Lot 121
  • 121

Bottega di Alessandro di Mariano Filipepi, detto Botticelli Firenze 1445-1510

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Description

  • Alessandro di Mariano Filipepi, detto Botticelli
  • Madonna col Bambino
  • olio su tela
    oil on canvas

Provenance

Cappella della villa medicea del Trebbio, San Piero a Sieve (Firenze);
Collezione Spencer Stanhope, Firenze, 1879;
Mercato antiquario (G. Rabit), Parigi, 1922;
GalleriaTrotti, Parigi;
Collezione Kaufmann, Pittsburgh, 1933-1967;
Collezione Innocente Vandini, Modena.

Literature

A. Venturi, Botticelli, Spoleto 1925, p. 112, illustrato tav. CXCI;
R. van Marle, The development of the Italian schools of painting. The Renaissance painters of Florence in the 15th century: the third generation, vol. XII, The Hague 1931, pp. 230-232;
R. Salvini, Tutta la pittura di Botticelli, vol. II, Milano 1958, pp. 77-78;
G. Mandel, L'opera completa di Botticelli, Milano 1967, cat. n. 101, p. 101, illustrato;
N. Pons, Botticelli. Catalogo completo, Milano 1989, cat. n. 92, p. 80, illustrato.
R. Lightbown, Botticelli, Parigi 1989, cat. C 51, p. 401, illustrato.

 

Condition

The catalogue illustration is representative of the painting. The canvas has been quite recently relined and it is mounted in a wood and plaster gilt frame, in XVII Century-style. To the naked eye restoration can be found on the faces - the more visible is on the forehead of the Madonna and around the nose of the Child -, as well as retouchings on the body of Jesus and on the blue mantle of the Virgin. The thick varnish layer impedes clear inspection under ultra-violet light, but the aforementioned restoration is visible, as well as retouchings spread throughout the whole composition.
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Catalogue Note

La grande eleganza e il raffinato linearismo tipicamente botticelliano caratterizzano la tavola, concordemente datata dalla critica all'ultimo decennio del Quattrocento. Nicoletta Pons e Ronald Lightbown, autori di importanti monografie dedicate al Botticelli, ricordano che l'opera, di ottima fattura e notevole tensione formale, era conservata nella Cappella della Villa Medicea di Trebbio, dove rimase fino al 1879, quando passò nella collezione Spencer Stanhope di Firenze.
Adolfo Venturi (1925, p. 112) considerava il dipinto un autografo del maestro, mentre Raimond van Marle, seguito dagli studiosi che successivamente hanno affrontato la questione, lo riteneva di scuola del Botticelli.
Nel 1495 Sandro Botticelli, insieme alla sua bottega, lavorò alla Villa del Trebbio. Il suo committente era Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, per il quale l'artista creò gli straordinari disegni che illustrano la Divina Commedia. E' pertanto lecito ipotizzare che l'opera che si sta prendendo in esame sia stata dipinta in loco, probabilmente da uno dei suoi più stretti collaboratori che, forse, si è potuto servire di un suo disegno originale. Dalla Villa di Trebbio proviene anche una pala d'altare eseguita dalla sua bottega, raffigurante La Vergine col Bambino e Santi, oggi conservata agli Uffizi. I rapporti tra Sandro e Lorenzo di Pierfrancesco, molto intensi negli anni Novanta, sono stati approfonditamente indagati dal Lightbown (1989, pp. 240-241).
Il nostro dipinto è un'originale variazione sul tema delle grandi invenzioni botticelliane quali i fondamentali capolavori Madonna del Magnificat e Madonna della Melagrana, che hanno profondamente condizionato gli stilemi di questa diffusissima iconografia nella Firenze di fine secolo.

Il dipinto è stato dichiarato di eccezionale interesse storico e artistico in data 25 Maggio 1977.