograph used to make the painting was exceptionally taken by Pistoletto himself, as the photographer Mussat Sartor became the subject of the photo on this occasion. From this photo, Pistoletto made two other works: “Donna con lampada”, in 1974, using only the image of the woman who in the original photo is next to the photographer with a photographic lamp in her hand; “Macchina fotografica” of 1975, in which in the mirror picture remains only the photographic apparatus that was at the centre of the original photo.  

Pistoletto used a photographer as the subject of his mirror paintings in relatively few other occasions. In 1974 he took another picture of Paolo Mussat Sartor while he was taking a photograph, next to a model (“Ombrello, modella e fotografo”). In 1982 then he returned to use for other two mirror paintings, another photo of Mussat Sartor in the act of photographing. Always in 1974 he made four mirror paintings of different sizes and compositions, starting with two images of Antonia Mulas, wife of the famous photographer Ugo Mulas, photographed on a stool or on a staircase in the act of taking a photograph.

In 2007 he made “Ragazza che fotografa con un telefono cellular”, which was exhibited at the Pistoletto retrospective exhibition at the Louvre in 2013, Michelangelo Pistoletto - Année 1, the Paradis sur Terre, that has been photographed and distributed on social media by the visitors of the exhibition, who photographed themselves and other visitors, reflected in the work together with the paintings of the Louvre room in which the mirror painting was exposed, in the act of being seen and photographed, thus infinitely multiplying the proliferation of reflections generated by photographic documentation of the work which Pistoletto referred to in his short inscription on the reverse of the work of 1975, although he could not yet foresee the technological and social forms that this dissemination would take in a few decades.

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