Lot 46
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Raro e bellissimo tabernacolo impiallacciato ed intarsiato in legni vari ed intarsiato in madreperla e avorio Luigi Prinotto (notizie dal 1712 al 1780), Torino, secondo quarto del secolo XVIII

Estimate
80,000 - 120,000 EUR
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Description

  • cm 165x102x41
piccola anta centrale con l'Assunta tra quattro colonne a tutto tondo, la cupola con quattro elementi a ricciolo; minime mancanze

Catalogue Note

Il tipo di intarsio e lo stile ornamentale connotano questo tabernacolo come un lavoro piemontese del Settecento. Se in quegli anni il protagonista dell'arredo di corte sabaudo fu l'ebanista Pietro Piffetti (1701-1777), il nome di Luigi Prinotto (notizie dal 1712 al 1780), seppur con un minor numero di opere certe, emerge come quello di un artefice altrettanto geniale, padrone di una altissima qualità artigianale e frequentemente coinvolto in commissioni dei Savoia (G. Ferraris, Pietro Piffetti e gli ebanisti a Torino, a cura di A. Gonzalez-Palacios, con la collaborazione di R. Valeriani, Torino, Allemandi, 1992, pp. 221-230).

L'opera qui in esame si avvicina particolarmente ai lavori documentati di Prinotto nel Palazzo Reale di Torino. Ci riferiamo, in particolare, all'ambiente noto all'epoca come 'Pregadio della Regina', un luogo di culto privato della seconda consorte di Carlo Emanuele III di Savoia, Polissena von Hessen Rheinfels Rottenburg. I documenti per il rivestimento parietale e per l'inginocchiatoio di quel piccolo e sontuoso ritiro, ricco di intarsi in madreperla, avorio e bosso su fondo di legni vari, datano fra il 1732 e il 1734. Responsabile di quella fase degli abbellimenti di Palazzo fu in quell'epoca l'architetto di corte Filippo Juvarra che firma la prima delle carte, quella del 1732, in cui il nome di Prinotto è indicato in merito al 'pregadio'.

Le similitudini dell'intarsio sul nostro tabernacolo, rispetto ai lavori in quell'ambiente, sono abbastanza calzanti per proporre qui un'attribuzione. Innanzitutto la maniera con cui le scene figurate sono trattate: in entrambe i casi si tratta di piccole vignette su un fondo in legno, come Prinotto era solito fare negli arredi firmati o documentati, appena definite all'interno da tratti incisi e anneriti. Sulla parete di fondo del 'pregadio' summenzionato, ad esempio, compare una figura della Vergine vicina, per composizione e tratto grafico, a quella sullo sportello del tabernacolo. Analoghe sono anche le decorazioni puramente ornamentali a volute fogliacee o stilizzate, arricchite qui e là di tralci fioriti, che rivestono l'intero mobile. E' comunque palese che questo spirito decorativo connota anche le opere di Piffetti e deve essere ricondotto ai disegnatori della Corte ma appare anche palpabile la differenza con cui Prinotto risolve questi motivi di gusto con un carattere e una tecnica più calligrafici e meno rutilanti di quelli del Piffetti.

 

Di recente è ricomparso sul mercato un  tabernacolo (Della Rocca, Genova, 5 aprile 2004, già Semenzato, Venezia, 9 ottobre 1986) totalmente identico al nostro nella struttura ma solo in parte nella composizione ornamentale. La tarsia, infatti, uguale sulla cupola, era assente nella trabeazione sottostante, nei pannelli laterali del corpo centrale, nelle volute che li fiancheggiano e nelle colonne. Sul ciborio vero e proprio gli ornati floreali, semplificati, accompagnavano due episodi della vita di Cristo e un Agnello Sacro sull'ara con una raggiera priva di nubi. Le due opere, provenienti dalla stessa bottega, si distaccano, come si diceva prima da altri tabernacoli, documentati o attribuiti a Pietro Piffetti in cui l'effetto cromatico dell'avorio e della madreperla tinta, si appaia ad una maggiore esuberanza dell'ornato rispetto alla superficie lignea (Ferraris, op. cit. p. 65; AA.VV. Capolavori di Pietro Piffetti nella città di Bene, Savigliano, 2005).

 

Non sono a tutt'oggi emersi dati nuovi sull'ebanista piemontese Luigi Prinotto rispetto al ricco regesto documentario allestito da Ferraris. Maestro ebanista nel 1712, era all'opera negli anni '20 per la corte sabauda con vari tipi di lavori, da elementi fissi come cornici, ad arredi tra cui due inginocchiatoi per le stanze delle Reali Principesse. Ben presto la sua attività divenne più intensa e specializzata e al 1723 data il suo primo contatto documentato con l'architetto di corte, Filippo Juvarra: Prinotto, infatti, aveva approntato due modelli dell'altare del Beato Amedeo di Savoia a Vercelli, uno dello stato attuale e uno di come Juvarra intendeva modificarlo (il conto è saldato solo nel 1728 e vi si specifica che a Prinotto era anche stato commissionato il modello dell'urna di argento che però non era stato poi fatto, op.cit. p.224, doc.37). Fra il 1732 e il 1734 lavora al pregadio della Reggina di cui si è detto sopra. La sua attività per la famiglia reale è testimoniata saltuariamente anche se con una certa frequenza almeno fino al 1777 (nel 1780 detta il suo testamento ma altro non sappiamo). Andrà infine segnalato come in diversi disegni e schizzi Juvarra studi edifici a pianta circolare, con cupole definite da sezioni a curve contrapposte analoghe a quella che corona il nostro ciborio e il suo compagno (si veda, ad esempio, lo schizzo nel taccuino del 1704-8 studiato in: A. Griseri, Libro di più pensieri d'architettura di Filippo Juvarra, Milano, 1998, tav LXXIX). Dell' immagine della che centra l'opera qui presentata (sul tabernacolo simile sostituita da una Vergine con Bambino) possiamo inoltre aggiungere che, pur trattandosi di una raffigurazione dell'Assunta non appare troppo distante dalla composizione dell'Immacolata dipinta da Francesco Trevisani per la Venaria Reale nel 1723, su ordine ancora di Filippo Juvarra (R. DiFederico, Francesco Trevisani, Washington, 1977, cat.81).