Lot 7
  • 7

Massimo Taparelli D'Azeglio

Estimate
30,000 - 40,000 EUR
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Description

  • Massimo Taparelli D'Azeglio
  • Contadinella alla quale è caduto l'asino in un cattivo passo

  • firmato in basso a destra Azeglio
  • olio su tela
  • cm 236 x 181

Provenance

Già Collezione Antonio de Vecchi, Milano

Exhibited

Milano, Palazzo di Brera, Esposizione delle opere degli artisti e dei dilettanti nelle gallerie della Imperial Regia Accademia delle Belle Arti per l'anno 1843, 1843, n. 163;
Torino, Palazzo di Carignano, Mostra dei dipinti di Massimo d'Azeglio, 1866, sala II, n. 4;
Torino, Galleria Civica d'arte Moderna e Contemporanea, Massimo d'Azeglio e l'invenzione del paesaggio istoriato, 2002-2003, n. 90

Literature

G. Prati, Lettere a Maria intorno alle Belle Arti in Torino con versi inediti, Torino 1843, pag. 35;
Atti dell'Accademia di Belle Arti di Brera, 1843, pag. 168;
M. Borghi, Massimo D'Azeglio nella vita e nell'arte, Milano 1949, pag. 105 e pag. 106, citato;
G. Virlogeux, Massimo D'Azeglio, Epistolario (1819-1866), Torino 1989, Vol. II, pag. 159

Catalogue Note

Presentato, insieme a Campagna di Roma (n. 60) e a Muzio Attendolo Sforza nell'atto di gettare su un albero la sua accetta per trarne pronostico se debba farsi soldato (n. 168) - dipinto eseguito su commissione del marchese Filippo Ala Ponzone e dalla sua collezione entrato nel 1887 in quella dell'Accademia di Brera -, in occasione dell'esposizione annuale di Belle Arti di Brera nel 1843 e acquistato, successivamente, dal collezionista milanese Antonio de Vecchi, come risulta dal catalogo dell'esposizione retrospettiva organizzata a Torino nel 1866, Contadinella alla quale è caduto l'asino in un cattivo passo, sotto le sembianze di un  paesaggio qualunque celava, probabilmente, qualche significato altro se, nel 1843, Giovanni Prati nelle  Lettere a Maria intorno alle Belle Arti in Torino, con versi inediti scriveva: "Un gran tronco spezzato pare il protagonista; poi una ragazzotta colla sua capra; poi giù in fondo al burroncello un asino morto. Quella bestia mette pietà! Una persona sì umile, perseverante, operosa, come quella dell'asino, meriterebbe più fortunata vita e funerali più illustri. Che dura legge! Le volpi, le vipere, i camaleonti, le jene vivono età di ferro; e il povero filosofo del mulino fa un capitombolo, e giù nel sepolcro! Però i mulini non mancan mai di filosofi!"

Uomo politico e letterato di successo Massimo D'Azeglio scoprì una forte passione per la pittura fin da giovanissimo, quando, come scrive nei Ricordi, nel 1814, seguendo a Roma il padre designato ministro plenipotenziario presso la Santa Sede, "avvertii quella vampa interna, quell'inclinazione decisa per la pittura che m'è poi costantemente durata". 

In Contadinella alla quale è caduto l'asino in un cattivo passo lo spunto narrativo, la giovane pastorella che si dispera per la perdita dell'animale, come in tutti i capolavori che lo avevano preceduto e che avevano consacrato il loro autore come inventore del cosiddetto paesaggio istoriato - un genere che prevedeva l'inserimento di episodi tratti dal mondo del romanzo storico in paesaggi colti dal vero e del quale si citano ad esempio La morte di Montmorency (1825), Ferraù e l'ombra di Argalia (1834), Bradamante che combatte col mago Atlante per liberar Ruggero dal castello incantato (1835), La vendetta (1835) - , è inserito in una cornice paesistica elaborata attraverso un meditato studio del dato naturale, esito cui D'Azeglio perviene grazie alla frequentazione del pittore fiammingo Martin Verstappen del quale diventa allievo durante il suo secondo soggiorno romano, nel 1819, e con il quale dipinge en plein air nella campagna romana acquisendo un metodo di lavoro ben preciso: "dipingevo dal vero", scrive nei Ricordi, "in tele di bastante grandezza, cercando di terminare lo studio, a quadro, sul posto", poiché "l'arte è il ritratto del vero e prima di tutto il paesista deve imparare a riprodurre il vero, poi a fare quadri".

Il paesaggio di Contadinella alla quale è caduto l'asino in un cattivo passo, dunque, nonostante possieda tutte quelle caratteristiche del paesaggio romantico che il critico Defendente Sacchi suggeriva ai pittori paesisti di inserire nei propri lavori - "l'orrido dei monti, il torrente che s'infrange fra i sassi, la cascata, la valle, il bosco" (cfr. D. Sacchi,"Gazzetta Privilegiata di Milano, 1834, p, 1033) -, è studiato dal vero ed è proprio nella descrizione accurata dei suoi elementi, l'albero rinsecchito dal tronco nodoso, il muschio che lo ricopre, i frutti maturi delle castagne ancora nei ricci, le foglie ingiallite, le piante acquatiche nel torrente, il cielo carico di nubi minacciose che nascondono il sole, che è possibile riconoscere tutte le qualità artistiche che hanno reso D'Azeglio, prima di un letterato e di un uomo politico, un Pittore.

E. C.

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