Lot 8
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Maria Callas

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Description

  • Sessantatrè lettere autografe firmate ('Tua soltanto Maria', 'La tua Maria', 'Eternamente tua Maria') al marito Giovanni Battista Meneghini ('Caro amore', 'Caro Battista mio', 'Caro amore mio', 'Dearest Battista mio', 'Caro adorato Titta'), dodici telegrammi, diciotto biglietti, dodici cartoline e due fotografie firmate
vari formati, quasi tutte le lettere con busta, 4 lettere su carta intestata Home Lines, Argentina, 2 su carta intestata Brufani Palace Hôtel, Perugia, 3 su carta intestata Grand Hôtel de Londres, 10 su carta intestata Hotel Prince Mexico, D.F., quasi tutte datate e comunque scritte tra il 1947 e il 1950



Highly important series of 63 autograph love letters signed, to her husband Giovanni Battista Meneghini, with 12 telegrams, 18 notes, 12 postcards and two signed and dedicated photographs, Italy, Argentina, Mexico and elsewhere, 1947-1950
This remarkable series documents the initial love affair and marriage of Callas and G.B. Meneghini, her early career throughout Italy and her tours of South America in 1949-1950. A more detailed description in English is available on request.

Catalogue Note

Maria Callas incontra Giovanni Battista Meneghini nel giugno 1947 a Verona, dove debutterà il 2 agosto con La Gioconda di Ponchielli. L'amore sboccia immediatamente, ma è osteggiato dai parenti di lui, che lo vogliono dedito all'azienda di famiglia, e non alla nuova fiamma. Maria soffre della situazione e gli scrive una prima lettera per lasciarlo, ma la straccia, sostituendola con un'altra in cui gli confessa 'Lasciarti sarebbe per me una punizione troppo grande'. E' l'inizio di un lungo epistolario, che la vedrà vergare lunghissime missive ogni volta che impegni di lavoro la tengono lontana da Battista. In ottobre Maria si trova a Roma, per studiare con il maestro Tullio Serafin Tristano e Isotta di Wagner, che sarà rappresentato alla Fenice. La Callas, ventitreenne, con pochi mezzi, costretta in una triste stanza senza bagno all'Albergo Milano (comodo però perché vicino alla fermata dell'autobus...), si dichiara innamoratissima e incapace di vivere senza di lui. Il 30 ottobre, lamentandosi di dover far felice sia Meneghini che Serafin, gli chiede 'E me, chi mi fa felice?' e affettuosamente gli rimprovera che sia innamorato dell'artista Callas anziché della donna 'dimentichi tu, l'anima mia'. Gli scrive anche tre lettere al giorno, pregandolo 'ancora pensami - e mangia bene - e poi ancora pensami!' (2 novembre 1947). La coppia si riunisce e Maria torna a scrivere solo il 10 marzo 1948, quando è a Udine, al Teatro Puccini, per aprire la Stagione di Quaresima: due giorni dopo ci sarà la prima di Turandot, diretta da Oliviero de Fabritis, ed è molto eccitata, ma soprattutto contenta perché durante le prove ha ricevuto molti complimenti, anche per la sua 'meravigliosa pronuncia'. In effetti lo spettacolo ha un grande successo, come riporta il Gazzettino di Venezia il giorno dopo. Entusiasta, il direttore del Verdi le offre quattro rappresentazioni de La forza del destino a Trieste. Il 16 aprile, alla vigilia della prima de La forza, è dispiaciuta perché Meneghini non sarà presente 'chi mi manderà i miei soliti fiori?'. Interessante un commento sulla scena del secondo atto non ancora provata: 'non so cosa fare scenicamente': l'azione drammatica sarà sempre inscindibile dal suo canto e la renderà regina dei teatri. Va poi a Genova e a Roma, alle Terme di Caracalla, all'Arena di Verona e ancora a Genova. Finalmente a novembre, a seguito dell'audizione con Francesco Siciliani, direttore artistico del Maggio Musicale, ha la grande occasione di cantare Norma, che sarà uno dei suoi cavalli di battaglia, al teatro Comunale di Firenze. L'11 novembre 1948 scrive 'se avessi più tempo sarebbe tanto meglio per il successo della "Norma", perché non si studia mai abbastanza la "Norma"'. Suo malgrado dovrà essere 'una bionda rossiccia!' e indossare un abito trasparente