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ALBERTO BURRI: DUE OPERE DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Alberto Burri
BIANCO PLASTICA
SIGNED AND DATED 65 ON THE REVERSE, PLASTIC, ACRYLIC, VINAVIL AND COMBUSTION ON CELLOTEX.
Lotto. Venduto 792,500 EUR (Prezzo di aggiudicazione con commissione d'acquisto)
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ALBERTO BURRI: DUE OPERE DA UNA IMPORTANTE COLLEZIONE PRIVATA ITALIANA

Alberto Burri
BIANCO PLASTICA
SIGNED AND DATED 65 ON THE REVERSE, PLASTIC, ACRYLIC, VINAVIL AND COMBUSTION ON CELLOTEX.
Lotto. Venduto 792,500 EUR (Prezzo di aggiudicazione con commissione d'acquisto)
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

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Milano

Alberto Burri
1915 - 1995
BIANCO PLASTICA
SIGNED AND DATED 65 ON THE REVERSE, PLASTIC, ACRYLIC, VINAVIL AND COMBUSTION ON CELLOTEX.
firmato e datato 65 sul retro
plastica, acrilico, vinavil e combustione su cellotex
cm 76x101
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Provenienza(e)

Collezione Cesare Brandi, Città di Castello
Collezione dell'artista
Ivi acquisito dalla famiglia dell'attuale proprietario

Esposizione

Siena, L’immagine dell’Arte, Omaggio a Cesare Brandi, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, 1989, p. 127, illustrato

Bibliografia

Brandi-Rubiu, Contributo al catalogo generale, Burri, Roma 1963, n. 266
Fondazione Palazzo Albizzini, Burri, Contributi al catalogo sistematico, Città di Castello 1990, pp. 208-209, n. 887, illustrato
Fondazione Palazzo Albizzini, Burri, Catalogo generale, repertorio cronologico 1945-1994, Città di Castello 2015, tomo II, tav. 1071, p. 182, illustrato, tomo VI, i. 6532, p. 164, illustrato

Nota a catalogo

Mai come nelle Combustioni si constata la riduzione fenomenologica con cui Burri esperisce il prelievo dal mondo esterno: la sua epochè figurativa. Isola, cioè, nello sfumato delle fumigazioni, negli aloni dolenti delle bruciature, nei contorcimenti, nelle spaccature, nei sobbollimenti, le trasparenze improvvise, il prezioso tono di tannino, gli sfumati degni della calcedonia, della tartaruga, dell’ambra. E di tutto ciò si serve con una precisione, una misura, come se, invece della fiamma ossidrica, si servisse di colori lungamente impastati sulla tavolozza. Maneggia la fiamma come un pennello infernale” (Cesare Brandi, in Burri, Editalia, Roma, 1963)


Never as in the Combustioni one discovers the phenomenological reduction with which Burri experiences the withdrawal from the external world: his figurative epochè. He isolates, that is, in the nuance of fumigations, in the painful burning halos, in the contortions, in the splits, in the simmering signs, the sudden transparencies, the precious tone of tannin, the nuances worthy of chalcedony, of tortoise, of amber. And he uses all of this with a certain precision, a measure, as if, instead of the oxydric flame, he used colours long kneaded on the palette. He handles the flame like an infernal brush” 

 


Eseguito nel 1965, Bianco Plastica incarna un esempio maturo di una delle serie più rinomate di Alberto Burri, le Plastiche. L’artista aveva già ricevuto grande riconoscimento per la sua serie dei i Sacchi, le composizioni in legno combusto e i lavori con lamiere di metallo. La serie di Plastiche, dal grande impatto visivo, caratterizzate  da stratificazioni di plastica fusa, testimonia il trionfo della metamorfosi, personale e sovversiva, dell’arte bidimensionale dell’artista.
Scegliendo di usare la natura alchemica del fuoco come proprio strumento di lavoro, Burri dipinge con le fiamme e sfrutta tutte le potenzialità di una creatività distruttiva. Una volta utilizzata l’offesa rigenerante della fiamma, la materia è mutata irreversibilmente, la materia cambia, diventa altro da sé, sviluppandosi in forme variegate che prendono la via di una delle illimitate possibilità di conformazione.
Il tema del logoramento della vita, costante nella poetica dell’artista, nel caso delle combustioni, come nel nostro Bianco plastica, non è tanto segno dello scorrere inesorabile della vita quanto piuttosto di un’energia, di un gesto di forte valore simbolico che raggiungerà il proprio apice e ideale conclusione con la serie dei Cretti a cui lavora dagli anni Settanta in poi.
La tendenza riduttiva e nichilista, al centro delle Plastiche, richiama processi di trasfigurazione molto simili in lavori di artisti contemporanei a Burri. Anche la ricerca di Yves Klein dell’infinito mistico e ultraterreno trova la sua compiuta espressione nel potenziale alchemico del fuoco.
Come scrive James Johnson Sweeney: "Burri trasforma stracci in una metafora umana di carne e sangue, infonde nuova vita ai materiali inanimati che impiega, facendoli vivere e sanguinare; quindi guarisce le ferite con la stessa capacità evocativa e la stessa sensibilità con le quali le ha trafitte prima. … L'immagine è carne umana, l'artista un chirurgo"(James Johnson Sweeney in Catalogo della Mostra, Roma, L'Obelisco, Burri, 1955).


Executed in 1965, Bianco Plastica embodies a mature example of one of Alberto Burri's most renowned series, the Plastiche. The artist had already received great recognition for his series of Sacchi, burnt wood compositions and works with metal sheets. The series of Plastiche, of a great visual impact, characterized by stratifications of molten plastic, testifies to the triumph of the personal and subversive metamorphosis of the artist's two-dimensional art.
By choosing to use the alchemical nature of fire as his own working tool, Burri paints with flames and exploits the full potential of destructive creativity. Following the use of the regenerating offense of the flame, the matter mutates irreversibly, it changes and becomes something else, developing into variegated forms that take on one of the unlimited possibilities of conformation.
In the case of combustions, as in Bianco Plastica, the theme of wear and tear of life, constant in the poetics of the artist, is not so much a sign of the inexorable flow of life but an energy, a gesture of strong symbolic value that will reach its apex and ideal conclusion with the series of Cretti to which he worked from the Seventies onwards.
The reductive and nihilistic tendency, at the center of the Plastiche, recalls very similar processes of transfiguration in the works of contemporary artists to Burri. Also Yves Klein's research of a mystical and otherworldly infinity finds its full expression in the alchemical potential of fire.
As James Johnson Sweeney writes: "Burri transforms rags into a human metaphor of flesh and blood, he infuses new life into the inanimate materials he employs, causing them to live and bleed; thus he heals the wounds with the same evocative capacity and sensitivity with which has pierced them before. ... The image evoked is that of human flesh, the artist as a surgeon "

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