- 53
Gaspar van Wittel, detto il Vanvitelli o Gaspare degli Occhiali Amersfoort 1652/3 - 1736 Roma
Description
- Gaspar van Wittel, detto il Vanvitelli o Gaspare degli Occhiali
- Veduta di Bracciano, del lago e del Palazzo Odescalchi
iscrizione del '700 sul retro della tela originale: Veduta di Bracciano/ di Gasparo degli occhiali
- olio su prima tela
Provenance
Probabilmente commissionato direttamente all'artista da Livio Odescalchi, nel 1696 o poco dopo.
Catalogue Note
Questa bellissima Veduta di Bracciano, con vista sul lago e sul castello in posizione centrale, è stata probabilmente commissionata a Vanvitelli dall’illustre famiglia Odescalchi in seguito all’acquisto del ducato nel 1696. Siamo grati alla Dott.ssa Laura Laureati per aver confermato l’attribuzione alla visione diretta dell’opera e per averlo identificato come probabile pendant della Veduta del Castello di Palo, anch'esso feudo Odescalchi (L. Laureati & L. Trezzani, Gaspare Vanvitelli e le origini del vedutismo, catalogo della mostra, Roma, Chiostro del Bramante, 26 ottobre 2002-2 febbraio 2003, cat. n. 54, illustrato). Le due vedute hanno le stesse misure e furono evidentemente dipinte da Gaspare van Wittel per Livio Odescalchi, nipote del papa Innocenzo XI che, ottenuto dall’imperatore Leopoldo I il titolo di principe dell’impero, acquistò nel 1693 il castello di Palo e tre anni dopo quello di Bracciano. Livio Odescalchi, esponente della ricca e colta nobiltà del tempo, ambiva probabilmente ad avere una rappresentazione veritiera dei propri possedimenti, moderna e originale nel contempo, che testimoniasse il suo rango e trovò in van Wittel un interprete adeguato. L’artista univa la tendenza di tradizione nordica a cogliere l’attualità vissuta del reale in un paesaggio lineare a una straordinaria accuratezza topografica, derivante dalla sua prima attività romana come disegnatore al servizio del connazionale Cornelis Meyer, ingegnere idraulico per cui mise in disegno numerosi e spesso utopistici progetti ingegneristici. Nessuno dei due dipinti è citato esplicitamente nell'inventario Odescalchi del 1713 e dunque non è possibile determinare il momento in cui il quadro lasciò la collezione.
Il dipinto, in prima tela, è inedito, ma se ne conosce il disegno preparatorio, a penna e acquerello su carta quadrettata (252 x 1125 mm.), conservato alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele di Roma e datato all’ultimo decennio del Seicento (G. Briganti, Gaspar van Wittel, ed. L. Laureati & L. Trezzani, Milano 1996, p. 403, cat. n. D327, illustrato p. 402), in particolare dopo il 1696, quando il castello fu acquistato dalla famiglia Odescalchi e quindi fu probabilmente commissionato la tela a Vanvitelli. La presenza della quadrettatura sulla carta del disegno ci mostra il metodo che sottende l’ideazione della composizione, impostata su rigorosi principi di visione e procedimenti tecnici, nonché il carattere originalissimo delle vedute del maestro olandese, improntate a uno straordinario realismo topografico. Tale metodo consente al pittore realizzazioni incredibilmente aderenti al luogo: il formato orizzontale permette di inglobare nella tela una sezione di spazio più ampio ed estendere fino al massimo limite consentito la visione; l’uso di una prospettiva mai deformata, se non in misura appena percettibile, che spesso fa coincidere il punto di vista del piano di terra della veduta con il piano di terra reale, raggiunge tagli compositivi originali e inediti. Questa stupenda tela rivela il preciso interesse vedutistico di van Wittel, in cui prevale l’indagine sulla vita e sull’aspetto reale dei luoghi. Rispetto al disegno preparatorio, il dipinto inserisce in primo piano un brano di bosco in ombra e dei prati attraversati da figure a piedi e a cavallo, viandanti, pastori, contadini e una fontana in pietra, che definiscono una quinta prospettica che rende attuale, umano e concreto il paesaggio cristallino, fissato in secondo piano con una meticolosità straordinaria. La veduta, ripresa dalla strada che si snoda alle spalle del borgo, rispecchia lo stesso punto di vista del disegno, con il castello illuminato dal sole in posizione centrale ed elevato su un’altura, su cui sono arroccati i palazzi, le case, le chiese, i campanili, i campi e gli orti che digradano verso il lago. Sullo sfondo è l’azzurro cristallino del lago di Bracciano che si fonde nelle tinte azzurrate del cielo e delle colline.