Lot 38
  • 38

Rara e splendida residenza in argento, argento dorato e legno C.R., Napoli, 1769

Estimate
35,000 - 50,000 EUR
bidding is closed

Description

  • cm 148x66
in legno rivestito in argento e argento dorato, di forma architettonica, ai lati due colonne corinzie in argento con spirali di tralci d'uva in argento dorato ricadenti, appoggiate a due pilastri quadrangolari lisci parzialmente opacizzati centrati da ghirlande di frutti e bacche in argento dorato, la porta ad arco liscia, sormontato da due putti a tutto tondo che reggono la corona cimata da una sfera in argento dorato a reggere la croce, la base quadrangolare sagomata centrata da tre teste di putti a tutto tondo, la base per l'ostensorio in argento, circolare sagomata ad onde, un motivo geometrico parzialmente opacizzato cesellato sul piano

Catalogue Note

La Residenza reca il marchio dell'argentiere C. R. non ancora identificato ma attivo a Napoli intorno alla metà del XVIII secolo. Il suo marchio è stato ritrovato su argenteria sia civile che sacra. Eseguito nel 1769 per il Duomo di Napoli, la residenza fu proprietà dell' Arciconfraternita di Santa Restituta dei Neri. La confraternita di Santa Restituta dei Neri o compagnia della Morte è ospitata nel Torrione del Tesoro Vecchio del Duomo di Napoli; i confratelli, che vestivano il "sacco" nero, assumevano l'impegno di dare sepoltura agli indigenti morti improvvisamente non in grado di provvedere alla propria sepoltura. Fondata dall'arcivescovo Mario Carafa (1565-1576), era originariamente sistemata nel battistero di San Giovanni in Fonte. Il Cardinale Ascanio Filomarino concesse alla confraternita sede nel torrione del Tesoro Vecchio nel XVII secolo, quando le reliquie del santo patrono furono traslate nella nuova Cappella del Tesoro.

 

Questa rara suppellettile sacra, definita comunemente baldacchino, o residenza, veniva utilizzata per l'esposizione del Santissimo Sacramento sull'altare. Il suo uso andò scemando in epoca moderna e sono ormai pochi gli esemplari di quest'importanza che siano sopravvissuti. I maggiori sono proprio, come il nostro, di area napoletana e sono tre esemplari in argento dorato custoditi in Terra Santa. Il più antico, della famiglia Juvarra, data al 1665, il secondo, è del 1714: entrambe dono vicereale ai Luoghi Sacri di Gerusalemme. Il terzo, eccezionalmente in oro e gemme, fu donato da Carlo di Borbone nel 1756 (A. Gonzalez-Palacios, Il Gusto dei Principi, Milano, 1993, figg. 176, 172, 174). Rispetto al nostro presenta un andamento ancora rococò, rispetto al garbato accenno classicista offerto dalla struttura architettonica del nostro, illeggiadrita dai vasi fioriti e dai tralci a spirale.