Lot 260
  • 260

Giulio Paolini

Estimate
50,000 - 70,000 EUR
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Description

  • Giulio Paolini
  • Ante litteram
  • calchi in gesso, teca in plexiglas, base in legno dipinto di bianco
  • cm 160x92x50
  • Eseguito nel 1985, l''opera è il numero uno di un'edizione di sei

Provenance

Studio Simonis, Torino
Studio La Città, Verona

Exhibited

Verona, Studio La Città, 20 anni fa / 1968, 1988, illustrato
Verona, Studio La Città, Sculpttura: la scultura vista dai pittori, 1989, pag. 33, illustrato

Literature

Giulio Paolini. La pittura abbandonata, (catalogo mostra), Oslo, Kunstnernes Haus, 1986, illustrazione di un altro esemplare
Giulio Paolini, (catalogo mostra), Stoccarda, Staatsgalerie Stuttgart, 1986, vol. 2, pag. 37, illustrazione di un altro esemplare
G. Paolini, Suspense. Breve storia del vuoto in tredici stanze, Firenze 1988, pag. 140, illustrazione di un altro esemplare
F. Poli, Giulio Paolini, Torino 1990, n. 117, illustrazione di un altro esemplare

Catalogue Note

Ante Litteram presenta nella sua essenzialità una sintesi efficace dei temi cardine dell'opera di Giulio Paolini. Il calco di gesso di una mano dai tratti classici della statuaria antica è posto su di un piedistallo, al di sotto di una teca. Sopra a questa sono affastellati altri calchi di statue: porzioni di busti, un braccio che termina in un pugno serrato. Alla distanza auratica del museo è contrapposto il caos delle rovine, la presentazione dell'oggetto alla sua presenza concreta. Come a partire dalle prime opere degli anni '60, lo spettatore è chiamato in causa come parte attiva del gioco linguistico messo in atto dall'artista. Presentazione e rappresentazione, esperienza reale e memoria, originalità dell'opera e citazione sono le antitesi che costituiscono la struttura del discorso. In questo insistito gioco di specchi la presenza dell'artista sembra sottrarsi, appare muta, assente. "L'artista prende e perde, scrive Paolini, la propria identità: è una posizione che si occupa, un luogo da cui e in cui si riflettono le posizioni altrui, che rimblaza e rimescola le proiezioni proprie e altrui. Un luogo immaginario, una figura immaginaria, il quattro che regola le triadi."
Da qui discende l'autonomia dell'opera, dall'idea di una creatività "che opera negli interstizi che estistono tra i frammenti che mette insieme, piuttosto che nell'effettiva creazione di qualcosa di nuovo. Si creano relazioni inedite, invece che nuovi oggetti". Così in Mimesi (1975) due calchi di busti antichi si fissano reciprocamente creando tra di loro una relazione esclusiva, mentre all'opposto in Giovane che guarda Lorenzo Lotto (1967) lo spettatore diventa catalizzatore necessario alla messa in atto stessa dell'opera. Negli anni più recenti l'attenzione di Paolini si è ulteriormente concentra sull'analisi delle dinamiche connesse all'atto del mettere in mostra, inteso come momento fondamentale nell'incontro con l'opera. Teche e piedistalli, anche in Ante Litteram, non sono più esclusivamente elementi funzionali dell'allestimento, ma guida attiva alla percezione degli oggetti e alla riflessione sull'atto stesso dell'osservare. "L'opera di Paolini ruota intorno ai principi che regolano e rendono possibile l'esperienza artistica" e tuttavia la sua indagine non si ferma a un freddo approccio analitico, poichè "se l'arte e la rappresentazione sono indagate, lo sono negli stessi termini con cui l'innamorato ripercorre mentalmente i tratti dell'oggetto amato, attraverso un discorso sull'arte che si esprime con il linguaggio della prossimità e della distanza, della familiarità, dell'assenza e del desiderio."
(Giulio Paolini. Fuori propgramma, Bergamo 2006, pagg.22, 26 e 36)