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DA UNA COLLEZIONE PRIVATA, BOLOGNA

Hans Hartung
T1962 K17
SIGNED AND DATED 62, OIL ON CANVAS.  THIS WORK IS REGISTERED AT THE FONDATION HARTUNG BERGMAN, ANTIBES, AND IT WILL BE INCLUDED IN THE FORTHCOMING CATALOGUE RAISONNÉE OF HANS HARTUNG.
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DA UNA COLLEZIONE PRIVATA, BOLOGNA

Hans Hartung
T1962 K17
SIGNED AND DATED 62, OIL ON CANVAS.  THIS WORK IS REGISTERED AT THE FONDATION HARTUNG BERGMAN, ANTIBES, AND IT WILL BE INCLUDED IN THE FORTHCOMING CATALOGUE RAISONNÉE OF HANS HARTUNG.
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

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Milano

Hans Hartung
1904 - 1989
T1962 K17
SIGNED AND DATED 62, OIL ON CANVAS.  THIS WORK IS REGISTERED AT THE FONDATION HARTUNG BERGMAN, ANTIBES, AND IT WILL BE INCLUDED IN THE FORTHCOMING CATALOGUE RAISONNÉE OF HANS HARTUNG.

L'opera è registrata presso la Fondation Hartung Bergman, Antibes, e verrà inclusa nel prossimo catalogo ragionato dell'opera di Hans Hartung

Provenienza(e)

Galleria la Nuova Loggia, Bologna
Ivi acquistato dal padre dell'attuale proprietario negli anni Ottanta

Esposizione

Bologna, Galleria la Nuova Loggia, Hans Hartung, 1972, illustrato

Nota a catalogo

"Chi riteneva Hartung definito in uno dei molti momenti che compongono la sua straordinaria vicenda artistica, ha dovuto di volta in volta, aggiungere un nuovo imprevedibile capitolo, tanto ricca e vitale è la sua personalità."
Giuseppe Marchiori, introduzione al catalogo della mostra Hans Hartung, Galleria Civiva d'Arte Moderna, Torino 1966

Gli anni Sessanta testimoniano una profonda metamorfosi linguistica nell’opera di Hans Hartung. Dal 1960, l’artista inizia a sperimentare con utensili di uso quotidiano quali rastrelli, spazzole di ferro o rami di alberi, affinando la tecnica del grattage che consiste nel raschiare la pittura ancora fresca. Le configurazioni di pennellate larghe e curvilinee, quasi calligrafiche, che hanno caratterizzato il decennio precedente, si trasformano ora in sottili ondulazioni a forma di reti. Le linee di un nero fortissimo tracciate su sfondi monocromi dalle tinte spesso infuocate lasciano spazio a grafismi finissimi, quasi capillari, che si uniscono nello spazio pittorico a ombre, aloni e nuvole scure.

T1962-K13 è un’opera archetipa di questa nuova fase dell’attività artistica di Hartung in cui la forza si trasforma in eleganza, e l’energia in ritmo. Le linee, le forme e i graffi non si perdono nell’arbitrio del caso ma si espandono nello spazio come scie luminose con un ritmo proprio determinato dall'intuito creativo. I segni delicatamente scalfiti librano nello spazio pittorico, si dipanano in un flusso libero e vitale, mentre lo sfondo che varia dall’azzurro tenue al blu petrolio, profondo e misterioso, accoglie il dinamismo che ne scaturisce. In costante tensione tra istinto e rigore, impulso e razionalità, le astrazioni ‘fenomenologiche’ di Hartung si radicano in autentici momenti esistenziali e si rivelano come uno spazio contemporaneo di eventi e vibrazioni. Come l’artista stesso afferma in Autoportrait, l’autobiografia pubblicata nel 1976: “Dipingere ha dunque sempre presupposto per me l’esistenza della realtà: questa realtà che è resistenza, slancio, ritmo, spinta, ma che non capisco totalmente se non quando la afferro, la circoscrivo, la immobilizzo per un momento che vorrei veder durare per sempre.”

Immerso nella sua casa atelier ad Antibes, Hartung ha conseguito nella sua carriera lunga oltre 70 anni una produzione fervida punteggiata da continue innovazioni tecniche. La sua singolare visione artistica, caratterizzata da una genuina indifferenza verso un’ufficialità di idee e sentimenti, lo portano al vertice del riconoscimento internazionale già nel 1960, quando riceve il primo premio per la pittura alla Biennale di Venezia, affermandolo come un importante precursore dell'astrazione lirica americana degli anni Sessanta e Settanta. La sua influenza radicale sulle generazioni più giovani risuona ancora oggi, tanto che dall'ultima mostra monografica dedicata all'artista in Francia nel 1969, il Musée d'Art Moderne di Parigi ha deciso di ospitare in questi mesi un'importante retrospettiva che ripercorre la carriera dell’artista attraverso oltre 300 opere.

 

The 1960s witnessed a profound linguistic metamorphosis in the work of Hans Hartung. From 1960, the artist began experimenting with everyday tools such as rakes, iron brushes or tree branches, refining the technique of grattage which consists of scraping the freshly painted surface. The configurations of wide and curvilinear, almost calligraphic brushstrokes that had characterised the previous decade now took the shape of thin undulations in the form of intricate networks. Strong black lines, traced on monochromatic backgrounds in often fiery colours leave space to fine, almost capillary graphisms, which cohabit the pictorial space with shadows, halos and dark clouds.

T1962-K13 is an archetypal work of this new phase of Hartung's artistic activity, in which strength translates into elegance, and energy into rhythm. The lines, shapes and scratches do not lose themselves in the arbitrariness of fate but expand in space like luminous trails with a rhythm determined by his creative intuition. The delicately scratched signs hover in the pictorial space, unfold in a free and vital flow, while the background that varies from light to deep petrol blue, welcomes the dynamism that springs from it. In constant tension between instinct and rigor, impulse and rationality, Hartung's "phenomenological" abstractions take root in authentic existential moments and reveal themselves as a contemporary space of events and vibrations. As the artist himself states in Autoportrait, his autobiography published in 1976, "Painting has therefore always presupposed for me the existence of reality: this reality which is resistance, momentum, rhythm, drive, but which I do not fully understand until I can grasp it, circumscribe it, immobilise it for a moment that I would like to last forever."

Immersed in his atelier-home in Antibes, Hartung fervently produced throughout his career lasting over 70 years which was punctuated by continuous technical innovations. His unique artistic vision, characterised by a genuine indifference towards set-in-stone ideas and feelings, brought him international recognition in 1960, when he received the Leon D'Oro for painting at the Venice Biennale, affirming him as an important precursor of the American lyrical abstraction of the 60s and 70s. His radical influence over younger generations still resonates today, so much so that since the last monographic exhibition dedicated to the artist in France in 1969, the Musée d'Art Moderne in Paris is currently hosting an important retrospective that traces the artist's career through over 300 works.

Arte Contemporanea

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