Lot 266
  • 266

Francesco Clemente

Estimate
80,000 - 120,000 EUR
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bidding is closed

Description

  • Francesco Clemente
  • Stair house
  • affresco
  • cm 210x121
  • Eseguito nel 1981

Provenance

Sperone Westwater Fischer Gallery, New York

Condition

This work appears to be in generally good overall condition. There are minor marginal traces of losses along upper and lower margins. A minor punctiform stain by right center margin by the stairs, also visible in the catalogue illustration.
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Catalogue Note

Francesco Clemente ha sperimentato nella sua carriera l'uso di molteplici tecniche, non senza un legame tra la sua poetica, intrisa di temi e suggestioni che attingono alle tradizioni iconografiche delle antichità mediterranee e orientali, e le tecniche artistiche proprie di quelle stesse remote civiltà a cui il suo lavoro s'ispira.
I mosaici, come quello realizzato nel 1980 nel Castello Colonna a Genazzano e ancora in loco, e soprattutto gli affreschi, caratterizzano la produzione dell'artista dall'inizio degli anni '80. Tra questi, il più famoso è probabilmente il ciclo realizzato nel 1985 in un intervento collaborativo insieme a Jean Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf per la decorazione del vestibolo della discoteca Palladium a New York. Staccato alcuni anni dopo e ora disperso in forma di frammeti, condivide il medesimo destino di altri interventi murali, ironicamente tramutati troppo presto in reperti archeologici di un passato non ancora del tutto trascorso. E pure un tale destino sembra quasi appopriato, considerando quanto il senso della frammentazione sia nell'opera di Francesco Clemente strettamente legato al bisogno di attingere a diverse fonti culturali, e a diverse fasi storiche dell'arte. In Stair House, l'immagine dell'artista, assiso di spalle in primo piano, con la testa voltata e lo sguardo fisso allo spettatore, si fa ponte tra il presente e il trascendente, a cui allude la figura della scala, simbolo persiano di ascesa verso la vita eterna, e la triade di serpenti, già divina nell'antico egitto e in molte tradizioni embema della trasformazione perenne.  In questo affresco, Clemente realizza nuovamente un connubio originale tra raffinatezza passatista della tecnica ed esposizione di un vocabolario misterico in cui convergono fonti iconografiche non solo occidentali, del cui significato esoterico sembra essere depositario e virtuoso rinnovatore.