Lot 6
  • 6

Alighiero Boetti

Estimate
280,000 - 350,000 EUR
Sold
417,000 EUR
bidding is closed

Description

  • Alighiero Boetti
  • Oggi, ventunesimo giorno undicesimo mese dell'anno millenovecentoottantotto
  • firmato Alighiero e Boetti e datato 21 NOV 1988 sul risvolto
  • arazzo

Provenance

Amedeo Porro, Vicenza
Collezione privata, Vicenza
Ivi acquistato dall'attuale proprietario

Catalogue Note

Un incontro, un’intervista immaginaria tra due grandi rivoluzionari dell’arte contemporanea:

Maurizio Cattelan: La prima volta che ho visto una tua opera era firmata Alighiero e Boetti. Per non so quanto tempo ho pensato che tu fossi due persone diverse. E poi c’era quella foto, con due gemelli che si tenevano per mano… Mi piaceva questa confusione. Eri tu ed eri un altro. Adesso è un po’ strano sedersi a parlare solo con Boetti. È come se mancasse qualcosa. Dov’è Alighiero?

Alighiero e Boetti: Io sono io, lui è lui. Alighiero sono io e Alighiero è me. Boetti è metà Alighiero e metà me. Alighiero è la parte più infantile, più esterna, che domina le cose familiari. Boetti è più astratto, appunto perché il cognome rientra nella categoria. È una gerarchia. L’ordine delle cose mi ha sempre affascinato, il modo in cui le nostre società si fondano su strutture irremovibili. Pensa anche solo all’ordine alfabetico.

(…)

MC: Quando hai deciso di sdoppiarti?

A e B: Non lo so. Non mi ricordo, e forse non è nemmeno importante. Potremmo scegliere una data qualsiasi. Le date, sai perché sono importanti? Perché se scrivi sul muro 1970 sembra niente, proprio niente, ma fra trent’anni… Ogni giorno che passa questa data diventa più bella: è il tempo che lavora, è soltanto quello che lavora. Le date hanno proprio questa bellezza: più passa il tempo e più divengono belle. Così potremmo far finta che il 16 dicembre del 1970 è il giorno in cui Alighiero e Boetti vennero e videro la luce a Torino. Un giorno avevo fatto un disegno e l’avevo firmato Alighiero e Boetti, quando è arrivata in studio una signora che non sapeva niente e mi dice: “Chi sono questi due?”. Io ero a posto, capisci. Sono piccole conferme di realtà, come un segno. Da allora penso di essere diventato bravo a inventare i rebus, ma poi non sono capace di risolverli.

MC: Sei superstizioso?

A e B: No, ma amo le coincidenze, perché ti portano altrove. Basta un nome o un numero e tu puoi essere un poco come me e io un poco come te. Forse questa mia attrazione per le felici coincidenze nasce da un’idea schizofrenica, dal fatto che non riesco a stare sempre nello stesso posto, che sono poi le tante braccia di Shiva, credo. E poi sono sicurissimo che esistono delle sequenze numeriche che, se pronunciate, potrebbero aprire il mondo. Accelerazioni estreme insomma… Ad esempio, ho lavorato molto sulla serie del raddoppio. Forse è la serie più pazzesca che esista. Supera la tua capacità sensibile. È una velocità incredibile: prendi un millimetro e dopo venti volte è un chilometro, no? L’uno si divide in due. Il due in quattro. E poi prolifera secondo quantità che sfuggono alla nostra capacità di controllo. Il più debole può trasformarsi nel più forte, come Davide e Golia. Al momento sto cercando un modo per raddoppiare le energie senza fare niente, senza sforzi: diluirsi disperdendosi. Ho trovato un sistema per cui qualsiasi realtà va bene. Cioè non faccio delle scelte. Anche questo è un grosso risultato, riuscire a non fare delle scelte.

(…)

MC: È la comunicazione che ti interessa…

A e B: Sì, moltissimo. Qualsiasi rivista ha una pagina per ogni cosa, la barzelletta, il gioco matematico e anche le pagine dell’arte, ma sbagliate. Non capisco perché non si possa trovare proprio qui uno spazio per la comunicazione. C’è un mio amico, un designer, che quando vede il suo marchio di venti metri per venti al neon su un palazzo di Milano soffre a non sentirlo firmato. Per me il problema è opposto, magari si potrebbe risolverlo con la pubblicazione in giornali sempre più maneggevoli e con l’anonimia… Oggi non riesco più a immaginarmi un Füssli, un Raffaello o un Ingres, anche se li amo molto: non si può restare legati al privilegio della mano.

