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Michelangelo Pistoletto
PITTRICE ROSSA CON PANTALONI SCURI (ARMONA PISTOLETTO)
SIGNED, INSCRIBED, TITLED AND DATED 1989 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON POLISHED STAINLESS STEEL.
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Michelangelo Pistoletto
PITTRICE ROSSA CON PANTALONI SCURI (ARMONA PISTOLETTO)
SIGNED, INSCRIBED, TITLED AND DATED 1989 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON POLISHED STAINLESS STEEL.
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Details & Cataloguing

Arte Moderna e Contemporanea

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Milan

Michelangelo Pistoletto
N. 1933
PITTRICE ROSSA CON PANTALONI SCURI (ARMONA PISTOLETTO)
SIGNED, INSCRIBED, TITLED AND DATED 1989 ON THE REVERSE, SILKSCREEN ON POLISHED STAINLESS STEEL.
firmato, iscritto, intitolato e datato 1989 sul retro
serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio
cm 150x125
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Provenance

Galleria Dante Vecchiato, Padova
Ivi acquistato dall'attuale proprietario

Catalogue Note

Nel 1967 Michelangelo Pistoletto scriveva “L’uomo ha sempre tentato lo sdoppiamento di se stesso per cercare di conoscersi….Quando la mia necessità di comprensione si è affacciata alla vita, ho istintivamente identificato tutti i contrasti nel sistema di sdoppiare ogni cosa. E guardando all’arte ho sentito la forte oscillazione a cui essa mi costringeva tra una parte mentale e astratta e una parte concreta e fisica. E ho identificato nel mezzo rappresentativo i due poli in contrasto e attrazione reciproca: la mia presenza letterale proposta dallo specchio e la mia presenza intellettuale proposta dalla mia pittura. Queste due mie presenze erano le due vite che strappandomi in due mi richiamavano con urgenza alla loro unificazione”. (M. Pistoletto, Le ultime parole famose 1967)

Eppure, pochi anni dopo, dalla pittura l’artista passò ad utilizzare la fotografia, nel tentativo di dare la massima obiettività alla figura umana; con i quadri specchianti (in cui la figura, ripresa fotograficamente, viene ritagliata e serigrafata su lastre d’acciaio lucidate a specchio, per cui lo spettatore che osserva l’opera riflette anche la sua immagine, che entra così a far parte dell’opera stessa) Pistoletto si spinge a superare il concetto di spazio espositivo come luogo chiuso per eliminare il confine tra pubblico e privato, attivando nello spettatore la percezione di sentirsi allo stesso tempo “dentro e fuori lo specchio”.

Con questo corpus di opere l’artista segna l’avvio di una pratica di meditazione sull’io e di messa in crisi del rapporto tradizionale autore/spettatore, che vede l’opera come un medium fra questi due poli. A partire dagli anni Sessanta, Pistoletto sceglie e riproduce per i suoi quadri specchianti un numero di soggetti – soprattutto amici e colleghi – che colpiscono per la loro “ordinarietà”, attivando una relazione fra due e più spazi e fra due e più figure.

 All’immagine bloccata come silhouette realistica in una superficie specchiante, viene integrata l’immagine dell’osservatore e dell’ambiente che si trova al di qua dello specchio su cui la figura è ritagliata, laddove la fotografia conserva il proprio carattere di innesto oggettuale in contrasto con l'immaterialità dell'immagine riflessa. L'ambiguità del rapporto tra realtà e immagine trova in tale tecnica un codice espressivo particolarmente provocante dato dall'apparente oggettività dell'universo proposto, dove l'immagine riprodotta si trova inserita nel trompe-l'œil del reale ambiente circostante. 

E’ così che Pistoletto attraverso un artificio dispone la rappresentazione della realtà e l’interazione potenziale con essa, con la congiunzione di coppie di opposte polarità (statico/dinamico, superficie/profondità, assoluto/relativo), ed anche la nuova collocazione a pavimento fa sì che i quadri aprano un varco attraverso il quale l'ambiente in cui sono esposti si prolunghi nello spazio virtuale dell'opera come una porta che mette in comunicazione arte e vita.

