Lot 647
  • 647

Francesco de Mura

Estimate
100,000 - 150,000 EUR
Log in to view results
bidding is closed

Description

  • Francesco de Mura
  • TarantellaScena con suonatore di liuto
  • olio su prima tela, una coppia
    a pair, both oil on canvas, unlined

Condition

x
"In response to your inquiry, we are pleased to provide you with a general report of the condition of the property described above. Since we are not professional conservators or restorers, we urge you to consult with a restorer or conservator of your choice who will be better able to provide a detailed, professional report. Prospective buyers should inspect each lot to satisfy themselves as to condition and must understand that any statement made by Sotheby's is merely a subjective, qualified opinion. Prospective buyers should also refer to any Important Notices regarding this sale, which are printed in the Sale Catalogue.
NOTWITHSTANDING THIS REPORT OR ANY DISCUSSIONS CONCERNING A LOT, ALL LOTS ARE OFFERED AND SOLD AS IS" IN ACCORDANCE WITH THE CONDITIONS OF BUSINESS PRINTED IN THE SALE CATALOGUE."

Catalogue Note

Queste due grandi, scenografiche tele sono fra gli esempi più ricchi e accattivanti della produzione di genere di Francesco De Mura (Napoli 1696-1782), personalità fra le più insigni della vivacissima stagione del barocchetto napoletano. L'autografia della coppia è stata confermata dal professor Nicola Spinosa - al quale va tutta la nostra riconoscenza - che ne ha proposta una datazione tra il 1735 e il 1740. Sono questi gli anni in cui De Mura conobbe il momento di maggiore felicità pittorica, dopo essersi emancipato da una più stretta adesione ai modi del maestro Francesco Solimena, di cui fu a lungo l'allievo prediletto. A questo periodo risalgono infatti commissioni di prestigio quali la decorazione del catino absidale della chiesa della Nunziatella a Napoli (1732), come alcune tele realizzate per i nuovi ambienti di Palazzo Reale (1738-1741). La critica ha inoltre più volte sottolineato come, in questi anni, De Mura si sia fatto sottile interprete delle atmosfere del melodramma metastasiano. Certo di un eloquio spensieratamente leggero sono circonfuse queste tele, caratterizzate da un'estrema delicatezza cromatica e da pennellate sciolte. Come in altre tele contemporanee di Fabris, l'allegra musica contadina, le danze, i tamburelli, la tradizione della grande canzone napoletana sono qui elevate a reali protagoniste della scena, ma in chiave più celebrativa, più magniloquente. L'originale impaginazione che sembra disporre le figure a spirale produce inoltre un movimento, quasi una danza dal ritmo cadenzato, che sale dal basso verso l'alto. I personaggi femminili, i puttini prossimi per tipologia a tante altre opere dell'artista, sono qui impegnati in attività di festa, in una celebrazione della vita e dell'arte, lontane da più paludate allegorie o scenografie religiose. La donna che suona il tamburello, in particolare, riappare nella grande composizione di medesimo soggetto apparsa sul mercato londinese e pubblicata da Spinosa (Cfr. N. Spinosa, Pittura napoletana del Settecento dal Barocco al Rococò, Napoli 1993, p. 165, fig. 357), il quale così si pronunciava a proposito: "Una scena di genere [...] che diviene quasi una sorta di balletto tra damine della buona società napoletana, che hanno indossato costumi da popolane senza tuttavia perdere modi e atteggiamenti da fragili creature dei giardini incantati d'Arcadia". Un commento che ben descrive anche la nostra coppia di quadri.