- 97
Rara ed eccezionale fontana da tavolo in porcellana policroma da un modello di Massimiliano Soldani Benzi, Gaspero Bruschi capo modellatore e dipinto nella maniera di Giuseppe Romei, manifattura Ginori a Doccia, circa 1745-1750
Description
- cm 29,6x33
Catalogue Note
Per questo lotto è disponibile l'Attestato di Libera Circolazione.
An Export Licence is available for this lot.
BIBLIOGRAFIA
J. Winter, 'Doccia Porcelain at Ickworth', in Amici di Doccia, Quaderni, II 2008, p. 12, fig 4,5.
Il vaso ha sulla fronte un rilievo con una scena di sacrificio: si tratta di un adattamento di un rilievo in cera custodito nel Museo della Manifattura di Doccia in cui si scorge, al di sopra dell'ara sacrificale, Diana sul carro e dunque potrebbe essere inteso come un'allegoria della Notte (K. Lankheit, Die Modellsammlung der Porzellanmanifaktur Doccia, Monaco, 1982, fig. 216). Nonostante l'antico inventario dei modelli lo qualifichi come anonimo esso appare attribuibile allo scultore Giovanni Casini (o Cassini 1689-1748), un allievo di Giovanni Battista Foggini la cui opera scultorea è formata, per l'appunto, da un gruppo di rilevi i cera del Museo di Doccia.
Così come si presenta, il vaso (escluso il rilievo di cui si è appena detto) appare una derivazione da un'idea dello scultore Massimiliano Soldani Benzi (1656-1740). In effetti due modelli in terracotta dello scultore relativi a questa forma sono stati recentemente rintracciati nella manifattura, a Sesto Fiorentino (R. Ballesi, "I Soldani del Marchese Clemente Vitelli" in Paragone, LVIII, 74, Luglio 2007, pp.62-73) e appaiono composti, come il nostro, da un corpo con rilievi sulla fronte, sostenuto da un giovane tritone con delfini; sono dotati di anse con altri putti ma muniti di un collo e di una coperchio: l'esemplare in porcellana qui in esame è dunque una trascrizione della sola parte bassa e mediana. A quanto si deduce dalle scoperte della Ballesi, nel 1752 Carlo Ginori acquistò dal marchese Clemente di Niccolò Vitelli queste terrecotte che erano appartenute in origine all'avo del Vitelli, Clemente di Giulio, in un inventario del quale compaiono nel 1701. Clemente senior era stato amico di Soldani e particolarmente connesso come intermediario fra lo scultore e il Principe Johann Adam Andreas di Liechtenstein a cui quelle opere erano forse destinate in vista di una commissione di vasi che poi non ebbe seguito. E' nota infatti una corrispondenza fra lo scultore e il principe in cui, nel 1694, si parla di vasi che dovevano essere fusi previa l'approvazione dei loro modelli. Rimaste a Firenze le straordinarie creazioni di Soldani entrarono a far parte della Manifattura nel 1752, arricchendo un patrimonio già prezioso per gli illustri esemplari che testimoniavano il grande interesse del Marchese Ginori per la più alta tradizione della scultura barocca fiorentina (Ginori aveva già acquistato nel 1744 opere del Soldani dal figlio di questi, Ferdinando). Da quei modelli vennero tratte le porcellane che, in pieno Settecento, esprimevano un gusto assolutamente originale rispetto alla coeva produzione europea, unico per ispirazione e per la possibilità di rifarsi direttamente ad un'antologia scultorea barocca ineguagliabile.
Sono noti altri due esemplari che possono essere avvicinati al nostro, oltre ad un terzo, interamente bianco, ma munito di collo e come tale versione fedele dei modelli in terracotta di Soldani di cui si è appena narrato. I primi due vasi, che particolarmente ci interessano, si conservano rispettivamente al Victoria & Albert Museum di Londra e ad Ickworth (Suffolk). Entrambi, come si è accennato hanno una importante variazione rispetto alle terracotte: sono privi di collo e dunque si presentano come vasi aperti; quello di Ickworth (così come un ulteriore esemplare, privo di rilievi, nel Museo di Sesto Fiorentino) ha un foro sulla parte frontale, in basso, che avrebbe dovuto ospitare un beccuccio, connotandosi così come una fontana da tavola. Nel nostro esemplare il foro appare occultato da un antico restauro. Il rilievo sul vaso di Ickworth (J. Winter, "Doccia Porcelain at Ickworth" in Amici di Doccia. Quaderni, 2, 2008, figg.2-3) raffigura il trasporto del corpo di Leandro mentre il retro, come il nostro, ospita un paesaggio dipinto in porpora. Il vaso del Victoria & Albert presenta invece rilievi su entrambe le facce, allusivi al Giorno e alla Notte (ibidem, figg.7-8). Andrà infine ricordato nuovamente il terzo esemplare, quello interamente bianco, del Detroit Institute of Art che riproduce il modello di Soldani al completo (cat. della mostra Baroque Luxury Porcelain, Vienna, Liechtenstein Museum, 2005, cat 273) ed ha rilievi con allegorie tratte da ulteriori cere del Casini oggi nel Museo di Doccia raffiguranti l'Aurora e il Crepuscolo. I vasi in terracotta del Soldani che servirono di modello, hanno rilievi raffiguranti la morte di Leandro e Ercole con Iole. Come si vede, dunque, soggetti diversi derivanti da un vasto repertorio vennero utilizzati di volta in volta sulla complessa sagoma del Soldani nel momento di trasferirla in porcellana.
A sovrintendere alla decorazione plastica di tutti questi manufatti dovette essere il modellatore Gaspero Bruschi, responsabile dell'adattamento dei modelli dei rilievi, originariamente piani, su una superficie curva così come delle sottili variazioni delle ardite plastiche che arricchiscono il corpo: putti, tritoni, delfini.
Appare ovvio datare queste opere a dopo il 1752, data di acquisto dei modelli di vasi summenzionati da parte del Ginori presso Vitelli: non è comunque escluso, come ipotizza J.Winter, che i vasi di Ickworth, Londra e quello qui presentato, siano opere lievemente più antiche. Ginori, come si è visto, possedeva infatti da prima di quella data molte composizioni di Soldani fra le quali potevano ben trovarsi ulteriori versioni delle terrecotte.
Se il vaso del Victoria and Albert risulta acquistato dall'istituto nel 1880, quello ad Ickworth risulta un acquisto ancor più precoce, del 1868, effettuato dal Terzo Marchese di Bristol presso un antiquario fiorentino. La straordinarietà di queste rutilanti composizioni barocche rese costante l'interesse di collezionisti durante lunghi anni: la Manifattura del Marchese Ginori ebbe così il compito di tramandare un'eredità scultorea fra le più gloriose dell'arte toscana attraverso epoche e fasi del gusto.