 “Nel quadro successivo girai la figura di spalle, perché ancora gli occhi dipinti erano artificiali, mentre quelli del riflesso apparivano veri come quelli della figura che ora stava sulla superficie del quadro guardando nel quadro. Infatti essa, essendo adesso girata nella mia stessa direzione, possedeva i miei stessi occhi”. (M. Pistoletto, Il rinascimento dell’arte, 1979 - manoscritto inedito).

Il dilemma tra essere e apparire costituisce il fondamento dell’opera dell’artista e della sua riflessione teorica e Pistoletto ne è coinvolto in prima persona; lo specchio è il confine tra reale e immaginario, tra passato, presente e futuro. Il passato riguarda l'immagine fotografica che egli vi applica, il presente è leggibile nel riflesso della persona che in quel momento osserva l’opera, il futuro indica le presenze che si fermeranno davanti al suo specchio nei tempi a venire.

In 1967 Michelangelo Pistoletto wrote, "Man has always tried to duplicate himself in order to understand himself…When my need to understand sprung to life, I instinctively began to identify all the contrasts in this system of doubling everything. Looking at art I perceived a strong oscillation pushing me, first, to a mental and abstract place and, second, to a concrete and physical place. I identified, from the middle ground, these two contrasting poles and the mutual attraction between them: my literal presence represented by the mirror and my intellectual presence represented by my painting. My duplicate presence epitomised the two lives I led which cried out to be unified even as they tore me in two". (M. Pistoletto, Famous Last Words, 1967)

Nevertheless, a few years later, he switched from painting to photography, in an attempt to achieve complete objectivity in regards to the human figure. His celebrated mirror paintings see the photographed figure cut out and silk-screened on polished steel plates, so that he who observes the work also sees his image reflected and thus becomes part of the flat space. With this series Pistoletto went one step further by overcoming the concept of the exhibition space as a closed space, thereby eliminating the boundary between public and private and inducing in the viewer the sensation of being at once both "inside and outside the mirror".

With this body of work the artist marked the beginning of a practice of meditation on the ego and on the crisis of the traditional author/spectator relationship, which sees the artwork as a medium between these two poles. From the 1960s all the way up until 1974, Pistoletto chooses a number of subjects for reproduction in his mirror paintings – mostly friends and colleagues – who are striking precisely for their "ordinariness", and their ability to forge a relationship between two or more spaces and between two and more figures.

The observer and the surrounding environment are incorporated into the static image which functions as a realistic silhouette in a mirror. This secondary, ever-mutating image is integrated into and beyond the 2D surface of the mirror on which the figure is pasted; the photograph engages and is in juxtaposition with the immateriality of the reflected image. The ambiguity of the relationship between reality and image finds a particularly provocative expressive code in this technique lent by the apparent objectivity of the proposed universe, where the reproduced image is inserted in the trompe-l'œil of the very real surrounding environment.

So it is by way of artifice that Pistoletto reorganizes the representation of reality and the way that we potentially interact with it, along a series of polarities (static / dynamic, surface / depth, absolute / relative). It is also with this series that he decides to place the works on the floor, rather than hang them from the walls. The paintings open up, offering a passageway through which the environment in which they are exhibited is held temporarily in the virtual space of the work like a door which connects art and life.

"In the following work I turned the figure around so they had their back to us, because the painted eyes still seemed artificial, while those of the reflection were as real as those of the figure that now stood on the surface of the painting looking into the work. In fact, when I turned it back around again, it possessed my own eyes ". (M. Pistoletto, The renaissance of art, 1979 - unpublished manuscript).

The dilemma between being and appearing is the foundation of the artist's work and of his theoretical reflection. Pistoletto brings this phenomenon to the forefront of his work. The mirror becomes the border between the real and the imaginary, between past, present and future. The past is palpable in the photographic image that he applies, the present in the ephemeral reflection of the person observing the work, the future in the figures that will pass before the work forevermore.

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