Lot 298
  • 298

Giorgio de Chirico

Estimate
400,000 - 500,000 EUR
bidding is closed

Description

  • Giorgio de Chirico
  • Sibille in riva al mare
  • firmato
  • olio su tela
  • cm. 51x61
  • Eseguito nel 1935-37 circa

Provenance

Collezione Paolo Ferrari, Modena
Galleria Marescalchi, Bologna
Ivi acquistato dall'attuale proprietario nel 1990 circa

Catalogue Note

(...) Vaneggia il gran fianco dell'euboica montagna in un antro,
cui cento larghi aditi guidano, cento gran porte;
di là cento voci precipitano: della Sibilla i responsi.
S'era alla soglia, e la vergine: "Chiedere i fati
ora è tempo!, gridò. Il dio, ecco il dio!" E parlando, davanti
alle porte, d'un tratto, nè il volto le resta, nè uno il colore,
non pettinati i capelli, ma gonfia il petto l'affanno,
fiero il cuore si riempie di rabbia, è più grande a vedersi
nè umana suona la voce, appena la investe la forza,
ormai vicina, del dio: "Aspetti a far voti e suppliche,
Teucro Enea?, grida. Bada, prima non s'aprono
le grandi porte dell'invasata dimora". E ciò detto,
muta restò. (...)
(Virgilio, Eneide, libro IV, vs.42-54)

Gli anni Trenta sono per de Chirico anni di brevi e numerosi spostamenti frenetici: Parigi e Milano nel 1931-32, Firenze e Milano nel 1933, Parigi-Zurigo-Praga-Roma-Torino-Genova tra il 1933 e il 1935 e New York tra il 1936 e il 1937. Inizialmente de Chirico “ondeggia (…) nella foresta dei generi (nature morte, nudi di donna, paesaggi) o si avventura nuovamente alla scoperta del suo io recentissimo (manichini, cavalli, trofei) anche per l’esigenza di mostrare i suoi quadri in Italia, quei quadri che non possiede più. Si ripete la sua storia: era avvenuto così nel 1915, al ritorno da Parigi; avverrà così nel 1939, quando si stabilisce definitivamente in Italia.” Ma nel 1932 prende avvio un nuovo lavoro sui costumi teatrali per la messinscena del Maggio Musicale Fiorentino, che si rivelerà di importanza cruciale per la ripresa dell’invenzione. Sulla base di questa esperienza, proprio nel 1933 a Firenze, egli dipinge uno dei manifesti delle sue ricerche di fantasia, Nobili e Borghesi. In  occasione della Quadriennale Romana del 1935 dove furono esposti dipinti di questo nuovissimo ciclo creativo, de Chirico confessa che questi quadri “derivano un po’ da ciò che ho fatto per il teatro”. Questa ricerca sfocerà in uno dei cicli “più inquietanti e misteriosi nella produzione dechirichiana”: i Bagni Misteriosi, iniziati nel 1934.  

Sulla scia di queste nuove fantasie, de Chirico sperimenta un altro piccolo ciclo di raffigurazioni sempre all’insegna dell’invenzione. Si tratta di nuove mitologie rappresentate da Cavalieri, Sibille o Vestali in riva al mare, con tempietti all’orizzonte e complesse strutture di tendaggi che ricordano le strutture teatrali e i velari presenti in due quadri del 1910, L’Enigma di un pomeriggio d’Autunno e L’Enigma dell’Oracolo. “Questo accrocco, a metà tra l’invenzione e il kitch, de Chirico lo riprende non a caso per un tableau vivant che gli affida la rivista “Vogue” (è pubblicato nel marzo 1937) dove queste figure elleniche sono sostituite da vere mannequins. (…) Una serie di tempere o acquerelli, esposti dal 1936, approfondiscono il senso della ricerca che trova raramente sbocco nel quadro ad olio su tela. Si tratta di guerrieri armati, con elmi a cono, in riva al mare; divinità in riposo; guerrieri con scudieri, o addormentati accanto al loro cavallo, oppure in gruppetto accanto a un tempio giocattolo; vestali dalle parrucche esagerate che giocano a nascondersi dietro stilizzate quinte e tempietti parossisticamente allungati.” 

Sibille in riva al mare  eseguito intorno al 1935 e il 1937, è uno dei rarissimi dipinti ad olio ripreso da un identica raffigurazione disegnata a matita  per la rivista romana “L’Illustrazione italiana”, nel febbraio 1938. Le due Sibille - profetesse della mitologia greca, romana ed orientale, ispirate da Apollo - sono qui immerse in un’atmosfera metafisica e circondate da un complesso intreccio di templi, strutture di tempietti allungate, bandierine e riccioli architettonici che ricordano i Bagni Misteriosi e che infondono solennità e fissità alla scena. Vestite di drappi che ricordano le scanalature delle colonne, solenni ed immobili come statue, le Sibille rivolgono lo sguardo all’aldilà, verso l’infinito voltando le spalle allo spettatore. Da questa complessa raffigurazione emerge la natura quasi divina di queste misteriose figure.
“(…) l’atmosfera metafisica dell’arte greca è dovuta in gran parte alla percezione dei limiti che le linee del paesaggio e del cielo suggeriscono: in Grecia, meno che in altri paesi, il cielo dà l’impressione di infinito. Sembra quasi di poterlo toccare con una mano; è ciò che spiega la familiarità tra  dei e umani nella mitologia greca; gli uomini di genio gli  eroi che dopo il loro trapasso salivano nel soggiorno degli immortali, come si sale al quinto piano di una casa, mentre gli dei si mescolano alla vita degli uomini come monarchi che viaggiano in incognito.” (Giorgio de Chirico, 1934). 

“Basterebbe questo piccolo straordinario ciclo a chiarire il valore degli anni Trenta delle “ricerche di invenzione e di fantasia” Il loro futuro è aperto: quando nel 1970 de Chirico torna, come in una metempsicosi, alla gioventù della metafisica, sarà proprio questa (i tempietti in riva al mare, vestali e divinità, riccioli architettonici) una delle tematiche più approfondite.” 

(cit. in Maurizio Fagiolo dell’Arco, I Bagni Misteriosi. De Chirico anni Trenta: Parigi, Italia, New York, Milano 1991, pgg. 41, 163, 201, 202)