Lot 170
  • 170

Mario Sironi

Estimate
300,000 - 400,000 EUR
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Description

  • Mario Sironi
  • Cariatide
  • firmato
  • marmo
  • cm. 182x50x33
  • Eseguito nel 1940

Provenance

Collezione Santo Aimetti, Milano
Ivi acquistato dalla famiglia dell'attuale proprietario

Exhibited

Bologna, Pinacoteca Nazionale; Milano, Palazzo della Triennale; Sironi: la Grande Decorazione, 2004, pag. 155, illustrato a colori
Milano, Fondazione Arnaldo Pomodoro, La scultura italiana del XX secolo, 2005, pag. 68, erroneamente illustrato l'esemplare in gesso

Condition

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Catalogue Note

Dalla metà degli anni Trenta fino almeno al 1943 Sironi conduce le sue scelte estetiche a un equilibrio totale, sprezzante delle ragioni contingenti. Il rifiuto del quadro diviene completo, e la sua colossale produzione di quegli anni -ripartita tra architettura, illustrazione, teatro, scultura, pittura murale- subisce uno scarto che ne impedisce la lettura "separata", ma esclusivamente come un continuum che ribalta i tradizionali canoni artistici. E' all'interno di questo periodo che Sironi realizza la bellissima opera Cariatide, una scultura in marmo di Carrara, eseguita sicuramente entro il 30 dicembre del 1941, come indicato in una lettera che Sironi invia al committente dell'opera, il collezionista Santo Aimetti. La lettera viene scritta proprio da Carrara dove l'artista si era recato per scegliere personalmente i marmi e scolpirli con il "lento lavoro dello scalpello." Nell'anno dell'esecuzione dell'opera Sironi stava lavorando alla grande decorazione del Palazzo del Popolo d'Italia, detto anche dei Giornali, a Milano, dove aveva sede la testata "Il Popolo d'Italia". La progettazione avviene in stretta collaborazione con l'architetto Giovanni Muzio, uno tra i maggiori architetti italiani dell'epoca, e il maggior rappresentante del neoclassicismo in architettura. La collaborazione con Muzio era iniziata già nel 1928 e termina proprio con la progettazione per il Palazzo del Popolo d'Italia, svolta in diverse fasi, tra il 1938 e il 1941. Tra i diversi compiti, Sironi si occupa della decorazione della facciata, progettando due grandi bassorilievi, Il Popolo italiano, in marmo, e I combattenti in porfido. Il bassorilievo Il Popolo italiano, titolo allusivo al giornale che aveva sede nel palazzo, verrà realizzato insieme allo scultore Carlo Sessa, allievo di Wildt, nel 1941. Sironi eseguì molti studi per questa monumentale opera ed è proprio in quest'ambito che nasce Cariatide, una figura femminile ispirata a quelle eseguite per la grande decorazione. Il committente, amico e mecenate dell'artista, e anch'egli coinvolto nel progetto della facciata del palazzo, probabilmente rimase affascinato dalle figure che prendevano vita e chiese all'artista di realizzare una scultura soltanto per lui. Cariatide viene scolpita insieme alle statue destinate al grande bassorilievo e Sironi è entusiasta di questo nuovo incarico: "Ora il lavoro è diventato una cosa possibile e a me pare un sogno e non so ancora convincermi di questa grande meravigliosa fortuna" (M. Sironi, lettera del 26 giugno 1939, cit. in E. Camesasca, Mario Sironi. Scritti editi e inediti, Milano 1980, pag. 301).  In Cariatide il volto della figura femminile viene semplificato in linee geometriche, nella cui sintesi traspare la tradizione antica che Sironi, a partire dal 1932, aveva cominciato a rivivere e a rielaborare alla luce delle moderne conquiste delle avanguardie. La lezione antica dell'arte romanica, gotica, bizantina, viene studiata attentamente, come Sironi stesso aveva indicato nei numerosi articola da lui scritti e pubblicati sulla "Rivista Illustrata del Popolo d'Italia"; se prima l'artista guardava a Michelangelo, Masaccio, a Raffaello ora guarda a Benedetto Anelami e l'arte medioevale viene ripresa negli stilemi ed nei ritmi dell'opera di Sironi. Dei moderni scultori l'artista ammirava Arturo Martini, descrive la sua opera come un "torrente impetuoso e fresco...raggiungente con sbalorditiva agevolezza la felicità sonora...potrebbe essere oggi additato come uno dei maggiori."
Cariatide fa parte di quella sorta di primitivismo di Sironi che nasce in un contesto storico complesso, come quello dell'era fascista, e che affascinò altri artisti come Carrà, Funi, Campigli, "per riportare l'arte moderna a contatto e misura con le superstiti grandezze." La straordinaria bellezza di Cariatide denota questa nuova sensibilità acquisita dall'artista, e possiede la saldezza dei maestri medievali, a cui idealmente si riferisce. L'apparente staticità della scultura è in realtà scandita dall'emergere della figura dal marmo ed al tempo stesso dal suo esserne richiamata. Si rimane affascinati dalla sua potenza espressiva, e dal fondersi della revocazione classica con quella moderna.
Sono numerose le lettere intercorse tra Sironi e il committente della scultura, in una in particolare, proprio quella del 1941, viene citata l'opera, e viene specificato il peso, "il basamento per non farla poggiare in terra", e menziona "certe lastre di onice africano giallo rosa che sono molto belle", destinate sempre al basamento, oggi non più esistente.
Sironi esegue inoltre un'altra Cariatide, un gesso dipinto, oggi conservata nelle Civiche Raccolte d'Arte Moderna presso il Castello Sforzesco a Milano, e che servì da studio per il modello in marmo.
Opera di grande importanza storica anche per la rara produzione scultorea di Sironi, specialmente di carattere non pubblico, e poco conosciuta, se non a partire dal 1933, quando l'artista lavora alla V Triennale di Milano:  "La scultura fu per Sironi qualcosa di naturale, una sorta di lingua primordiale: la plasticità delle forme è il valore principale ... egli si era visto raramente in questa tecnica" (E. Longari, Sironi e La V Triennale di Milano, Nuoro 2007, pag. 55). L'opera deve essere analizzata in stretta relazione con le sue progettazioni di architetto, e le molteplici attività di questi anni cruciali dell'opera dell'artista, alla luce del suo carattere poliedrico all'interno della breve, ma grande, stagione della pittura monumentale.