Lot 5
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Denys Calvaert Anversa 1540-1619 Bologna

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Description

  • Denys Calvaert
  • Sacra Famiglia con Santa Elisabetta e San Giovannino
  • firmato e datato: 1584/ DIONISIO/ FIAMENGO
  • olio su rame, senza cornice

Provenance

Asta, Londra, Sotheby's, 29 novembre 1961, lotto 90 (erroneamente datato 1586).

Literature

T. Montella "Dionisio Calvart", in Pittura bolognese del '500 (a cura di V. Fortunati Pietrantonio), Bologna 1986, vol. II, p. 685, illustrato p. 694.

Catalogue Note

Nel 1584 Denjs Caluwaer, che ha già italianizzato il proprio nome in Dionisio Calvart o Calvaert, firma e data questa Sacra famiglia, un elegante olio su rame, eccellente esempio della dolcezza compositiva e della “pienezza cromatica” tipiche della sua pittura. Il dipinto si colloca in un  periodo in cui Calvaert, sulla scia del vivace clima culturale venutosi a creare a Bologna nel penultimo decennio del secolo, sembra aprirsi a nuove esperienze e orientare il suo linguaggio pittorico verso l’arte veneta e parmense, soprattutto correggesca, che elabora in particolare attraverso lo studio delle opere di Federico Barocci (1535-1612). In questo olio si legge il passaggio dallo stile manieristico formale e stilizzato ancora di ascendenza fiamminga del pittore, a un fare più semplificato che ben si addice alla cultura controriformata già affermatasi nella Bologna di fine secolo. La composizione è semplice e pacata, dominata da un gruppo di figure compatto. Al centro è raffigurata la Madonna, attorniata da una morbida luce, intenta a sostenere il Bambino benedicente rivolto verso il piccolo Giovanni, che con lui occupa la scena in primo piano sulla destra. Alle spalle della Vergine sono rappresentati Santa Elisabetta e alla sua sinistra in secondo piano Giuseppe, colto in atteggiamento intento e pensoso, quasi estraneo alla serenità domestica che traspare dal quadro. Alla semplificazione delle forme corrispondono una spazialità misurata e una compostezza dei personaggi che paiono anticipare un nuovo ideale classico. Ne deriva un senso di pacata naturalezza, in cui la preziosa dolcezza della gamma cromatica convive con un senso di soavità atmosferica di derivazione correggesca. Un’eco di gusto fiammingo è rilevabile nel paesaggio sullo sfondo, che accentua la profondità del dipinto, e nell’accuratezza con cui sono descritti alcuni particolari, come il basamento su cui poggia il Bambino o la vegetazione ai piedi della Vergine, un piccolo brano naturalistico minuziosamente descritto, quasi un richiamo alla pittura di Raffaello studiata da Calvaert durante gli anni del soggiorno romano.
Del dipinto sono note altre versioni, in particolare la Sacra famiglia con S. Giovannino conservata al Museo di Arte e di Storia di Ginevra e il rispettivo disegno preparatorio del Cabinet des Dessins du Louvre di Parigi. Tali opere rivelano un’identica impostazione nella composizione e nella collocazione delle figure e la medesima costruzione architettonica dell’ambiente con il grande camino sulla sinistra e il basamento su cui poggia Giuseppe sulla destra, testimoni dell’abilità di Calvaert nella resa prospettica; diversa è invece l’inquadratura dello sfondo, rettangolare e aperta su un cielo luminoso che si intravede anche nella parte destra nel rame, definita solo centralmente da un’apertura ad arco nell’olio ginevrino e nel rispettivo disegno preparatorio. Di rara delicatezza e assente in queste due opere è il particolare della pavimentazione ai piedi della Vergine. La figura di Maria, tipica nei tratti delle Madonne di Calvaert, può essere avvicinata ad esempio a quelle raffigurate nella Sacra famiglia con Santa Caterina e San Giovannino conservata alla Gemäldegalerie di Oldenburg, in cui la Madonna è simile alla nostra nel panneggio delle vesti e nel gesto avvolgente con cui sostiene il Bambino, e nelle due versioni datate 1590 del Matrimonio mistico di Santa Caterina, un piccolo olio su rame conservato a Stourhead, Wiltshire, analogo a questo, e un olio su tela dei Musei Capitolini.

Calvaert fu solerte studioso di architettura, anatomia e storia, estremamente attento alla resa prospettica e aggraziato nel disegno, qualità che si evidenziano anche in questo dipinto e che il fiammingo perfezionò nel corso della sua attività. Il pittore nacque ad Anversa ma visse per lo più in Italia, dove era conosciuto come “il Fiammingo”. Nella città natale studiò pittura di paesaggio e dipinse sotto gli insegnamenti di Christian van den Queckborne quindi, nel 1562, si trasferì a Bologna. Fu allievo di Prospero Fontana, alla cui scuola affinò il disegno dell’anatomia umana superando così completamente il manierismo di ascendenza fiamminga. Passò quindi alla scuola di Lorenzo Sabbatini che nel 1572 lo condusse a Roma per la decorazione della sala regia in Vaticano. Nella capitale Calvaert si dedicò allo studio dei pittori da lui considerati eccellenti, Raffaello in primo luogo. Nel 1574 tornò a Bologna e aprì una scuola che, grazie al suo eccellente talento, contò più di 140 allievi, tra cui nomi illustri come Reni, Albani e Domenichino.