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DA UNA COLLEZIONE PRIVATA EUROPEA

Alighiero Boetti
TUTTO
SIGNED, INSCRIBED 'PESHAWAR PAKISTAN BY AFGHAN PEOPLE' AND DATED 1987 ON THE OVERLAP, EMBROIDERY ON CANVAS.
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DA UNA COLLEZIONE PRIVATA EUROPEA

Alighiero Boetti
TUTTO
SIGNED, INSCRIBED 'PESHAWAR PAKISTAN BY AFGHAN PEOPLE' AND DATED 1987 ON THE OVERLAP, EMBROIDERY ON CANVAS.
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Alighiero Boetti
1940 - 1994
TUTTO
SIGNED, INSCRIBED 'PESHAWAR PAKISTAN BY AFGHAN PEOPLE' AND DATED 1987 ON THE OVERLAP, EMBROIDERY ON CANVAS.
firmato, iscritto Peshawar Pakistan by Afghan people e datato 1987 sul risvolto
ricamo su tela
cm 95x110
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Opera accompagnata da fotografia firmata dall'artista

Si prega di notare che per questo lotto vi è un ulteriore dazio doganale pari al 6,5% per gli acquirenti italiani.

Please note that this lot is subject to an additional custom duty of 6,5% for Italian buyers. 

Provenance

Collezione Onofri e Bomba, Roma
Tornabuoni Arte, Firenze, Londra, Parigi
Ivi acquistato negli anni Novanta

Bibliographie

Jean-Christophe Ammann, Alighiero Boetti, Catalogo generale, Tomo terzo/1, Milano 2015, p. 110, n. 1323, illustrato a colori

Description

Tutto rappresenta l’esito più complesso della radicale immersione nelle forme di Alighiero Boetti.
Boetti nel 1967 realizza all’interno di un grande vaso una forma di cemento e eternit, intitolata Pack, oggi sfortunatamente dispersa. Un ammasso che contiene tutta la materia e che rappresenta il pensiero che accompagna Boetti nel suo percorso alla scoperta di tutte le forme possibili che culminerà nel 1980 con la Perdita d’Identità, un agglomerato di figure disegnate su carta che rappresentano un ammasso pulsante di memoria collettiva, un monito alla complessità inestricabile, contorta, eppure estremamente affascinante, dei prodotti dell’uomo e della natura.
Dagli anni ‘80 l’artista commissiona a donne afghane gli arazzi. La sua “ricetta” viaggia da Roma a Kabul, passando poi nelle mani esperte di un gruppo di ricamatrici che hanno il compito fondamentale di configurare l’opera di Boetti. Gli arazzi sono cuciti secondo la regola di riempimento automatico dell’inconscio e variegati secondo il pensiero dell’autore “per non creare gerarchie tra i colori li uso tutti” (Alighiero Boetti in A. Zevi, Alighiero e Boetti: Scrivere, Ricamare, Disegnare, Corriere della Sera , 19 gennaio 1992).
Le sagome ricamate nel grande arazzo richiamano forme conosciute: la silhouette di un aereo in volo, il profilo di un animale o il contorno di un qualsiasi utensile dalla forma interessante. Tutto incarna il principio del fascino del caos in arte, “un progetto che ha il valore di una bellezza che non teme di sfociare nella decorazione”( Angela Vettese, Non marsalarti: istruzioni per l’uso di Boetti, 1996). Come scrive Mariuccia Casadio in Alighiero Boetti, Quasi Tutto (Bergamo 2004) “ L’arazzo di Alighiero e Boetti ha certamente divulgato un’inedita e accattivante coniugazione di high & low, di concetto e di tecnica. Un’articolazione e proliferazione giocosa, chiassosa, spettacolare di scelte trasgressive e pratiche tradizionali. Intarsio di memoria tecnica e innovazioni estetiche. Combinatoria preziosamente e allegramente cangiante di simboli e significati, numeri e parole, luoghi della geografia e griglie geometriche. Concorso di ordine e disordine, mano destra e mano sinistra.”
In fin dei conti, come diceva David Eugene Smith, la matematica e la poesia hanno una stretta relazione di parentela poiché entrambe sono figlie dell’immaginazione. E niente come Tutto incarna al meglio tale affermazione.

 

Tutto is the complex result of a radical immersion into the shapes of Alighiero Boetti.

In 1967 Boetti created a combination of cement and asbestos inside a large vase, and named it Pack. The work is now unfortunately lost. This mixture that contains all matter and represents the thought process that accompanies Boetti in his journey to the discovery of all possible forms that will culminate in 1980 with the Perdita d’Identità (Loss of Identity), a cluster of figures drawn on paper that represent a pulsating mass of collective memory, a warning about the inextricable complexity, and twisted, yet extremely fascinating nature, of the products of man and nature.

Since the 1980s the artist has commissioned Afghan tapestries from Afghan women. His "recipe" travelled from Rome to Kabul, thenceforth passing into the expert hands of a group of embroiderers who had the fundamental role of configuring Boetti’s work. The tapestries are sewn according to the automatic chaotic rules of the unconscious and variegated according to the author's thought. "In order to avoid creating hierarchies among the colors I use them all" (Alighiero Boetti in A. Zevi, Alighiero and Boetti: Writing, Embroidering, Drawing, Corriere della Sera, 19 January 1992).

The silhouettes embroidered on the large tapestry recall recognisable forms: the silhouette of an airplane in flight, the profile of an animal or the outline of an instrument with an interesting shape. Everything embodies the principle of the charm of chaos in art, "a project that has the value of beauty that does not fear to flow into decoration" (Angela Vettese, Non marsalarti: instructions for the use of Boetti, 1996). As Mariuccia Casadio writes, "The tapestry of Alighiero and Boetti has certainly disclosed a new and captivating conjugation of high and low, concept and technique. A playful, noisy, spectacular articulation and proliferation of transgressive choices and traditional practices. An inlay of technical memory and aesthetic innovations. Preciously and cheerfully changing combinations of symbols and meanings, numbers and words, geographical places and geometric grids. A competition between order and disorder, right hand and left hand." (Alighiero Boetti, Quasi tutto, Bergamo 2004)

After all, as David Eugene Smith said, mathematics and poetry have a close relationship of kinship because they are both daughters of the imagination. And nothing like Tutto embodies this affirmation to the fullest.

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan