- 314
Coppa in agata, corallo e perle naturali A. Ravasco 1933 circa
Description
- A. Ravasco
- firmata A.Ravasco, accompagnata da un piccolo fiore intagliato in corallo e da una base in legno 9.5 x 9 x 1.2 cm di recente fattura
- altezza 6.6 cm, diametro 15 cm, peso gr 986
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Provenance
Alfredo Ravasco (1873-1958) orafo-scultore tra più importanti e innovativi gioiellieri degli inizi del XX secolo ha delineato con la semplicità e purezza delle linee il passaggio dell’oreficeria tardo ottocentesca ad un rinnovato ordine classico.
La stretta collaborazione tra Ravasco e Gio Ponti, ideatore e direttore della rivista “Domus”, crea un “forum” di interscambio tra artisti per il quale le arti decorative divengono parte integrante dell’architettura moderna.
Ravasco, attraverso le sue creazioni che si rivelano la risposta concreta al pensiero nascente, ci pone di fronte ad una nuova ottica. Non è la materia a rendere moderno l’oggetto quanto la sua costruzione attraverso nuove modalità e l’impiego dei materiali di sempre, come pietre dure e coralli. Diviene uno tra i rappresentanti di spicco della corrente modernista e la sua produzione si traduce per la maggior parte nella realizzazione dell’oggettistica da tavolo, dove da prova del suo talento di scultore e di una viva attenzione per i particolari.
Splendide sono le sue coppe in pietra dura decorate con animali in smalto o motivi ornamentali in diamanti e pietre di colore di cui si può ammirare l’eccezionale inventiva grazie ai cataloghi custoditi presso Archivio della Triennale, Milano. Tra gli esempi del radicale rinnovamento di gusto e stile che contraddistingue la creatività di Ravasco si inserisce la coppa indicata come lotto 314.
Literature
Condition
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Catalogue Note
Alfredo Ravasco inizia il suo apprendistato con il padre Giacomo Ravasco e frequenta i corsi della Scuola dell’Accademia di Brera a Milano e la bottega orafa del milanese Eugenio Bellosio.
Raggiunge la sua piena maturità negli anni venti e diviene uno dei principali rappresentanti della corrente modernista senza nulla togliere alla produzione dei gioielli più classici.
Fine conoscitore della moda parigina degli anni venti crea dei gioielli rigorosi ed asciutti dai ripetuti motivi geometrici con colori vivi e contrastanti dove i diamanti e le pietre di colore vengono abbinate al forte cromatismo delle pietre dure, il corallo, la malachite, il lapislazuli e le perle.
Come Fabergé, da prova di una grande minuzia, di una viva attenzione per i dettagli persino per i più piccoli durante l’esecuzione dei suoi motivi preferiti come gli animali marini, i fiori, i frutti, le foglie ed i rami.
La sua eccezionale inventiva trova applicazione anche in oggetti preziosi come l’Ostensorio per la Cappella dell’Università Cattolica, oppure la tiara ed il fermaglio per il piviale del Sommo Pontefice Pio XI.
Tra i suoi clienti Papi, Re, Regine, l’aristocrazia e la grande borghesia dal gusto esigente che lo raggiunse nelle sue principali esposizioni orafe e d’arte decorativa
italiane ed estere di cui fu spesso promotore, come nel 1919 per la prima mostra d’Arte Decorativa a Milano, a Parigi e Monza nel 1925, New York nel 1939 o le differenti biennali di Venezia.
Venuto a mancare senza discendenti, lascerà il suo patrimonio e le sue opere all’ Orfanotrofio femminile delle Stelline di Milano che attraverso una vendita pubblica alienerà nel 1961 la collezione.
Alfredo Ravasco began his apprenticeship with his father, Giacomo Ravasco, and attended the courses held at the Brera Academy School in Milan. He also spent time at the Milanese goldsmith, Eugenio Bellosio’s, workshop.
He reached the height of success in the 1920s and became one of the main representatives of the Modernist current without ignoring more traditional pieces of jewellery.
He was a connoisseur of Paris fashions in the 1920s and created jewellery that was highly unique and stylish with often repeated geometrical patterns. He liked using bright, sometimes contrasting colours as a backdrop to diamonds and coloured stones – both of which stood out against the beauty of precious stones, coral, malachite, lapis lazuli and pearls.
As Fabergé had been before him, Ravasco was meticulous in his art, paying the utmost attention to even the smallest detail in his favourite subjects – sea animals, flowers, fruit, leaves and little branches.
His exceptional inventive ability with precious objects was also put to work in the Monstrance for the Catholic University’s Chapel and in the small crown and buckle of the cope belonging to His Holiness Pope Pius XI.
His clients were Popes, Kings, Queens, the aristocracy of the day and the wealthy, yet demanding, middle-classes who flocked to him at the world’s main decorative arts and jewellery exhibitions as in the case of Milan’s first decorative arts exhibition in 1919, in Paris and Monza in 1925, New York in 1939 as well as the various Venice Biennales.
Alfredo Ravasco died with no next of kin and left his wealth and works to the Stelline Girls’ Orphanage in Milan which sold the entire collection at a large public auction held at the Orphanage in 1961.