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Attribuito a Andrea Belvedere Napoli 1652-1732
Description
- Andrea Belvedere
- Natura morta di fiori con putti a dorso di una capretta
- olio su tela
Catalogue Note
Questa Natura morta di fiori con putti e una capretta mostra alcune delle principali peculiarità stilistiche di Andrea Belvedere, quali la raffinatezza pittorica, la preziosità delle soluzioni formali, la brillantezza degli accostamenti cromatici e soprattutto lo stile brioso caratterizzato da un intenso cromatismo. L’opera è da mettere in relazione con la tela Fiori e Putti alati conservata al Museo di San Telmo di San Sebastian, esempio della supposta collaborazione con Francesco Solimena, autore secondo le fonti antiche (B. De Dominici, Vite de’ Pittori, Scultori ed Architetti napoletani, Napoli 1742-45, III, pp. 570-575) delle figure presenti in diversi quadri dell’artista.
Andrea Belvedere fu uno dei principali rappresentanti della tradizione dei fioranti, portatore di un linguaggio eclettico in cui confluirono diversi riflessi della scuola napoletana del Seicento, come eclettica fu anche la sua personalità. Artista e intellettuale, interessato oltre alla pittura anche alla letteratura e al teatro, seppe cogliere gli stimoli di Paolo Porpora per la tipologia dei soggetti e Di Giovan Battista Ruoppolo per l’enfasi posta sulla composizione, coniugandoli in una lucida interpretazione luministica desunta da Giuseppe Recco. La conoscenza degli esiti più raffinati e moderni formulati dalla scuola francese di natura morta lo portò ad aggiornare il suo linguaggio sull’esempio delle opere degli artisti francesi e tedeschi attivi a Napoli e a Roma alla fine del secolo, facendolo accostare alla decorazione aulica di Jean-Baptiste Monnoyer. Dal 1694 al 1700 Belvedere fu in Spagna dove le sue opere acquisirono formati sempre più monumentali e maggiore ricchezza di elementi ornamentali. Il ritorno a Napoli segnò anche l’abbandono della pittura in favore del teatro, cui da questo momento si dedicò in modo esclusivo. Diversi pittori di natura morta presero l’avvio dall’esempio della sua opera, tra questi si contano Tommaso Realfonso, Baldassare De Caro e Nicola Casissa.
Nel nostro dipinto sono raffigurati tre putti che giocano con una capretta fra ghirlande di fiori. La contrapposizione tra lo sfondo scuro e le luminose materie cromatiche che definiscono le forme raggiunge effetti di notevole brillantezza. Particolarmente preziosa e attenta risulta la resa lucente e quasi materica dei corpi dei putti, il morbido panno dal colore cangiante che ricopre il dorso della capra e il soffice pelo dell’animale rappresentato, come i fiori, con prezioso realismo. La presenza della capretta richiama la tendenza di gusto arcadico e l’inclinazione classicista sempre più diffusa nella Napoli dell’epoca, ma l’insieme della scena dimostra come l’artista seppe volgere in modernità e originalità di soluzioni anche temi correnti.