Lot 5
  • 5

Emilio Isgrò

Estimate
40,000 - 60,000 EUR
Sold
50,000 EUR
bidding is closed

Description

  • Emilio Isgrò
  • Il ricamo di Alma
  • firmato, intitolato e datato 1975 sul retro
  • acrilico su tela

Provenance

Acquistato direttamente dall'artista nella seconda metà degli anni Settanta
Collezione privata, Bologna

Catalogue Note

È così difficile spiegare Emilio Isgrò e la sua arte che quasi verrebbe da dire che è impossibile parlarne. Perchè Emilio Isgrò è un artista insolito, che annulla l'immagine piuttosto che dipingerla. Ed allo stesso modo è un poeta insolito, che cancella la parola piuttosto che scriverla. La sua arte è di conseguenza un arte del paradosso, che ha il potere di gridare pur tacendo, lasciando la libertà allo spettattore di costruire un'immagine da un'assenza. L'assenza, nell'arte di Emilio Isgrò, è certezza di una presenza.
Alma (a destra) ricama nel rosso vestita di rosso è uno dei lavori della celebre serie Storie Rosse, che Emilio Isgrò, considerato uno dei padri dell'arte concettuale italiana e della Poesia visiva, produce nel corso degli anni Settanta. Datato 1975, questo lavoro, romantico e radicalmente concettuale, è emblema di un'arte che avverte il collasso di una cultura moderna e che lascia spazio al dopo, al postmoderno, all'incertezza dell'esperienza individuale.
Riflettendo un periodo storico, quello del dopoguerra e dell'atroce stallo della guerra fredda, in cui l'uomo, e ancor di più l'artista con la sua sensibilità, ha ormai raggiunto piena consapevolezza della relatività della storia e dell'impossibilità di credere a dei principi universali in grado di giustificarne gli sviluppi, la serie delle Storie Rosse annulla la certezza dell'immagine per lasciare allo spettatore nient'altro che la traccia, il simulacro, di quella storia in continuo divenire.
Come nelle “cancellature” degli anni Sessanta, quando Emilio Isgrò annulla la parola nelle pagine di libri ed enciclopedie per mostrare la presenza dell'assenza, la forza espressiva di ciò che si salva, quasi come è toccante e radicale un ricordo che riaffiora dall'oblio della memoria, così nelle Storie Rosse Emilio Isgrò lascia la traccia travolgente del colore per descrivere il proprio personalissimo ricordo, in questo caso quello di Alma che ricama, permettendo allo spetattore, quasi per magia, di costruire il ricordo di qualcosa che non si è vissuto.
La parola priva di coordinate concrete e la non immagine riescono, grazie ad Emilio Isgrò, a raccontare una storia di cui lo spettatore non ha fatto esperienza, ma che per paradosso, ha l'impressione di aver vissuto.
Afferma Tommaso Trini: “Che Isgrò non mi faccia vedere quasi nulla perchè nulla rappresenta, è a misura della sua viva consapevolezza che la modernità ha abbandonato l'universo della rappresentazione lasciandosi dietro solo i simulacri, e inoltre che il primato del visivo va assolutamente rovesciato”.
Collocata cronologicamente tra le due prime partecipazioni di Emilio Isgrò alla Biennale del Venezia (quella del 1972 e del 1978), Alma (a destra) che ricama nel rosso vestito di rosso è uno dei lavori più toccanti e maturi della produzione artistica del pittore-poeta.

 

Explaining Emilio Isgrò and his art is extremely complicated, somehow nearly impossible. He is definitively an unusual artist, who nullifies the contents he paints. He is also an uncommon poet, who deletes the words he writes. His art is paradox, which shouts out in silence and leaves the spectator free to build his/her own image from an absence. Specifically absence –in Emilio Isgrò’s art- is the certainty of a presence.
Alma (a destra) ricama nel rosso vestita di rosso is one of the masterpieces from Storie Rosse series, produced in the 70’s by Emilio Isgrò, indeed considered as one of the fathers of Italian Conceptual Art and Visual Poetry. Dated 1975, this piece of art – romantic and radically conceptual – is the emblem of art perceiving the failure of modern times and moving on to “the next”, to Post-Modernism, to the uncertainties of individual experience.  
His art totally reflects the ongoing historical era, i.e. the postwar period and the atrocious stalemate of the Cold War, in which the Man – and above all the Artist – achieves full awareness, thanks to his sensitivity, of the relativity of history and of the impossibility to believe in universal principles which presume to be capable of explaining history itself. Within this frame, the Storie Rosse series nullifies the inborn certainty of images and gives the spectator nothing but a footprint, a simulacrum, the glimmer of unrelentingly evolving history.
In “cancellature” (during the 60’s) Emilio Igrò had deleted words from the pages of books and encyclopedias to highlight the power of presence due to absence, the strength and the expressivity of what survives, similar to how touching and radical memories can be when they emerge again. In the same manner, with Storie Rosse Emilio Isgrò leaves the rousing imprint of color to describe his intimate memories of Alma embroidering, but in doing so he lets the spectator build his own image of what he has actually not experienced, as if by magic.
Thanks to Emilio Isgrò, his words without coordinates and his non-images manage to tell stories that the spectator has not lived but perceives to have lived, as a paradox. Tommaso Trini once said: “The fact that Isgrò is showing me nothing because it represents nothing is the measure of his profound awareness that modernity has abandoned the universe of representativeness by leaving only semblances behind, and that the primacy of figurative art definitively needs to be knocked over”.
hronologically placed between the first two participations of Emilio Isgrò into the Biennale of Venezia (1972 and 1978), Alma (a destra) che ricama nel rosso vestito di rosso is one of the most moving and mature works of the production by the poet-artist.

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