(…)

MC: Non ti stanchi mai di scrivere o di lavorare?

A e B: È una delle cose che so fare. Soprattutto adesso non mi pongo più il problema se quello che faccio è arte o no. A me serve a vivere, a vivere delle avventure, e il tempo lavora per me e non contro di me. Io faccio la ricerca delle felici coincidenze: la felicità, l’abbiamo detto prima, coincide sempre. Lo vedi nei quadratini, nei due gemelli…


(Maurizio Cattelan, Infiniti Noi. Intervista con Alighiero Boetti, in "Flash Art", 26 novembre 2014)

An encounter, an imaginary interview between two revolutionaries of contemporary art:

Maurizio Cattelan: The first time I saw one of your works signed Alighiero and Boetti, I kept on thinking that you were two different people for quite a while. And to strengthen that idea there was that photograph representing two twin brothers holding each other’s hand… I cherished that confusion. It was you and you were someone else. Now it feels odd to be sitting here talking to Boetti, it feels like someone is missing, where is Alighiero?

 

Alighiero e Boetti: I am myself and he is himself. I am Alighiero and Alighiero is me. Boetti is half Alighiero and half me. Alighiero is the most childish and exterior half that dominates the family issues. Boetti is more abstract, since the last name belongs to a classification. It is a hierarchy. I was always fascinated by the order of things, the way in which our society is based on unmovable structures. Think of the alphabetic order for instance.

MC: when did you decide to split yourself?

A&B: I don’t know I don’t remember it and perhaps it is not so important. We could choose any date. And do you know why dates are so important? Because if you write on a wall 1970 it is unremarkable, but in thirty years …as days go by this date becomes more beautiful: it is because of the work accomplished by time, it is only a matter of time. Dates become more beautiful as time goes by. We could pretend that the day in which Alighiero and Boetti were born in Turin was the 16th of December 1970. Once I had made a drawing and I signed it Alighiero and Boetti, then a lady who was totally unaware, walked into my studio and asked “who are these two?” I was absolutely fine with that. Do you know what I mean? These are little realities that can be seen as signs. From that moment onward I think I have become good at inventing rebuses but not at solving them.

(…)

MC : Are you supersticious?

A&B: no, but I love coincidences because they lead you somewhere else. Just a name or a number are enough to make you become a bit like me and make me a bit like you. I think that this attraction I have to the happy coincidences comes from a schizophrenic idea, since I never managed to always be in the same place, it comes from the many arms of Shiva I think. And also because I believe that there are many sequence of numbers that, if ever pronounced, could change the world. Think of acceleration. For example I have worked on the series of doubling which is probably the most terrific one. It succeeds your sensorial abilities. It is an incredible speed, take one millimetre for instance, and twenty times further it becomes one kilometre, right? One gets divided into two. Two gets divided into four. And then the quantities are proliferated beyond our control. The weakest one can become the strongest one, like David and Goliath. Right now I am trying to double the energies doing nothing, making no efforts: diluting, dispersing myself. I have found a system that applies to all realities. In other words I do not make choices. Even this is quite a result, being able to avoid making choices.

(…)

MC: It is communication what mainly interests you.

A&B: yes very much so. Any magazine has one page dedicated to something, the comic, the mathematical game and even the pages dedicated to art, but they are wrong. I do not understand why a space for communication can’t be found. There is a friend of mine, a designer, that suffers when he sees a twenty meters large neon sign over a Milanese building, because it is not signed. I have the opposite problem, perhaps the problem could be solved issuing newspapers easily manageable and countersigned by anonymity.. today I can no longer imagine a Fussli, Raphael or Ingres even if I love them a lot: one can’ t be tied to the privilege of the hand

 

MC: Do you ever get tired of writing and working?

A&B: It is one of the things I can do. Especially now as I don’t pose to myself the question whether or not what I am doing is art. I need to live and experience, time will work for me and not against me. I look for the happy coincidences: happiness, as we said earlier, always coincides. You can see that in the small squares, in the two twins…

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