Lot 171
  • 171

Giorgio de Chirico

Estimate
400,000 - 600,000 EUR
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Description

  • Giorgio de Chirico
  • Il centauro Chirone istruisce Achille
  • firmato
  • olio su tela
  • cm. 66x90
  • Eseguito nel 1934 circa

Provenance

Galleria Rotta, Genova

Exhibited

Philadelphia, Boyer Galleries, 1936-37, n. 8, illustrato
Galleria Rotta, Genova,  1938, n. 21, illustrato
Londra, Reid & Lefevre Galleries, 1938, n. 31, illustrato
New York, Borghi & Co., Giorgio de Chirico 1920-1950, 1990-91
Aosta, Centro Saint-Bénin, De Chirico e il Mito, 1920-1970, 1996, illustrato
Vicenza, Laboratorio d'Arte Moderna e Contemporanea - Basilica Palladiana e Amedeo Porro Arte Moderna e Contemporanea, Giorgio de Chirico. Metafisica dei Bagni misteriosi, 1998, illustrato
Verona, Galleria dello Scudo, Museo di Castelvecchio, De Chirico. Gli anni Trenta, 1999, illustrato
Rovereto, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Il Bello e le Bestie, 2005, illustrato

Literature

M. Fagiolo dell'Arco, Giorgio de Chirico. Gli anni Trenta, Milano 1995, pag. 206, n. 15, illustrato

Condition

This work appears to be generally in good overall condition. There are some small retouching on the surface of the painting visible under UV light. The painting is on its original canvas, there are light traces of wear on the strecher. The colour of the background is much more saturated and blue compared to the catalogue illustration.
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Catalogue Note

"Gli anni Trenta segnano nella pittura e nella vita di Giorgio de Chirico un momento di largo respiro internazionale, un periodo di crisi coincidente con la scoperta di una nuova pittura e di nuovi cicli fantastici" (M. Fagiolo dell'Arco, De Chirico. Gli anni Trenta, Milano 1995, pag. 6); è all'inizio degli anni Trenta, nel 1934 circa, che viene eseguito questo bellissimo dipinto di Giorgio de Chirico, Il centauro Chirone che istruisce Achille, intitolato anche Edipo e il centauro. Sono gli anni in cui avviene il suo "intermezzo italiano", tra il 1931 e il 1934, l'artista è tra Milano, Firenze, Torino, Genova.
Il dipinto presenta una composizione dove l'artista gioca con fantasia e ironia con il tema mitologico del Centauro Chirone e del suo allievo Achille. Figlio di Saturno/Crono e di Fillira, Chirone era il più famoso e sapiente dei Centauri, creature mitologiche dal busto umano su corpo di cavallo che vivevano nella Tessaglia. Chirone era considerato un Semidio, era un sapiente, un medico, un astronomo, un musico, ben diverso dagli altri centauri; assunse un ruolo di guida e di saggio, anche grazie all'equilibrio della forza del suo corpo-cavallo e la volontà della sua mente. Divenne un simbolo mitologico di educazione, insegnamento e crescita. Le ninfe decisero di consegnare il piccolo Achille, figlio di Peleo e Teti, a Chirone affinché lo portasse a scoprire l'arte del vivere e le dinamiche trascendenti dell'essere e del sapere. In primo piano il barbuto centauro Chirone, che indossa un costume riccamente decorato, porta con sè Achille, quest'ultimo dipinto senza volto, allude ai personaggi-manichino. "Il Centauro Chirone porta in groppa  il puritano Achille, mentre è interrogato da un nudo Edipo. Al clima psicanalitico si unisce la messainscena (oggi si direbbe post-moderna) con un tempio dal frontone stiracchiato, una idea esasperata e allontanata dell'ellenismo" (M. Fagiolo dell'Arco, op. cit., Milano 1995, pag. 199). La figura in piedi viene identificata con un giovane Edipo, figlio di Giocasta e di Laio, sovrani di Tebe; da qui le allusioni psicoanalitiche del quadro dovute al così detto "complesso di Edipo", che accidentalmente uccise il padre e sposò la madre. Edipo ancora ignaro del suo futuro interroga il saggio centauro Chirone. Il messaggio mitologico allude quindi all'insegnamento, alla conoscenza, e rievoca l'educazione ricevuta dall'artista quand'era adolescente in Grecia, a Volos, sua città natale, che lasciò nel 1905. Il paesaggio richiama alla spiaggia della Tessaglia, e sullo sfondo il tempio con colonne ioniche dal frontone "parossisticamente allungato". L'opera ricorda un frammento della vita di de Chirico in Tessaglia, la memoria e la nostalgia dell'infanzia trascorsa sulle rive dell'Egeo.
Abbandonati momentaneamente le nature morte, i nudi di donna, i paesaggi, e chiuso, provvisoriamente, il periodo di Parigi, de Chirico riprende "l'invenzione". Proprio nel 1932 intraprende un nuovo lavoro, disegna costumi e scenografie per il melodramma I Puritani di Vincenzo Bellini rappresentato nel 1933 al Maggio Musicale Fiorentino; quest'impresa si rivelerà di fondamentale importanza per la ripresa di nuove creazioni, di nuove "invenzioni", e costituirà "nuova linfa" per la sua opera pittorica. Lo stesso de Chirico confessa che i nuovi quadri di questo periodo "derivano un pò da ciò che ho fatto per il teatro", il coloratissimo costume di Chirone e quello di Achille, infatti, potrebbero derivare da quelli disegnati per la messainscena fiorentina. Quest'opera fa parte del piccolo ma straordinario gruppo di dipinti dell'artista detti appunto "ricerche di invenzione e di fantasia" che sfocerà poi in uno dei cicli "più inquietanti e misteriosi nella produzione dechirichiana", i Bagni Misteriosi, iniziato nel 1934. Queste nuove fantasie, che tendono alle inclinazioni più diverse, sono in genere rappresentate in riva al mare, con tempietti all'orizzonte e sono per lo più tempere e acquarelli, mentre quest'opera è un mirabile esempio di olio su tela.
Il dipinto appare per la prima volta, contrassegnata con il numero otto, nella mostra personale a Philadelphia, presso la Boyer Galleries, tra 1936 e il 1937, quindi de Chirico portò l'opera con sé a New York nel 1936 quando si imbarcò per gli Stati Uniti, seguendo il suo destino di "Odisseo errante."
In quest'opera il problema della conoscenza si unisce alla rievocazione dell'infanzia a Volos in Tessaglia, dove si svolgevano le lotte tra i centauri, dove Chirone educava Achille, e dove trascorre l'infanzia de Chirico con il fratello Andrea, legandosi indissolubilmente ai ricordi di quell'ambiente, terra dei classici e della mitologia.
Le figure mitologiche, Chirone, Edipo, Achille sono emblematiche della sopravvivenza del passato nel presente, il mito è frutto dell'inconscio collettivo e il suo manifestarsi nell'opera d'arte testimonia la rielaborazione di tale patrimonio comune nell'inconscio individuale, e de Chirico lo riadatta alla propria esperienza trasfigurandolo attraverso il gesto artistico.
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