Lot 8
  • 8

Giorgio Morandi

Estimate
450,000 - 650,000 EUR
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Description

  • Natura morta
  • firmato
  • olio su tela
  • cm 30x46
  • Eseguito nel 1954

Provenance

Galleria del Milione, Milano, n. 233
Galleria Bergamini, Milano
Collezione P. Barbieri, Milano
Asta Finarte, 1967
Ivi acquistato dalla famiglia dell'attuale proprietario

Literature

L. Vitali, Giorgio Morandi. Catalogo Generale, Milano 1983, vol. II, n. 902, illustrato

Condition

This work appears to be in generally good overall condition. The painting has been relined, probably before 1967. Under UV light an area of retouching is visible by the center left part of the painting. The colours of the painting are colder, brighter and fresher than in the catalogue illustration.
"In response to your inquiry, we are pleased to provide you with a general report of the condition of the property described above. Since we are not professional conservators or restorers, we urge you to consult with a restorer or conservator of your choice who will be better able to provide a detailed, professional report. Prospective buyers should inspect each lot to satisfy themselves as to condition and must understand that any statement made by Sotheby's is merely a subjective, qualified opinion. Prospective buyers should also refer to any Important Notices regarding this sale, which are printed in the Sale Catalogue.
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Catalogue Note

"Per me non vi è nulla di astratto; per altro ritengo che non vi sia nulla di più surreale, nulla di più astratto del reale"
Giorgio Morandi

"Nell'immobilità di quell'umile rifugio da tutta l'eccitazione di un mondo agitato, quegli oggetti di ogni giorno conducevano una loro propria vita immobile. Lì, in quella piccola stanza in cui un grande artista si era circondato di tutto ciò che serviva a una lunga e laboriosa esistenza, nulla veniva mai mutato, nulla mosso..."
John Rewald

Sull'isolamento di Giorgio Morandi e la costante fedeltà a se stesso, praticata soprattutto nell'ultimo decennio della sua attività, tanto si è scritto e discusso, come ad esempio in questo intimo e crepuscolare ritratto riportato dal professor Rewald durante la visita allo studio dell'artista poco prima della sua morte nel 1964.
La poetica di Morandi così apparentemente statica e la sua stessa reticenza dal dichiarare qualsiasi legame, qualsiasi influenza di altro artista coevo o passato, ha posto non pochi problemi nell'inquadramento di questo grande testimone del Novencento nel più ampio contesto dell'arte del secondo dopoguerra.
Un grande collezionista d'avanguardia come Giuseppe Panza di Biumo aveva raccolto questa significativa contraddizione, cogliendo l'attualità della sua pittura senza tempo e trovandone traccia in talune ricerche artistiche contemporanee: se, infatti, "mai come in questi anni di fine secolo, caratterizzati dal postmodernismo, l'opera di un artista come Morandi sembra essere inattuale", la sua arte non è mai provinciale e "la qualità è così alta da divenire valore universale, senza relazione a un luogo o un ambiente che la possa limitare".
Il collezionista trovò, ad esempio, una particolare affinità fra Morandi e l'artista statunitense Lawrence Carroll nella comune ricerca della complessità presente sotto l'apparente semplicità di umili oggetti quotidiani. L'esame ravvicinato di oggetti comuni e famigliari caratterizza l'arte di entrambi, dando allo spettatore quella stessa sensazione stratificata di una intensa esperienza di vita concentrata sulla propria intimità.
Del resto, le poche laconiche dichiarazioni che Giorgio Morandi ci ha lasciato nei riguardi del proprio lavoro legano la sua pittura ad istanze ontologiche e percettive più che estetiche. Nessun debito, nessuna parentela dichiarata, solamente la razionalizzazione analitica del suo metodo: "ricordava Galileo che il vero, il libro della filosofia, il libro della natura, è scritto in caratteri estranei al nostro alfabeto. Questi caratteri sono: triangoli, quadrati, cerchi, sfere, piramidi, coni ed altre figure geometriche. Il pesiero galileiano lo sento vivo entro la mia antica convinzione che i sentimenti e le immagini suscitati dal mondo visibile, che è mondo formale, sono molto difficilmente esprimibili, o forse inesprimibili con le parole. Sono infatti sentimenti che non hanno alcun rapporto o ne hanno uno molto indiretto con gli affetti e con gli interessi quotidiani".
La fonte filosofica da cui sorge questa reiterazione continua dei medesimi oggetti, questa analitica ricerca della forma e del colore nella stessa serie di bottiglie, ciotole e fruttiere, porta, come nel processo meditativo, a distogliere l'attenzione dall'entità degli stessi per proiettarci in una visione metafisica sulla realtà in se stessa.
Non in ultimo, fra gli artisti che dall'altra parte invece hanno più apertamente dichiarato il proprio attaccamento alla coerenza dell'arte morandiana, non possiamo non ricordare il pittore inglese Ben Nicholson, il quale dichiarò apertamente: "Io sono affascinato da sempre dall'arte di Morandi perché ritengo che sia il continuatore dell'arte mio padre, l'anello di congiunzione tra la sua arte e la mia. Le mie nature morte, le dipingo sempre pensando a Morandi".