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Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato Sassoferrato 1609-1685 Roma
Description
- Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato
- Madonna
- iscrizioni sul retro della cornice: Sassoferrato; RC
- olio su tela
Catalogue Note
Questa Madonna di Sassoferrato è una versione autografa della tipologia nota negli esemplari della Pinacoteca Nazionale di Bologna (n. 146), del Museo delle Belle Arti di Bordeaux e della Royal Library di Windsor (n. inv. 6047). Analogamente alla tela bolognese, il capo è coperto da un velo sottile che nasconde la chioma raccolta in una piccola crocchia. La scriminatura dei capelli è leggermente più accentuata nella presente versione, ma identiche sono le ciocche libere sulla spalla destra della Vergine Per semplicità di impostazione e sobrietà della gamma cromatica, questa Vergine dall’aspetto raccolto e umile ebbe una grande diffusione, ben rappresentando una certa pietà fiduciosa e serena che tanto appassionò la Roma barocca. Tali opere di soggetto devozionale, realizzate per lo più per una committenza privata, furono molto ricercate all’epoca, anche in risposta alle nuove esigenze iconografiche della chiesa cattolica, più moderate e riflessive dopo gli eccessi della Controriforma, che vedevano nel culto della Vergine in preghiera l’esortazione a una docile accettazione dei dogmi ecclesiastici. Ricca di sentimento e di poesia, questa Madonna conferma gli elementi stilistici che caratterizzano i soggetti di natura religiosa tipici della produzione del pittore marchigiano: immagini nitide e chiare impostate su un solido schema formale di misurata classicità, rese attraverso pochi colori dai toni brillanti, quasi smaltati. Giovanni Battista Salvi fu spesso considerato, nel Settecento, seguace o alunno di Raffaello. In realtà il pittore marchigiano si distingue per uno stile che trova ispirazione nei grandi interpreti classici della pittura italiana a lui di poco precedente o quasi coeva, da cui mutua le invenzioni compositive della maggior parte delle sue tele: Perugino, Raffaello, Guido Reni, Domenichino, le cui opere Sassoferrato ebbe modo di conoscere a Roma, città in cui si recò subito dopo gli anni della formazione giovanile presso il padre Tarquinio e dove fu allievo di Domenichino.
Il taglio della composizione della nostra tela e l’espressione delicata richiamano la celebre serie delle ‘Madonne dall’ampio mantello bianco’, quali ad esempio la Madonna in preghiera conservata all’Accademia Carrara di Bergamo, che con la presente condivide l’immagine concentrata dal volto soave, o la Vergine in preghiera della National Gallery di Londra, che ripropone le medesime tonalità quasi smaltate dei colori del mantello. I lineamenti regolari del viso della Vergine, in particolare il taglio degli occhi socchiusi, la leggera incurvatura del naso e il perfetto ovale del volto sono molto vicini alla Vergine e Bambino della Wallace Collection di Londra. Il volto dolcemente reclinato, l’incarnato roseo delle guance e il biancore del collo definiscono una figura che nella grazia e nell’eleganza rimanda alla più complessa raffigurazione della Vergine con Bambino e San Giovani Battista al Louvre.
La produzione dell’artista comprende anche alcuni ritratti ecclesiastici e paesaggi, sebbene il corpus sostanziale riguardi i soggetti di carattere religioso, in particolare le numerose rappresentazioni di Madonne in preghiera. Una collezione di disegni particolarmente rilevante è alla Royal Library del Castello di Windsor a Londra.