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DA UNA COLLEZIONE ITALIANA

Cy Twombly
UNTITLED
PENCIL, WAX CRAYON, OIL BASED HOUSE PAINT, BALL-POINT PEN ON PAPER. EXECUTED IN 1964 THIS WORK WILL BE INCLUDED IN THE ADDENDUM TO THE CATALOGUE RAISONNÉ OF THE ARTIST EDITED BY NICOLA DEL ROSCIO.
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DA UNA COLLEZIONE ITALIANA

Cy Twombly
UNTITLED
PENCIL, WAX CRAYON, OIL BASED HOUSE PAINT, BALL-POINT PEN ON PAPER. EXECUTED IN 1964 THIS WORK WILL BE INCLUDED IN THE ADDENDUM TO THE CATALOGUE RAISONNÉ OF THE ARTIST EDITED BY NICOLA DEL ROSCIO.
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Details & Cataloguing

Arte Contemporanea

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Milan

Cy Twombly
1928-2011
UNTITLED
PENCIL, WAX CRAYON, OIL BASED HOUSE PAINT, BALL-POINT PEN ON PAPER. EXECUTED IN 1964 THIS WORK WILL BE INCLUDED IN THE ADDENDUM TO THE CATALOGUE RAISONNÉ OF THE ARTIST EDITED BY NICOLA DEL ROSCIO.
matita, pastelli a cera, pittura per interni a base di olio e penna biro su carta
cm 70,2x100
Eseguito nel 1964
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L’opera verrà inclusa nell’Addendum al Catalogo Ragionato dell’artista a cura di Nicola Del Roscio 

Provenance

Collezione Giorgio Franchetti, Roma
Ivi acquistato dal padre dell'attuale proprietario nel 1964 circa

Catalogue Note

"Ciò che succede sulla scena proposta da Twombly (tela o carta), è qualcosa che partecipa di diversi tipi di avvenimenti, che i greci distinguevano molto bene nel loro vocabolario: succede un fatto (pragma), una casualità (tyche), un fine (telos), una sorpresa (apodeston) e un azione (drama)".
Roland Barthes, Cy Twombly. Sagesse de l’Art, 1978

La singolare vicenda di Cy Twombly non può essere narrata se non attraverso le sue esperienze in Italia, e in particolare a Roma. In seguito a un viaggio in Europa e nel Nord Africa al fianco di Robert Rauschenberg, l'artista americano si stabilisce nella capitale nel 1957. Già nella primavera dell'anno seguente, Twombly tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria La Tartaruga con la presentazione di Palma Bucarelli, storica direttrice e sovrintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Al suo arrivo, Roma era diventata già verso la fine degli anni Cinquanta un centro nevralgico per l'arte. Determinante in questo senso, era il nuovo programma avviato dalla Galleria La Tartaruga volto a presentare in particolare artisti del dopoguerra con una connessione diretta con l'America. Uno dei principali sostenitori di tale rinnovamento e quindi della nuova generazione di artisti da essa presentata era Giorgio Franchetti. L’incontro tra l’artista e il noto mecenate, dalla cui collezione proviene Untitled del 1964, avrebbe di lì cambiato sensibilmente il corso del coinvolgimento di Franchetti con l'arte, mentre a sua volta Franchetti avrebbe offerto un ingresso unico a Twombly nella scena artistica romana. Verso l'inizio degli anni Sessanta, Twombly si trasferisce in Via di Monserrato, all'interno di un palazzo del diciassettesimo secolo dove l’infusione di splendore antiquario, grandezze del passato, influenze mediterranee in ambito mitologico, filosofico e letterario, si radicano profondamente nel suo lavoro. Come ricorda Marion Franchetti, figlia di Franchetti, nonché nipote di Twombly: “In privato è come la sua pittura. Entrare nelle sue case è come entrare in un suo quadro, la stessa prevalenza del bianco e dei vuoti, dell’essenzialità delle presenze, con poco mobilio ma con antichi pavimenti gravidi di segni del passaggio e vecchie sedie contadine poste in qualche angolo, come sculture.
È in questi anni che Twombly sviluppa un linguaggio visivo rivoluzionario in reazione al passato mitico di Roma e alle sue esperienze più immediate in Italia, e soprattutto in maniera del tutto controcorrente rispetto agli artisti americani contemporanei a lui, impegnati sul fronte dell'Espressionismo Astratto.

