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Alberto Pasini (Busseto 1826 - Cavoretto 1899)
Description
- Alberto Pasini
- le cucine del topkapi
- firmato e datato in basso a destra A. Pasini . 1873 .
- olio su tela
- cm. 25.3 x 37
Condition
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Catalogue Note
Le parole che Alberto Pasini rivolge a Carlo Felice Biscarra, direttore con Luigi Rocca della rivista mensile "L'Arte in Italia", per raccontare all'amico, prima che al critico, le emozioni e le inquietudini provate durante il recente viaggio a Costantinopoli, ci offrono un'idea abbastanza precisa di ciò che si rifletterà, sempre, nelle opere orientaliste di Pasini: "Troverò io Costantinopoli quale mi parve dodici anni fa di ritorno dalla Persia? Saprò io interpretarla in modo mio proprio, o cadrò più o meno nel solco fatto da coloro che mi precedettero? Ma non appena mi fu dato vedere emergere dalla superficie delle acque del mar di Marmara le cupole imponenti dell'antica Stambul e gli eleganti loro minareti che si direbbe messi lì per sostenere la volta del cielo...Sentii, dico, vedendo da lontano ed ancor di più avvicinandomi, che l'impressione ch'io provava era tutta mia, e che non avrei potuto non obbedirle, e dall'obbedienza a questa impressione ne risulterebbe necessariamente una nuova interpretazione, e mia propria..." (cfr. Lettera di Pasini a C. F. Biscarra, citata da V. Botteri Cardoso, in Pasini, Genova 1991, p. 72)
Il soggiorno del pittore nella "bellissima Stambul" dura dieci mesi, nei quali oltre a dipingere e a fare bozzetti, Pasini abilissimo disegnatore, riempie decine di taccuini nei quali ferma le atmosfere, la popolazione, le architetture, le luci ed i colori di un mondo fantastico e dai quali attingerà, negli anni a venire, preziose memorie. Le cucine del Top Kapi qui presentata è un'opera che si nutre, proprio, di quei ricordi: dipinto nel 1873, ci restituisce elementi di verità ed altri di narrazione.
Le architetture di quella che, per quasi quattro secoli, era stata la residenza del sultani ottomani, circondata da un alto muro di cinta che garantiva l'accesso solo attraverso porte sorvegliate da appositi corpi armati e, all'epoca del viaggio del Pasini, già adibito solo a residenza delle mogli dei sultani e alla loro servitù, si fondono, nei ricordi dell'autore e sulla tela, con la verosimile presenza di qualcuno che ha appena varcato la soglia lasciando fuori il proprio cavallo, dando vita ad un dipinto fresco e spontaneo.