con lo stomaco scoperto. Il 18 novembre ha finalmente trovato la parrucca giusta, 'una via di mezzo tra il biondo-castano e il rosso tiziano'; difficile scegliere il rosso 'perchè può dare fastidio agli occhi'. Bella un'altra lettera con la stessa data, in cui si manifesta il perenne conflitto di Maria tra insicurezza e determinazione: è malinconica e insoddisfatta della sua arte, vorrebbe fare e dare di più 'Voglio il meglio in tutto...voglio la mia arte prima e meglio di tutte' e si dichiara serena solo quando è con Battista. Nel gennaio 1949 è a Palermo e il 28 racconta di essere scontenta perché è tutto male organizzato, fa freddo e il basso Neri non sa la parte, ma il lato positivo è che la trattano da dea. Ha la parte di Brunilde in La walkiria, ma non ha un buon riscontro dalla critica locale e si arrabbia perché Giulio Neri è definito 'musicalissimo' mentre secondo lei ha fatto innumerevoli errori. Il 21 aprile 1949 sposa Meneghini a Verona e la sera stessa s'imbarca per l'Argentina per cantare al Teatro Colon di Buenos Aires. Dal piroscafo spedisce quattro lettere (su carta Home Lines, Argentina): il 26 aprile 1949 informa il novello sposo che sulla nave si diverte, il 27 ha lasciato Lisbona, che non le è piaciuta, alla volta di Tenerife. Il 15 maggio arriva a Buenos Aires ed è contenta, le piace la città, si è organizzata con una segretaria e una cameriera nella sua nuova casetta e aggiunge: 'dovevano cominciare coll'Aida - col soprano Rigal- del Monaco, Rossi etc - ma il buon Dio mi aiuta sempre. Così apro io la stagione, ti mando subito i giornali!'. L'ingenuità con cui la Callas invoca e ringrazia Dio per l'aiuto nello sbaragliare le rivali si ritrova in molte delle sue lettere. La stagione sarà in effetti aperta da lei, intervento divino o meno, con Turandot il 20 maggio (sebbene il 19 sia a letto a sudare per farsi passare l'influenza) e il 23, dopo averlo verdianamente implorato 'Caro - amami com'io ti amo', racconta al marito che 'la recita ha avuto successo, la stampa, per fortuna, ha scritto bene...specialmente quella di Evita Peron - la Democracia - quella colla bella fotografia'. Gli comunica anche di aver rifiutato ogni offerta a Montevideo, San Paolo e Rio per tornare da lui in Italia il 26 maggio. Nonostante la gioia non sa trattenersi 'domani è la prima dell'Aida e mi dispiace assai! La Rigal la fa e farà anche la Forza. Per la Forza non m'importa ma l'Aida si. Ma dice Serafin che forse convincerà Grassi Diaz (direttore del teatro) a farmi fare 2 recite. Solo per fare il confronto!' (e infatti canterà Aida il 2 luglio). Il 27 maggio: 'qui fanno le cose stupidamente. Fanno passare 10 giorni fra ogni opera...e io che ho solo 2 opere devo aspettare il mio turno come i servi!'. Ora ha in odio Buenos Aires che la tiene lontana da Battista ed è stizzita con lui che non le scrive abbastanza (solo poche righe ogni tre giorni...), e nel post scriptum dice: 'la Rigal fa schifo!'. Non mancano indicazioni sullo shopping (2 giugno): le sembra conveniente comprare in pesos e acquista una collana e un orologio (precedentemente ha comprato delle pellicce). Nelle lettere successive la sua autostima è all'apice (6 giugno) 'Vedi nella Turandot la gente non può apprezzare la mia arte - sia - come poi miei colleghi hanno avuto la fortuna di non avere cantato con me ma con quella orribile Rigal...quindi si sono presi delle grandi arie. Specialmente quel cretino di Rossi - che mi è diventato assai antipatico'; (17 giugno, giorno della prima di Norma) 'ti scrivo oggi giorno della grande prova e della grande lezione di canto che voglio dare a tutti'. La prova del giorno precedente è andata benissimo e tutti sono entusiasti. Si passa a notizie personali: il suo padrino ha sposato Sally, che non le piace, e accenna ad un ex amore svizzero che si sposa. Il 20 giugno si lamenta di aver trovato un ambiente ostile e di aver dovuto lottare per affermare la propria superiorità 'quindi dovevo darli una piccola lezione della mia superiorità...ed ho cantato bene! da far venire giù il teatro', e conclude scrivendogli che lo ama follemente ed è fiera di chiamarsi Meneghini. Interessanti alcune annotazioni politiche 'tutti i fascisti dell'universo sono qua. E il teatro lo comanda addirittura la Evita'. Il 2 luglio canta Aida, e il giorno seguente racconta a Meneghini 'Dunque ieri ho fatto Aida finalmente. È stato un trionfo! Ho fatto piazza pulita qui. Il pubblico mi adora...povera Rigal!'