Untitled del 1964, opera mai pubblicamente esposta e rimasta nella stessa collezione privata europea da allora, è un eccezionale esempio della nuova direzione artistica intrapresa dall'artista. La composizione dell'opera unisce due grandi pilastri della pratica artistica di Twombly: la pittura e il disegno. I materiali utilizzati, quali grafite, pastelli a cera, pittura a olio e inchiostro,  privi di ogni accezione figurativa, si rivelano nella loro pura essenza e organica matericità. La confluenza di linee e forme che sembrano proliferare all'infinito esprimono in modo diretto un'urgenza emotiva, accessibile e vicina allo spettatore. Come spiega Twombly stesso in un suo raro testo pubblicato nella rivista L'Esperienza moderna del '57: "Ogni linea ora è l'esperienza reale con la sua storia innata. Non illustra - è la sensazione della sua stessa realizzazione." I segni si diffondono sulla superficie laddove il vuoto e i punti di maggiore intensità cromatica trovano armonia, risultando in un equilibrio poetico inafferrabile. In Untitled del 1964, il palinsesto di gesti accumulati - numeri, frammenti di lettere, scatole o finestre - crea un vortice in crescendo che segue un movimento laterale. La tendenza dal basso a sinistra verso l’alto a destra evoca la sensazione di un vento gentile che solleva e devia le pennellate e gli scarabocchi come fili d'erba, per cui la gravità e la sua assenza ne diventano, più che mai, principali chiavi di lettura.
Le iscrizioni nelle opere di Twombly hanno talvolta convinto critici ed osservatori che la sua arte sia in qualche modo correlata ai numerosi graffiti presenti sui muri e monumenti romani. Nella pratica di Twombly, la letteratura e la poesia, e più semplicemente l'atto di scrivere, non sono mai state del tutto slegate alla sua arte. Tali iscrizioni, come i graffiti, esprimono un'urgenza personale ed espressiva senza censure; appartenere a oggi eppure senza età. Tali iscrizioni, come i graffiti, esprimono un'urgenza personale ed espressiva senza censure; appartenere a oggi eppure senza età. E' precisamente il suo profondo senso estetico per le superfici antiche o erose dal tempo, unitamente al suo vocabolario di segni lineari sovrapposti e alla sua affinità per il bianco, che lo sintonizzano con gli sfregi di Roma.
Untitled del 1964, insieme ad altri disegni realizzati in quello stesso anno, rappresenta una fase cruciale nell'evoluzione formale della sua produzione di quel periodo, apportando un ulteriore sviluppo ai suoi temi iconografici e anticipando di lì a poco la sua celebre serie monocromatica di blackboards, lavagne. Twombly ha spesso lasciato confusi gli spettatori, senza mai averli annoiati. Anche quando le sue opere sembravano riferirsi a miti semi-dimenticati, a eroi e scrittori remoti della cultura occidentale, la sua arte è sempre stata diretta e aperta a colui che osserva attentamente. Tra  critiche e lodi, forse il motivo per cui Twombly continua a risuonare così fortemente nella storia dell'arte e a renderlo così vicino e toccante seppur distante dalla quotidianità è proprio, secondo Enrico Crispolti, l'autenticità esistenziale di quella sua dimensione privata e segreta.

The singular story of Cy Twombly cannot be told if not by way of his experiences in Italy, and in particular in Rome. Following a trip to Europe and North Africa alongside Robert Rauschenberg, the American artist established himself in the Italian capital in 1957. During the spring of the following year, Twombly had his first solo show at the Galleria La Tartaruga presented by Palma Bucarelli, historical director and superintendent of the National Gallery of Modern Art. Upon Twombly’s arrival in the late 1950s, Rome became an artistic melting pot. The new exhibition program presented by Galleria La Tartaruga was crucial in this sense as it aimed at presenting, for the most part, the work of Post-War artists with a direct connection to the US. One of the main supporters of this new artistic direction, and therefore of the new generation of artists supported by it, was Giorgio Franchetti. The meeting between the artist and the well-known patron, who acquired Untitled of 1964 for his collection, considerably changed Franchetti's involvement with art, while Franchetti in turn offered a unique entry to Twombly in to the Roman art scene. Towards the early 1960s, Twombly moved into a 17th Century palace on Via di Monserrato where the infusion of antiquarian splendour and Mediterranean mythological, philosophical and literary influences rooted themselves into his work. As recalled by Marion Franchetti, the daughter of the collector and Twombly's niece, "In private he is like his art. Entering one of his homes is like entering one of his paintings, the same prevalence of white and void spaces, of the essentiality of presences, with little furniture save for ancient floors full of signs of passage and old rustic chairs placed in some corner, like sculptures."
It was during these years that Twombly developed a revolutionary visual language in reaction to the mythical past that weighed heavy in Rome and his immediate experiences in Italy. His work developed absolutely counter-currently to that of his American contemporaries, who were experimenting in the field of Abstract Expressionism.

Untitled from 1964, a work that has never been publicly exhibited and has remained in the same private European collection since then, is an exceptional example of the new artistic direction undertaken by the artist. The composition of the work unites two great pillars of Twombly's artistic practice: painting and drawing. The materials used, such as graphite, wax crayons, house paint and ink, devoid of any figurative references, reveal themselves in their pure essence and organic materiality. The confluence of lines and shapes that seem to proliferate into infinity directly express an emotional urgency, accessible and close to the viewer. As Twombly himself explains in a rare text published in L'Esperienza moderna magazine in 1957: "Each line is now the actual experience with its own innate history. It does not illustrate – it is the sensation of its own realization." The signs spread over the surface whereby the emptiness and the points of greater chromatic intensity find harmony, resulting in an elusive poetic balance. In Untitled from 1964, the sequence of accumulated gestures - numbers, fragments of letters, boxes or windows - creates a crescendo vortex that follows a lateral movement. The tendency from the bottom left to the top right evokes the feeling of a breeze that lifts the scribbles like blades of grass, so gravity and its absence become, more than ever, the key to reading the work.
The inscriptions in Twombly's works have sometimes convinced critics and observers that his art is somehow related to the numerous graffiti marks on the walls and Roman monuments. Indeed, literature, poetry, and the simple act of writing have never been totally unrelated to Twombly's practice. Such inscriptions, like graffiti, convey a personal and expressive urgency which is uncensored. They belong to today and yet are ageless. It was precisely his profound aesthetic sensitivity towards ancient or time-worn surfaces, together with his language of overlapping linear signs and his affinity for white, which attuned him to the ruins of Rome.
Untitled from 1964, along with other drawings made that same year, represents a crucial phase in the formal evolution of Twombly’s production in that period, as he further developed his iconographic themes and anticipated his famous monochrome ‘blackboards’ series shortly thereafter. Twombly has at times left viewers confused, with his references to semi-forgotten myths, to remote heroes and writers of the Western culture, but his art has always been direct and open to those who observe it carefully. Among the criticisms and the praise, perhaps the reason why Twombly continues to resonate so strongly in the history of art and remains so tangible and moving, is precisely, according to Enrico Crispolti, the existential authenticity of his private and secret dimension.

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