Lot 167
  • 167

Giorgio Morandi

Estimate
350,000 - 450,000 EUR
bidding is closed

Description

  • Paesaggio
  • firmato e datato 913
  • olio su tela
  • cm. 50x62

Exhibited

Roma, Palazzo delle Esposizioni, II Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione, 1914
VeneziaXXVI Biennale Internazionale d'Arte, Mostra personale di Giorgio Morandi, 1966
Bologna, Palazzo dell'Archiginnasio, L'opera di Giorgio Morandi, 1966, n. 13, illustrato
Tokyo, Metropolitan Teien Art Museum, Giorgio Morandi. Flowers and Landscapes, 1998, n. 4, illustrato

Literature

L. Venturi, Pittura contemporanea, Milano 1947, fig. 172, illustrato
L. Vitali, Giorgio Morandi pittore, Milano 1964, tav. 4, illustrato
F. Arcangeli, Giorgio Morandi pittore, Milano 1964, fig. 3, illustrato
G. Giuffrè, Giorgio Morandi, Firenze 1970, tav. 3, illustrato
L. Vitali, Morandi. Catalogo generale, Milano 1977, vol. I, n. 10, illustrato

Condition

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Catalogue Note

Nell' eseguire questo Paesaggio, Morandi  ribadisce nuovamente la sua singolarità artistica; in un'epoca che si distingue per la nascita di avanguardie, egli rimane legato alla propria intimità incarnando la sua figura di artista isolato, riparato dall'evoluzione della scena artistica europea, che proprio durante il 1913 è contrassegnata da eventi che influenzano sia l'arte italiana che quella internazionale. Basti pensare alle opere di Balla, de Chirico e Severini, per citarne solo alcuni, eseguite in quegli anni. L'artista bolognese non rimane certo indifferente alla fluttuazione artistica del momento e mostra un'attenzione particolare non solo all'opera di artisti come Giotto, Masaccio e Paolo Uccello ma anche al lavoro di artisti come Renoir e Cézanne, ed è proprio in quest'ultimo che egli sembra aver trovato un modello di ricerca compositiva. Già nei primi anni Dieci egli dipinge alcuni paesaggi, dai quali traspare un'evidente influenza di Cézanne. Come nel caso delle nature morte eseguite pochi anni dopo, l'opera Paesaggio mostra l'eliminazione della profondità e la stesura di campiture piatte di colore, una struttura scarna ed essenziale e una severità costruttiva molto rigorosa. Francesco Arcangeli sostiene che in questo straordinario Paesaggio Morandi "torna al cezannismo semplificato" (F. Arcangeli, Giorgio Morandi, Milano 1964, pag. 33). L'opera, eseguita in inverno, Morandi ricorda di averla "dipinta con fatica, tenendo la tela poggiata a una siepe, i piedi gelati". (G. Morandi cit. in F. Arcangeli, op. cit., Milano 1964, pag. 33) Da questo particolare possiamo confermare ancora una volta l'atmosfera intima, più evidente nelle nature morte, dell'opera dell'artista. Va anche ricordato che questo è una degli ultimi paesaggi eseguiti dall'artista prima di conoscere Grizzana, paese collinare vicino a Bologna dove egli approda proprio in quell'anno con la madre e le sorelle per cercare la quiete ed evitare il caldo di Bologna. A partire dall'estate del 1913 tutti i paesaggi vengono eseguiti dall'artista a Grizzana, luogo eletto come "il proprio rifugio di serenità e di appagante contemplazione interiore", come racconta Marilena Pasquali, Direttore del Museo Morandi di Bologna. Una delle ulteriori particolarità di questo Paesaggio è proprio quello di non essere stato eseguito a Grizzana e di  rappresentare quella stessa contemplazione interiore tanto cara all'artista accentuata dalla pennellata sottile, dalla composizione essenziale e dal bianco della neve.