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拍品詳情

現代及當代藝術

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米蘭

Piero Manzoni
1933-1963
ACHROME
PACKAGE WRAPPED IN PAPER ON CANVAS. EXECUTED IN 1961.
pacco in carta da imballo su tela
cm 51,5x62
Eseguito nel 1961
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來源

Collezione Pistoi, Torino
Collezione privata, Milano
Studio Cannaviello, Napoli
Studio Morra, Napoli
Ivi acquistato dall'attuale proprietario negli anni Settanta

出版

Germano Celant, Piero Manzoni. Catalogo generale, Milano 1975, p. 260, n. 35 pc
Freddy Battino, Luca Palazzoli, Piero Manzoni. Catalogue raisonné, Milano 1991, p. 452, n. 1019, illustrato
Germano Celant, Piero Manzoni. Catalogo generale, Ginevra-Milano 2004, vol. II, p. 552, n. 1074, illustrato

相關資料

“Manzoni ci chiamò chiedendo se potevamo vederci: voleva mostrarci un suo lavoro. Stavamo attraversando un periodo di intensa creatività, alla ricerca costante di soluzioni […]. Ci incontrammo al Giamaica e andammo tutti insieme al suo studio dove il nuovo lavoro che eravamo invitati a vedere era un pacco: per un momento restammo senza parole, ognuno intento a elaborare le proprie considerazioni; ma alla fine l’entusiasmo di Manzoni ci convinse tutti”, Agostino Bonalumi

È il 1961, anno in cui Manzoni sconvolse il mondo dell’arte, e non solo, con la sua Merda d’Artista.  È proprio al 1961 che risale Achrome, un pacco in carta da imballo.
Cambiano i materiali ma non il messaggio: l’opera è veicolo di un’idea, sorprendente, nuova e affascinante. La manipolazione della materia ci illude che quello che abbiamo
davanti sia un contenitore, un pacco, da scartare per scoprire cosa custodisca all’interno. E questa curiosità, questo gesto che rimarrà incompiuto, questo quesito che non avrà mai risposta, rimarrà vivo in un moto perpetuo, il moto dell’immaginazione e forse di una ipotetica delusione. Quello che infatti deve interessarci  è l’entusiasmo, citando lo stesso Agostino Bonalumi, che si prova davanti a un’opera di questo tipo. La sua interpretazione è completamente relegata
alla nostra immaginazione, ognuno troverà una risposta differente senza alcuna interferenza, per alcuni potrà significare anche semplicemente un pacco come
tanti altri. E non sarà solo il fatto che riporta la firma dell’autore a farci cambiare idea. Perché quello che la rende unica è ciò che rappresenta non chi l’ha costruita.
Manzoni ancora una volta si rivela per il genio che fu, un innovatore che oltrepassò i confini dell’arte sperimentando le idee più sorprendenti.

"Manzoni called us asking if we could meet: he wanted to show us his work. We were going through a period of intense creativity, in constant search of new solutions [...]. We met at Bar Jamaica (in Milan) and we all went to his studio. The new work we had been invited to see was a package. For a moment we were speechless, each one of us intent on elaborating our own thoughts, but in the end Manzoni's enthusiasm convinced us all", Agostino Bonalumi

The year 1961 was the one in which Manzoni upset the art world, and not just because of his Merda d’Artista (Artist's Shit). It is precisely in 1961 that this Achrome dates, a parcel in packaging paper.
Materials may change but not the message: the work is the vehicle of an idea, surprising, new and fascinating. The manipulation of matter deludes us that what we have in front of it is a container, a package, to be discarded in order to find out what is inside. This curiosity, this gesture that will remain unfinished, this question that
will never have an answer, will remain alive in perpetual motion, the motion of the imagination and perhaps of a hypothetical disappointment. What in fact must interest us is the enthusiasm, the same as Agostino Bonalumi's, we feel in front of a work of this kind. His interpretation is completely relegated to our imagination. Each one of us will find a different answer without any interference, for some it can also mean simply a package like any other. It will not be just the fact that it shows the author's signature to make us change our mind. Because what makes it unique is what it represents not who built it. Manzoni is once again revealed as a genius, an innovator who went beyond the confines of art, experimenting with the most surprising ideas.

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