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Alessandro Longhi Venezia 1733-1813
Description
- Alessandro Longhi
- Ritratto di Procuratore di San Marco
- olio su tela
Exhibited
Literature
A. Daninos, Pietro Longhi, 24 dipinti da collezioni private, catalogo della mostra, Milano, Galleria Carlo Orsi, 7-21 maggio 1993, Milano 1993, cat. n. 21, illustrato;
T. Pignatti, L’arte di Pietro Longhi, introduzione a A. Daninos (a cura di), Pietro Longhi, 24 dipinti da collezioni private, catalogo della mostra di Milano, 1993, cat. n. 21.
Catalogue Note
Questa piccola tela, di grande eleganza e raffinatezza cromatica, appartiene alla vasta serie di ritratti di notabili e prelati realizzati da Alessandro Longhi nel corso della sua lunga attività. Nonostante la rilevanza della carica di Procuratore di San Marco, tra le più prestigiose nella Repubblica veneziana, vitalizia e seconda solo a quella di doge, questo ignoto personaggio è ritratto a figura intera, in uno spazio disadorno, colto nel gesto di indicare le carte, strumento della sua professione, appoggiate su un tavolino alla sua destra. Pure nel fare abbozzato e sintetico, implicito in un bozzetto preparatorio, il ritratto è un capolavoro di espressività. La ricchezza cromatica tutta giocata sui toni rossi dell’abito definisce un personaggio reale, finemente caratterizzato, che anche nella posa e nei lineamenti del volto rimanda al rigore e alla serietà della sua professione.
I personaggi che popolano i suoi ritratti, magistrati e professionisti, prelati e dame, letterati e scienziati, nobili e borghesi, perfino i popolani, costituiscono un impareggiabile, vivace e veritiero esempio della società del tempo. Questo ritratto di procuratore, in particolare, possibile bozzetto per un dipinto non rintracciato, restituisce nello sguardo severo e nella posa altera che si percepisce sotto le pieghe della veste l’importanza del suo ruolo nella società. La solennità dell’immagine è stemperata dalla sottile ironia tutta veneziana con cui il pittore denuncia il probabile autocompiacimento del notabile, che traspare nella caratterizzazione lievemente paffuta del volto, anch’esso modellato nel colore, e nel leggero rigonfiamento dell’abito. Longhi forse vuole suggerire come la carica di procuratore poteva essere acquisita dietro la corresponsione di somme di denaro, necessarie a fronteggiare le ingenti spese, anche militari, della Serenissima.
L’impianto scenico di questo dipinto rimanda al già citato Ritratto di Jacopo Gradenigo datato alla fine dell’ottavo decennio. Più solenne del nostro nell’ufficialità della posa e nella ricercatezza dell’abbigliamento del personaggio, anche quello è giocato sulle calde tonalità dei rossi stagliati su uno sfondo scuro e luminoso. Nella ritrattistica ufficiale di Alessandro Longhi dedicata ai detentori di cariche pubbliche si ricordano inoltre il Ritratto del magistrato Giulio Cantarini da Mula dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, il Ritratto del provveditore generale in Dalmazia Antonio Renier del Museo Civico di Padova e il Ritratto del procuratore Pietro Vittor Pisani del Palazzo Pisani Moretta di Venezia, tutti esempi delle straordinarie qualità espressive e della sottile sensibilità psicologica del pittore che dominò la ritrattistica veneziana del secondo Settecento.