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Philosophia. Lyon, 1562. Armes des Chigi dans une reliure romaine de la fin du XVIe siècle des Soresini

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Philosophia. Lyon, 1562. Armes des Chigi dans une reliure romaine de la fin du XVIe siècle des Soresini

Philosophia. Lyon, 1562. Armes des Chigi dans une reliure romaine de la fin du XVIe siècle des Soresini

Cicéron


De Philosophia, tomus primus [volumen secundum]. Quae autem in hoc tomo contineantur [...]

Lyon, Antoine Vincent, 1562.


2 volumes petit in-8 (119 x 70 mm). Maroquin rouge, double encadrement de filets dorés, fers dorés de griffons affrontés, quatre volutes fleuries dorées, armes poussées au centre des plats flanquées de l'emblème de la Chambre Apostolique, dos à nerfs orné, tranches dorées et ciselées (Reliure romaine légèrement postérieure). Emboîtage moderne, étiquette "Bibliophilia Bern".

Manquent les lacets. Rousseurs. Déchirure sur le f.n.ch. en tête du second volume. Une partie des feuillets uniformément brunis, rousseurs sur les f. en fin de volume (vol. 2). Petites taches brunes sur le premier plat du second volume.


Belle reliure romaine de la fin du XVIe siècle de l'atelier des Soresini.


Exemplaire aux armes d'un membre de la famille Chigi.


Exécutée vers 1590, cette reliure est caractéristique de l'atelier des Soresini, dynastie de relieurs du Vatican actifs entre 1585 et 1630 environ : on reconnaît en effet leurs fers caractéristiques (sphinx ailés avec la queue hérissée, feuilles d'acanthe, volutes fleuries, etc.). Cette reliure est à rapprocher notamment de celles conservées à la Biblioteca nazionale Braidense à Milan ou à la Biblioteca Civica Angelo Mai, à Bergame (voir infra, bibliographie) ou de celles des bibliothèques Michel Wittock (Londres, 7 juillet 2004, n° 94) et Michel Burrus (Paris, 15 décembre 2015, n° 43).


En récompense des services rendus par les Chigi au Saint-Siège, Jules II avait, par une bulle de 1509, accordé à Agostino et son frère Sigismond Chigi l'utilisation du nom et des armes des Della Rovere, présentes ici aux côtés de celles des Chigi.

Pour une autre reliure de l'atelier des Soresini (voir lot 20).

Manquent les lacets. Rousseurs. Déchirure sur le f. n. ch. en tête du second volume. Une partie des feuillets uniformément brunis, rousseurs sur les ff. en fin de volume (vol. 2). Petites taches brunes sur le premier plat du second volume.


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Charles van der Elst (ex-libris).

Pour des reliures similaires, voir :

- à la Biblioteca Civica Angelo Mai, à Bergame (Cinquecentina 1 274, voir catalogue en ligne : http://legacy.bibliotecamai.org/cataloghi_inventari/legature_storiche/cinquecentine/cinq_1_0274.html#nota5) ;

- à la Biblioteca Nazionale Braidense, Milan, voir : http://www.braidense.it/bookbinding/small/062s_fr.htm


Sur l'atelier des Soresini, voir cette notice de la Biblioteca Civica Angelo Mai : "Iniziatore di questo atelier fu Francesco Soresini, associato con Giovanni Ferreiro, fu nominato legatore vaticano dopo la morte di Niccolò Franzese (verso il 1570): il suo nome compare due volte nel registro Camerale I, 1811 in cui è menzionato come "legatore di libri" il 12 agosto 1575 e "libraro" il 9 maggio 1576. Con questo artigiano, inizia l'attività di quella vera dinastia di legatori, i Soresini, i cui esponenti, lo stesso Francesco, Prospero ed infine il più noto Baldassarre, gestirono la legatoria Vaticana per almeno mezzo secolo fino alla prima metà del Seicento. Sia Francesco che Prospero lavorarono per la Basilica di S. Pietro durante il pontificato di Sisto V, fra il 1588 ed il 1593. Mentre i loro nomi ricorrono associati ai nomi dei papi da Gregorio XIII a Clemente VIII Aldobrandini (1591-1605), più tardi si affaccia, sotto il pontificato di Paolo V, il nome di Baldassarre Soresini, il nipote, che fra l'altro ricoprì anche le cariche più importanti nell'ambito della Corporazione dei Librari e dei legatori. Mirjam Foot segnala 18 legature opera di questo artigiano su libri stampati tra il 1602 ed il 1619, la maggior parte dei quali è stata rilegata nelle prime tre decadi del XVII secolo cui Piccarda Quilici aggiunge almeno 13 esemplari eseguiti per la Depositeria vaticana: stando a quanto si legge sui mandati di pagamento di questi libri, l'attività si sarebbe prolungata fino almeno al 1634, sotto il Pontificato di Urbano VIII. Si tratterebbe per il solo Baldassarre di oltre un quarantennio di attività: pare abbia iniziato a lavorare verso il 1590. L'attività dei Soresini si prolunga per diversi pontificati e matura con il variare dei committenti ed in un così lungo arco di tempo, una sua particolare evoluzione. Dopo Sisto V, l'”atelier” ha eseguito diverse legature per Clemente VIII: tra quelle di presentazione in cui si nota una spiccata tendenza ad una maggiore ricchezza decorativa: conformemente al gusto "à la fanfare", i piatti sono interamente ricoperti con una fitta decorazione uniformemente dorata che spicca sul marocchino rosso acceso. La cornice, molto sottile ed interrotta in lunghi segmenti per conferirle maggiore leggerezza, ha la sola funzione di profilare il bordo dei piatti, mentre il campo centrale, racchiuso in testa ed al piede da archi a volta, motivo prediletto delle legature romane del tempo, è diviso in compartimenti provvisti di una miriade di ferri, spirali, foglie, squame, angioletti che si snodano intorno allo stemma pontificio.

Questa bottega ha dato il meglio di sé nel periodo in cui ha lavorato, nella legatoria vaticana, per la famiglia Borghese, nelle legature destinate a Paolo V (1605-1621): tenta di rinnovarsi ricorrendo ad una composizione più aggraziata: la cornice ed il centro sono nettamente separati tra loro e si accordano in armonia: rispetto alle legature eseguite per Clemente VIII, la cornice assume una maggiore importanza e diventa una larga bordura a decorazioni figurate, in cui i ferri non sono organizzati in gruppi ben separati agli angoli o al centro dei lati, ma si susseguono lungo l'intera cornice, liberi o incastonati entro degli spazi, alternandosi ai tratti vuoti. Fra i ferri, sempre molto variati, oltre alla c.d. 'gamma egizia' (sfingi, erme, cariatidi, baldacchini di protezione) si manifestano altre simbologie ispirate al mondo classico: tipico è il ferro con due cornucopie intrecciate che rappresentano la carità cristiana, poi tritoni che suonano (ancora impressi su legature del XVIII secolo), come pure le sottili spirali che terminano con teste di animali affrontate come i delfini: i suoi ferri sono di un'insuperabile perfezione, sia per la bellezza del disegno che per l'accuratezza dell'incisione. Contrariamente all'uso vigente che destinava le legature di lusso ai libri 'ufficiali' o di presentazione, e quelle più semplici alla biblioteca privata del papa, nelle raccolte di Paolo V, non vi è alcuna differenza tra le une e le altre." (en ligne : http://legacy.bibliotecamai.org/cataloghi_inventari/legature_storiche/manoscritti/MM_0391.html ).