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Francesco Solimena
Description
- Francesco Solimena
- Giuseppe e la moglie di Putifarre
- olio su tela
oil on canvas
Condition
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Catalogue Note
Questa tela, sensuale nel soggetto quanto nella resa pittorica densa e preziosa, costituisce un ottimo esempio della prima maniera di Francesco Solimena, nel momento finale della sua fase giovanile, fortemente influenzata dal virtuosismo del pennello di Luca Giordano. Lo stesso biografo Bernardo De Dominici insiste sull'affinità e sulla stima reciproca dei due pittori, che nel corso del nono decennio del Seicento eseguirono importanti cicli ad affresco in chiese napoletane, talora trovandosi a lavorare gomito a gomito. Dopo l'iniziale apprendistato presso il padre Angelo Solimena, Francesco si diede a studiare la grande pittura barocca partenopea di Mattia Preti e di Luca Giordano; su queste basi, che costituiranno per tutta la sua lunga carriera un costante punto di riferimento, egli costruì uno stile che si avvicinò progressivamente alla corrente accademica romana. Queste componenti stilistiche gli valsero il soprannome di "Cavalier Calabrese nobilitato" da parte di De Dominici, che vedeva in Solimena l'ideale superamento del Barocco di matrice troppo crudamente naturalistica del calabrese Preti.
Del dipinto si conoscono altre due versioni: una, piu grande (cm. 154.8 x 206.8), già in collezione privata brasiliana, resa nota da Ferdinando Bologna,1 è da identificare con quella successivamente presso la Heim Gallery di Londra.2 La versione già Heim è stata pubblicata da Nicola Spinosa3. Un'altra versione, leggermente più piccola della prima (cm. 152.5 x 204.5), di grande qualità e freschezza conservativa, fu presso Hazlitt, Gooden and Fox Ltd. a Londra nel 1990.4
Nessuna di queste, in ogni caso, corrisponde con la nostra redazione, di formato ridotto rispetto alle due sopracitate, la cui autografia è testimoniata dall'alto livello qualitativo, evidente nella scioltezza della composizione, nell'aggraziata e al tempo stesso solida costruzione delle due figure, nei magistrali accordi cromatici. Le stesse caratteristiche si ritrovano in opere di Solimena degli anni intorno al 1690, dagli affreschi della sacrestia di San Paolo Maggiore alle Virtù della cappella di San Carlo al Gesù Nuovo e all'Agar di Capodimonte. L'esistenza di più versioni autografe e pressoché identiche dello stesso soggetto non è affatto insolita nell'opera di Solimena: il pittore era infatti solito replicare sue invenzioni anche a distanza di anni. La presente tela, in particolare, trasformando l'episodio biblico a sfondo moraleggiante in una sorta di lieve pièce galante, dimostra una certa affinità con i contemporanei esiti del napoletano 'romanizzato' Paolo De Matteis, in sintonia col gusto del marchese del Carpio, che fu viceré di Napoli dal 1682 al 1687.
1. F. Bologna, "Solimena's Solomon worshipping the Pagan Gods in Detroit", in The Art Quarterly, vol. XXXI, 1968, pp. 45-46, illus. fig. 10.
2. Fourteen Important Neapolitan Paintings, catalogo mostra, Londra, Heim Gallery, 13 maggio - 28 agosto 1971, n. 11, illus..
3. N. Spinosa, Pittura napoletana del Settecento dal Barocco al Rococò, Napoli 1993, p. 101, illus. fig. 9.
4. Italian and the Italianate, catalogo mostra, Londra, Hazlitt Gooden & Fox Ltd., 20 giugno - 20 luglio 1990, n. 13, illus..