Lot 24
  • 24

LUCIO FONTANA | Medusa

Estimate
180,000 - 200,000 EUR
Log in to view results
bidding is closed

Description

  • Lucio Fontana
  • Medusa
  • firmato 
  • ceramica smaltata policroma
  • cm 38x28x15
  • Eseguito nel 1938-39
Lotto in temporanea importazione artistica.

Provenance

Collezione Rimoldi, Milano
Collezione Garampelli, Milano
Grossetti Arte Contemporanea, Milano
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 2001

Exhibited

Milano, Galleria del Milione, Ceramiche di Fontana, 1938, illustrato sull'invito della mostra
Milano, Padiglione dell'Arte Contemporanea, Lucio Fontana. Centenario della nascita. Cinque Mostre a Milano, 1999, p. 343, n. I 59, illustrato
Londra, Estorick Collection of Modern Italian Art, Terra Incognita: Italy's Ceramic Revival, 2009, pp. 14-15, illustrato a colori
Leverkusen, Museum Morsbroich, Keramische Räume - Ceramic Spaces, 2014, p.64, illustrato

Literature

Enrico Crispolti, Fontana. Catalogo Generale, Vol. I, Milano 1986, p. 76, n. 38-39 SC 2, illustrato
Enrico Crispolti, Lucio Fontana. Catalogo ragionato di sculture, dipinti, ambientazioni, Tomo I, Milano 2006, p. 181, n. 38-39 SC 2, illustrato
The Hockemeyer Collection. 20th Century Italian Ceramic Art, Trento 2009, pp. 80-81, illustrato a colori

Catalogue Note

Il volto della Medusa ha attraversato come un'ossessione la letteratura e l’arte di ogni epoca, ispirando generazioni di artisti, da Michelangelo Merisi da Caravaggio a Gian Lorenzo Bernini, passando per Pieter Paul Rubens e giungendo sino al Novecento. Non certo meno immune al suo fascino millenario, Lucio Fontana ha reso la Medusa un vero soggetto nel corpus della propria opera scultorea. Realizzata durante il suo soggiorno ad Albisola presso la Manifattura Giuseppe Mazzotti, questa Medusa già racchiude l’approccio liberale e plasmatico di Fontana verso la materia e contiene i rudimenti della sua posizione nel Manifesto Bianco. Medusa del 1936, la seconda eseguita da Fontana a soli tre anni di distanza dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, sembra evocare un senso di presagio ed esprimere l’inquietudine che turba il suo animo. Un soggetto ripreso e rielaborato più volte, quest’opera in contrasto alle successive Meduse, come la monumentale Testa di Medusa del 1940 posta nel vestibolo interno della VII Triennale di Milano, si presenta grave e solenne nella sua materialità scura, quasi bronzea, priva di elementi decorativi o rimandi al barocco.
In quest’opera, laddove le ombre lasciano campo all’incidenza della luce, il volto della Gorgone sembra qui sorgere dalla materia. I rilievi irregolari che ne tracciano il volto conferiscono alla superficie un senso di vigore immutabile, in contrasto al movimento della materia impressa dalla gestualità dello scultore.  Ne consegue un rapporto spazio-materia gravato di una tensione drammatica che rivela la virtù di Fontana di lasciare "impietrito" colui che ammira.
L’opera venne esposta alla mostra personale Ceramiche di Fontana tenutasi alla Galleria Il Milione a Milano nel dicembre del 1938, di cui fu l'immagine principale sulla cartolina d’invito. È all’interno dell’ambiente della Galleria Il Milione che la ricerca di Fontana sulla ceramica fiorì e venne promossa; di fatti, la galleria dedicò più di sette mostre personali all’opera scultorea di Fontana, tra cui tre interamente dedicate alle sue ceramiche. Fu lo stesso critico e direttore della galleria Eduardo Persico a introdurre Fontana a Tullio d’Albisola della Manifattura Giuseppe Mazzotti, luogo in cui l’artista realizzò gran parte delle sue sculture nel periodo tra le due guerre. Di quella mostra, lo scrittore Guido Piovene commenta: “Le sculture, che sono state definite pittoriche e lavorate principalmente sul versante frontale (...) sembrano quasi dei modelli in argilla - ancora umidi con impronte fresche - a volte rammentano a Medardo Rosso".

The figure of the Medusa has crossed the literature and the arts of every era as an obsession, inspiring generations of artists, from Michelangelo Merisi da Caravaggio to Gian Lorenzo Bernini, passing through Pieter Paul Rubens and reaching the twentieth century. Certainly not immune to its millennial charm, Lucio Fontana has made the Medusa a true subject in the corpus of his sculptural work.  
Executed during his stay in Albisola at the Manifattura Giuseppe Mazzotti, this Medusa already contains his liberal and plasmatic approach to the material and contains the fundamentals of his position in the Manifesto Bianco. Medusa of 1936, the second executed by Fontana just three years before the start of the World War II, seems to evoke a sense of foreboding and to express the restlessness that disturbs his soul. A subject resumed and reworked several times, this work in contrast to the subsequent Medusas, like the monumental Testa di Medusa of 1940 placed in the inner vestibule of the VII Triennale of Milan, is serious and solemn in its dark materiality, bronze-like, devoid of decorative elements or references to the Baroque.
In this work, where the shadows leave space to the incidence of light, the face of the Gorgon hereby seems to arise from matter. The irregular reliefs that trace her face confer to the surface a sense of immutable vigour, in contrast to the movement of matter impressed by the sculptor's gestures. The result is a space-matter relationship burdened with a dramatic tension that reveals Fontana's virtue to leave those who admire "petrified".
The work was exhibited at the solo exhibition Ceramiche di Fontana held at the Galleria Il Milione in Milan in December 1938, of which it was the main image on the invitation postcard. It is within the environment of the Galleria Il Milione that Fontana's research into ceramics flourished and was promoted; in fact, the gallery hosted more than seven solo exhibitions dedicated to Fontana's sculptural work, including three entirely centred on his ceramics. It was the same critic and gallery director Eduardo Persico who introduced Fontana to Tullio d'Albisola of the Manifattura Giuseppe Mazzotti, where the artist produced most of his sculptures in the interwar period. On that exhibition, the writer Guido Piovene comments: "The sculptures, which have been defined painterly and are worked mainly from the front (...) look rather like clay models - still damp with fresh thumbprints – one is reminded at times of Medardo Rosso".



Opera registrata presso la Fondazione Lucio Fontana, Milano, con il n. 3113/1