. Le chiedono di cantare alla Festa di Indipendenza del 9 luglio, perché è piaciuta molto al Ministro della Camera, mentre 'la Rigal non canta perché la Evita non la vuole'. Raggiunge finalmente il marito in Italia e nel settembre 1949 è a Perugia (lettere su carta intestata Brufani Palace Hôtel), dove il 18 canterà nel San Giovanni Battista di Stradella. Il 15 scrive che non è molto soddisfatta dell'oratorio, ma il Maestro (Serafin) lo è. Poi 'ieri stesso ho visto Siciliani ed abbiamo parlato a lungo su tutto. Ho l'impressione che avevamo ragione pensare a lui al futuro sovrintendente alla Scala. Non ha detto niente ma credo che sarà così. Almeno sarà battaglia dura' (Siciliani sarà direttore artistico della Scala dal 1957 al 1966). La ritroviamo a Napoli (tre lettere su carta intestata Grand Hôtel de Londres) da cui scrive prima della rappresentazione di Nabucco il 20 dicembre. Si sente 'sola assai'. Propone a Battista di andare insieme alla prima di Wozzeck, di Alban Berg, opera diretta da Böhm, il 26 dicembre al San Carlo. Sta cantando Nabucco che trova 'una gran barba', la Pini le fa pietà 'buona figlia ma voce schifo'. Nella lettera del 20 c'è un'annotazioneo intima 'ti comunico niente bambino!!' (la Callas non ha potuto avere figli). Riprende i viaggi in Sudamerica e nel maggio 1950 è a Città del Messico, da cui spedisce dieci lettere (su carta intestata Hotel Prince). Il 14 maggio informa il marito che è giunta a destinazione dopo alcune traversie: a New York ha saputo che la madre era all'ospedale per un problema all'occhio e a questo si aggiunge che il padre ha dato per sbaglio da bere alla Simionato del veleno per topi (la cantante pensa di aver bevuto petrolio...), ma per fortuna non ci sono state conseguenze gravi. Il 19 maggio confida a Titta di essere preoccupata per la madre che non sta bene, e per il padre che ha il diabete e problemi di cuore. Inoltre la madre vorrebbe seguirla in Italia per vivere con lei, ma Maria desidera rimanere sola con il marito. Aggiunge di non voler cantare La traviata, che cancella dal contratto (e infatti non si farà), e piuttosto canterebbe I puritani (ma farà Norma, Aida, Tosca e Il trovatore). Il 29 maggio: l'indomani ha la prima di Aida. Vogliono farle fare La traviata ma lei non può studiare due opere nuove, Il trovatore le basta. Dovrà forse rinunciare a due recite, ma non le importa di perdere soldi, è contenta di partire prima per raggiungere il marito. Il 1° giugno gli confessa che tenore Baum è invidioso di lei, che è stanca e irritata, ma Aida del 30 giugno è andata 'una meraviglia'. Il giorno seguente invece è euforica 'il pubblico è in delirio per me (parla del 30 giugno, la prima di Aida) Al secondo atto ho messo dietro preghiera di Caraza-Campos (direttore dell'Opera Nacional) alla fine del concertato un mi be molle... e ancora parlano di questa nota'. Il 5 giugno scrive che Baum le ha chiesto scusa di essersi arrabbiato con lei. Parla ancora di Aida e di come il pubblico l'abbia richiesta da sola. In una lettera del 7-8 giugno l'umore è di nuovo cambiato, è molto stanca, provata anche dal gran caldo oltre che dalle arrabbiature e poi 'ho un grande desiderio di avere un bambino nostro'. L' 8 giugno parla della rappresentazione di Tosca del giorno prima (ma la prima di Tosca fu l'8, quindi probabilmente la lettera è mal datata), durante la quale ha ricevuto un'ovazione per l'aria 'Vissi d'arte'... più di 5 minuti d'applausi. La madre è venuta a trovarla. Finalmente un accenno al Metropolitan 'il Bing del Metropolitan vorrebbe il Flauto Magico di Mozart. E' matto?'. Maria scriverà più di rado in seguito, perché chiederà al marito di seguirla nei suoi viaggi.