Lot 52
  • 52

Attributed to the workshop of Benedetto da Maiano (1441-1497) Italian, Florence late 15th century

Estimate
15,000 - 25,000 GBP
bidding is closed

Description

  • Corpus Christi with movable arms
  • gilt and polychromed wood
  • Attributed to the workshop of Benedetto da Maiano (1441-1497) Italian, Florence late 15th century

Condition

Overall the condition of the wood is good, with some wear and dirt to the surface consistent with age. There are a few minor losses, notably to four of the fingers of the proper right hand and three of the fingers of the proper left hand. The proper right arm is very slightly loose, but stable, in its rotation setting. There is wear to the gilding and polychromy throughout, with some minor areas of loss, notably to the bridge of the nose, to both upper arms, and to the proper left armpit. The figure is partially flattened at the back to facilitate attachment to a cross. There is a wood dowel on the reverse. A later gilt wood halo, which has some losses, can be inserted into the head. There is a loose old metal pin.
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Catalogue Note

This affecting Corpus is distinguished by a still-functioning mechanism that enables movement of the arms through joints at the shoulders, allowing for it to be displayed as a body in repose, presumably during the rites of Holy Week. Based on stylistic aspects the figure has been attributed to Benedetto da Maiano and his workshop by Alfredo Bellandi (expertise dated 28 September 2016, available upon request). Compare, for example, the sculptor's Crucifix in the Ospedale di Santa Fina, San Gimignano (Carl, op. cit., pl. 67).

RELATED LITERATURE
D. Carl, Benedetto da Maiano: A Florentine Sculptor at the Threshold of the High Renaissance, Regensburg, 2006, pl. 67


Expertise by Prof. Alfredo Bellandi:

Benedetto da Maiano (Maiano, 1441 - Firenze, 1497) e bottega

Cristo crocifisso (a braccia mobili),

ultimo decennio del Quattrocento

legno dipinto

cm 53 x 40

Dopo la fondamentale ricognizione della Lisner (1970) sulla scultura lignea dal Trecento al Cinquecento a Firenze e in Toscana, che ha messo in evidenza l’importanza nell’arte fiorentina del Quattrocento delle immagini in legno dipinto raffiguranti il Cristo inchiodato alla croce, la recente mostra, da tempo auspicata, «Fece di scoltura di legname e colorì». Scultura del Quattrocento in legno dipinto a Firenze, svoltasi alla Galleria degli Uffizi, raccogliendo i rilevanti studi degli ultimi anni dedicati a questo specifico argomento, ha finalmente contribuito al risalto di una produzione che costituisce un tratto peculiare della scultura del nostro Rinascimento. Gradita mi è perciò l’occasione di presentare questo crocifisso di piccole dimensioni (fig.1-4), di bella qualità, un’opera che costituisce una testimonianza preziosa, sconosciuta alla letteratura specialistica.

Il Crocifisso, intagliato a tutto tondo, recuperata nei suoi valori espressivi in seguito ad un recente restauro eseguito a Firenze nel 2016 presso il laboratorio di Rita Chiara Felice e Francesca Lotti, è realizzato probabilmente in legno di tiglio, una specie utilizzata dagli scultori toscani, come ricorda già Vasari nella sua introduzione alle Vite, dedicata agli aspetti tecnici del ‘mestiere’ di artista: la media durezza e la scarsa presenza di fibre e nodi, sono, infatti, caratteristiche che rendono questa specie legnosa particolarmente adatta all’intaglio.

La figura è ricavata da un blocco portante (dove sono stati intagliati la testa, il torso, le gambe ed i piedi), al quale sono state aggiunte le braccia snodabili tramite un sistema a perno ligneo ancora funzionante (per questa ragione la costruzione della spalla, sopra lo snodo delle braccia, è, in parte, realizzata con stoffa incollata al legno): si tratta dunque di un crocifisso realizzato con le braccia mobili per essere presentato, all’occorrenza, anche nella posizione di ‘deposto’ (fig.2,4), ossia adagiato sul cataletto con le braccia lungo il corpo, durante i riti della Settimana Santa, probabilmente, in ragione delle sue dimensioni, quale atto intimo e solenne di adorazione destinato – come preciseremo – alla devozione privata o conventuale.  

