Lot 74
  • 74

Adriano Cecioni

Estimate
25,000 - 35,000 EUR
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Description

  • Adriano Cecioni
  • Le faccende di casa
  • olio su tavola
  • cm. 25.7 x 17
  • Eseguito nel 1868 - 1869 Reca etichette sul retro del telaio con i n. 3 e n. 30

Provenance

Collezione Enrico Checcucci, Firenze;
Galleria Pesaro, Milano (1928, tav. XLVI)

Exhibited

Firenze, Palazzo Pitti, Mostra Cecioni, 1925 - 1926;
Milano - Roma, I macchiaioli toscani nella raccolta di Enrico Checcucci di Firenze, 1928, n. 128, tav. XLVI

Literature

E. Somarè, Storia dei pittori italiani dell'Ottocento, II, Milano 1928, pag. 146, tav. 121, illustrato;
G. Matteucci, in "Ottocento Italiano", All'arte operatore e giudicatore superbo. La dimensione umana di Adriano Cecioni, artista-letterato, attraverso le carte tuttora inedite, Firenze, Marzo 1991, anno I, n. 1, pag. 17, illustrato

Condition

Work on first canvas. The ultra violet light reveals a fluorescent varnish homogeneusly spread over the surface. There is a reddish-brown fluorescence next to the left foot of the girl in the middle of the composition: probably a covered signature. The overall condition as to the state of preservation is good.
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Catalogue Note

Le faccende di casa, noto anche come Bambini nell'andito, appartiene ad un piccolo ma straordinario nucleo di dipinti eseguiti da Adriano Cecioni al suo ritorno dal soggiorno napoletano, alla fine degli anni sessanta, del quale fanno parte Interno con figura, Il gioco interrotto, entrambi conservati alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Bambini che lavorano l'alabastro, appartenente alle collezioni della Pinacoteca di Brera e Allo specchio, in collezione privata, tutti eseguiti tra il 1868 e 1869, prima della partenza del Cecioni per Parigi.

A Napoli Adriano Cecioni giunge come vincitore per la scultura del concorso indetto nel 1863 per il pensionato fuori Toscana e vi rimane fino al 1867 elaborando in quel periodo la scultura in gesso Il suicida, opera in linea con le istanze realiste ma memore di certa scultura ellenistica studiata al museo nazionale di Napoli che riemergerà, ancora, nella statua che lo consacrerà al Salon di Parigi nel 1870, il Bambino col gallo.

Il soggiorno di studio si tramuta, però, anche in un'occasione molto fruttuosa di conoscenze e gli obblighi accademici non gli impediscono di partecipare con entusiasmo al sodalizio artistico di Resina, insieme a Federico Rossano, Marco De Gregorio e Giuseppe De Nittis pur prediligendo, diversamente dai suoi compagni, il tema della figura in interno, tema che svilupperà, una volta tornato a Firenze, proprio nel piccolo gruppo di dipinti di cui fa parte il nostro, credibilmente influenzato dalla fissità di certa pittura biedermeier cui guarderanno, nel medesimo periodo, anche Borrani, Lega e Signorini.

Se ne Le faccende di casa Cecioni mostra una vicinanza alla pittura di interni nordica - ciò anche nel gioco di luci che entrano da porte e finestre rischiarando ambienti che si susseguono, ma che percepiamo solo in relazione alla luce - è, però, alla tradizione dei primitivi toscani e alla forza di astrazione dello spazio insita nella loro pittura cui guarda.

Sono le alterazioni di rapporti prospettici e proporzionali che, manifeste in tutti gli altri dipinti eseguiti in quel biennio, caratterizzano la composizione e creano nello spettatore una senso di inquietudine e una sorta di disturbo destabilizzante; gli ambienti familiari subiscono una stilizzazione formale al limite dell'astrazione, trasformazione che coinvolge anche le attività domestiche che vi si svolgono e, ovviamente, i loro protagonisti trasfigurati al limite della caricatura.

Così le due ragazzine intente nelle faccende domestiche, la più grandicella con la ramazza e la più piccola con un catino, "impalate ...in spazi tenuti sul filo di cadenze d'ombra da palcoscenico" (cfr. R. Monti, Signorini e il naturalismo europeo, Roma 1984, pag. 68), sono rischiarate da una luce fuori campo che illuminandole le analizza producendo però, diversamente da quanto si potrebbe pensare, un effetto straniante: la vera forza e la grande modernità di questo piccolo dipinto.

E. C.