MI0320

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Lot 32
  • 32

Alberto Burri

Estimate
500,000 - 700,000 EUR
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bidding is closed

Description

  • Alberto Burri
  • Bianco cretto
  • firmato sul retro
  • acrovinilico su compensato
  • cm 53x53
  • Eseguito nel 1970

Provenance

Galleria Mazzoleni, Torino

Exhibited

Pescara, Ex Aurum, Cromofobie. Percorsi del bianco e del nero nell'arte italiana contemporanea, Milano 2009, pag. 47, illustrato a colori

Literature

Fondazione Palazzo Albizzini, Burri. Contributi al Catalogo Sistematico, Città di Castello, 1990, pag. 247, n. 1058, illustrato a colori

Condition

The work is in mint condition. No traces of retouchings appears to be under UV light.
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Catalogue Note

Eseguito nel 1970, Bianco cretto è uno dei primi esperimenti della famosa serie dei Cretti realizzati negli anni Settanta dopo le combustioni plastiche e i gobbi e prima dei Cellotex. I Cretti sono costituiti da spesse superfici quadrate o rettangolari, a cassetta, nelle quali Burri fa colare un denso impasto ottenuto con la miscela di bianco di zinco, caolino sottoposto poi ad essicazione coperto da colle viniliche. Nel procedimento di essicazione si crea il cretto. Con i cretti Burri ritorna agli strumenti del pittore e ad una compostezza della composizione quasi come nella pittura antica.
"I "Cretti" ostentano una pesantezza nuova nel catalogo della materie di Burri, una durezza e una pesantezza superiore a quella dei "Ferri". [...] Come già nelle "Plastiche", adesso però con una sorta di più inquietante presenza, la luce è intrappolata in questa trama di spaccature, si fonde e si identifica con la vischiosità del vinavil spalmato sopra, ingabbia la crescita spontanea della materia che anche qui non è aiutata dall'esterno, se non provvedendola di un maggiore o minore spessore, per cui si cretta in caňon o si desquama come le scaglie di un pesce. I "Cretti" si pongono sul crinale che divide con un sottilissimo margine la naturalità dall'artificio, proponendo un'ambiguità nuova in Burri. [...] Poiché più avviata sul cammino della pittura pura l'opera di Burri pone l'accento sull'enigma della sua consistenza materica, come se il pittore intendesse oggi nascondere quella materia che fu già la sua intuizione innovatrice. Non è un accorgimento accademico questo, né un fatto che trovi un parallelo nella domanda che ci si può porre dinanzi a un dipinto antico se sia o no eseguito ad olio. È un dubbio che si estende all'immagine stessa che pur continua ad essere 'astante' e 'flagrante' al contempo, con una fragranza ora difficilmente definibile. Il disagio e l'angoscia di chi guarda è notevolmente accresciuto." (Bruno Mantura, in catalogo della mostra, Alberto Burri, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, 1976, pag. 11)

 

"Andammo a Gibellina con l'architetto Zanmatti, il quale era stato incaricato dal sindaco di occuparsi della cosa. Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere  e subito mi venne l'idea: ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest'avvenimento. Ecco fatto! "
Alberto Burri, 1995


Il 15 gennaio 1968 un sisma distrusse il centro storico di Gibellina provocando diverse vittime e la distruzione di altri sei paesi nella valle. Su queste macerie, Alberto Burri realizzò quella che ancora oggi è uno dei più grandi ed estesi monumenti d'arte contemporanea mai esistiti: Il Grande Cretto Bianco. La severità dei Cretti offre a Burri lo spunto per ideare e realizzare nel 1984-1988 questo grande monumento dedicato alla sofferenza e alla tragedia. Sulle macerie distrutte, raccolte e compattate in blocchi omogenei, Burri colò il cemento liquido bianco. Il tracciato dei blocchi, alti 1 metro 60 e i solchi laghi 2-3 metri, sembrano quasi riprodurre la planimetria della città rasa al suolo. L'efficacia di questo incredibile monumento risiede nella contrapposizione tra l'impatto visivo-ambientale, esterno (nelle immagini aeree sembra di vedere un dipinto) ed il labirinto delle crettature, interno, invito allo smarrimento ed alla riflessione sulla tragedia e la perdita. L'importanza dei Cretti nell'opera di Burri si evince chiaramente dalla valenza e la riuscita di questo impareggiabile monumento.