Lot 185
  • 185

Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro Napoli 1612-1675

Estimate
60,000 - 80,000 EUR
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Description

  • Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro
  • Atteone si trasforma in cervo
  • firmato con monogramma in compendium: DG

  • olio su tela

Exhibited

Napoli, Museo di Capodimonte, Civiltà del Seicento a Napoli, 24 Ottobre 1984-14 Aprile 1985, cat. n. 2.104

Literature

B. Daprà, in Civiltà del Seicento a Napoli, catalogo della mostra, Napoli, Museo di Capodimonte, 24 Ottobre 1984-14 Aprile 1985, Napoli 1984, p. 293, illustrato fig. 2.104
G. Sestieri e B. Daprà, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro. Paesaggista e “cronista” napoletano, Milano-Roma 1994, p. 254, n. 117.

 

Catalogue Note

Il dipinto, reso noto da Brigitte Daprà nel 1984 in occasione della grande rassegna Civiltà del Seicento a Napoli, è pubblicato nel fondamentale catalogo ragionato dedicato a Micco Spadaro da Giancarlo Sestieri e dalla Daprà stessa.
Si tratta di uno dei rari quadri mitologici di Gargiulo che ci siano pervenuti, sebbene le fonti ricordino che il pittore si dedicò frequentemente a questo genere. Una tela di soggetto analogo, ma impostata diversamente da quella che si sta prendendo in esame, è conservata presso il Museo Civico di Pavia.
Qui l’artista sceglie di rappresentare il celebre mito nel momento in cui il cacciatore Atteone, dopo avere sorpreso Diana e le sue ninfe mentre stanno facendo il bagno nel fiume, viene trasformato in cervo. Il vero protagonista dell’opera però, come spesso avviene nelle composizioni dello Spadaro, è lo splendido paesaggio nel quale si ambienta la scena. Sia per la modalità di impaginare lo scorcio paesistico sia per la grande libertà di tocco, l’opera può essere accostata al Martirio di San Sebastiano del Museo di San Martino a Napoli e al Paesaggio con torrente e viandanti di collezione privata piacentina (Sestieri e Daprà 1994, n. 109 p. 245), che si annoverano tra le prove più alte del pittore.
In questo frangente Gargiulo, per quanto concerne la struttura compositiva della scena, mostra di avere assimilato la lezione dei classicisti francesi attivi a Roma e, in particolare, di Gaspard Dughet e Claude Lorrain. Ma la notevole vivacità cromatica e alcune estrosità inventive dimostrano che l’artista era aggiornato sulle novità proposte da Agostino Tassi e dai paesaggisti olandesi attivi in Italia quali, ad esempio, Herman van Swanevelt, Cornelis van Poelenburg e Jan Both.
Secondo Daprà il dipinto deve essere datato verso la fine degli anni Quaranta, quando lo Spadaro stava ultimando gli affreschi del Quarto del Priore nella Certosa di San Martino, ai quali si era dedicato già a partire del 1642.
Domenico Gargiulo, noto soprattutto per opere come La rivolta di Masaniello, in cui si fece cronista e illustratore della storia e della vita quotidiana di Napoli dando libero corso alla sua fertile vena narrativa, fu anche eccellente pittore di paesaggi, come è chiaramente testimoniato da quest’opera. Nel corso della sua lunga carriera collaborò con svariati artisti, tra cui Viviano Codazzi e Artemisia Gentileschi.