Nella Firenze dell’ultimo quarto del Quattrocento alcune importanti botteghe a conduzione familiare si specializzarono nella realizzazione di crocifissi monumentali, di medie e piccole dimensioni, come il nostro esemplare. Tale produzione fu predominante negli esponenti della più alta tradizione dell’intaglio ligneo: i fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano, i Sangallo, Baccio da Montelupo e Antonfrancesco Bugiardini, la famiglia dei Del Tasso. La diffusione dell’immagine del crocifisso, assai richiesta dal mercato artistico, venne favorita dalla predicazione del frate domenicano Girolamo Savonarola che additava nel Cristo sulla croce il principale modello ispiratore di elevazione spirituale, un aspetto del quale offre un’efficace immagine l’effigie del combattivo predicatore in una medaglia (1497), attribuita a fra Mattia della Robbia, al British Museum di Londra (fig.8), che ci restituisce con immediatezza la funzione di simili opere e il particolare punto di vista, molto ravvicinato, dal quale solitamente venivano osservate, vincolando l’artista ad un livello accurato di definizione anatomica.  

Il nostro crocifisso  – leggermente più piccolo rispetto a un braccio fiorentino, l’unità di misura entro cui sappiamo dai documenti che simili lavori erano realizzati –, composto e solenne nella sua posa frontale, è qualificato, sul piano stilistico, dalle membra delicate e una struttura ben tornita: il volto, dai tratti sottili, non è gravato da un’espressione di sofferenza ma di serena rassegnazione e la muscolatura è delineata in modo accurato (si osservi la struttura della gabbia toracica e lo sterno) ma non esageratamente segnata; il perizoma di tela gessata (fig.6), annodato trasversalmente sull’addome, è molto aderente in modo da sottolineare la forma del corpo.

Nel modellato del volto dai tratti definiti e delicatamente sofferenti (fig.5) riconosciamo l’intervento di Benedetto da Maiano. Lo scultore, infatti, fu coinvolto nella ingente produzione di crocifissi di piccolo formato per la devozione privata, nella quale intervennero anche i suoi collaboratori: lo conferma l’inventario delle opere contenute all’interno della bottega, redatto alla sua morte, nel 1497, allorché venne rilevata dal nipote Leonardo del Tasso. Nel documento sono registrati ben sette crocifissi piccoli di misure diverse, tra i quali «uno di ½ braccio» (ossia di circa trenta centimetri) «consegnato (...) a Simone del Pollajuolo» il «10 di novembre per fiorini uno larghi» e un altro «d’un terzo di braccio» a un monaco della badia il 15 febbraio 1497: tali notizie offrono uno spaccato del vivace mercato artistico sviluppatosi attorno a questo genere di opere, delle dinamiche produttive delle botteghe fiorentine e del loro ambito di committenza.

Accostando al nostro esemplare il crocifisso (fig.10) di Benedetto da Maiano dell’Ospedale di Santa Fina a San Gimignano (1495 ca.), caratterizzato da una modellazione della superficie che unisce tutto morbidamente (dal busto arrotondato alle ginocchia, spostate in avanti e che sembrano sprofondare verso il basso), si possono istituire efficaci confronti tra i loro volti (fig.11,12). Assai simile, nelle due opere, è, inoltre, il perizoma violaceo in stoffa, così colorato per rimarcare l’effetto penitenziale dell’opera, realizzato, come era in uso nelle botteghe fiorentine del Quattrocento, con una sottile tela di cotone apprettata con colla animale e preparata per essere dipinta con un sottilissimo strato di gesso.

Proprio il colore, in simili oggetti, svolgeva un ruolo non secondario nel conferire naturalezza ad una immagine destinata alla devozione. La policromia è stesa su di una preparazione a gesso e colla molto sottile e rifinita con un gioco di velature che contribuiscono ad accentuare i volumi del modellato. L’incarnato olivastro è realizzato con varie stesure di pigmenti legati, probabilmente, con tempera mista, in considerazione della brillantezza della materia. Per restituire la policromia del sangue sono stati impiegati una lacca rosso scuro ed un pigmento più chiaro, soprammessi per aumentarne la veridicità. Anche tale aspetto, sottolinea, in quest’immagine del Cristo crocifisso, la sintesi fra volume e colore che costituisce il tratto rilevante della scultura lignea fiorentina.

 

Firenze, 28 settembre 2016

 

Alfredo Bellandi

Bibliografia:

inedito.

 

Bibliografia di riferimento:

- G. Vasari, Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, Firenze 1550, ed. a cura di L. Bellosi e A. Rossi, Torino, 1986, pp. 487-491.

- M. Lisner, Holzkruzifixe in Florenz und in der Toskana von der Zeit um 1300 bis zum frühen Cinquecento, München 1970.

- D. Carl, Benedetto da Maiano. A Florentine Sculptor at the Threshold of the High Renaissance, 2006.

- Benedetto da Maiano a San Gimignano. La riscoperta di un crocifisso dimenticato, a cura di M. Maccherini, Firenze 2009.

- A. Bellandi, “In riva d’Arno, a un buon lume”, in La scultura in legno dipinto del Quattrocento a Firenze, cat. della mostra a cura di A. Bellandi (Galleria degli Uffizi), Firenze 2016, pp. 36-61.