Lot 23
  • 23

Pietro Longhi Venezia 1702-1785

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Description

  • Pietro Longhi
  • Autoritratto
  • iscrizione sul libro sul tavolo: così/ si dipinge
    iscrizione sulla bottiglia: CA(...)TAIO

  • olio su tela

Exhibited

Milano, Galleria Carlo Orsi, Pietro Longhi, 24 dipinti da collezioni private, 7-21 maggio 1993, cat. n. 16.

Literature

E. Martini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia 1964, pp. 263 e 644, illustrato fig. 257;
T. Pignatti, Pietro Longhi, Venezia 1968, pp. 91, 431e 439, illustrato tav. 298;
T. Pignatti, Pietro Longhi. Paintings and Drawings  (trad. inglese di Pignatti, 1968), Londra 1969, pp. 79 e 414, illustrato tav. 298;
T. Pignatti, L’opera completa di Pietro Longhi, Milano 1974,  cat. n. 244, pp. 105 e 112, illustrato fig. 244;
A. Daninos, Pietro Longhi, 24 dipinti da collezioni private, catalogo della mostra, Milano, 1993, cat. n.16;
T. Pignatti, L’arte di Pietro Longhi, introduzione a A. Daninos (a cura di), Pietro Longhi, 24 dipinti da collezioni private, catalogo della mostra di Milano, Galleria Carlo Orsi, 7-21 maggio 1993, Milano 1993, cat. n. 16;
T. Pignatti, "Pietro e Alessandro Longhi", in Splendori del Settecento veneziano, catalogo della mostra,Venezia, 1995, Milano 1995, p. 349.

Catalogue Note

Questo elegante e delicato dipinto, datato da Pignatti al 1780 circa, costituisce un raro esempio dell’attività di ritrattista di Pietro Longhi, pittore distintosi nella Venezia Settecentesca per le gustose e ironiche scene di genere che animano i suoi dipinti. L’opera, segnalata da Martini tra altre poco note del pittore “pregne di sottile verità e delicata poesia” (E. Martini, La pittura veneziana del Settecento, Venezia 1964, pp. 108 e 263, nota 244), fa parte di quel gruppo di gustose tele di piccole dimensioni, in cui ambienti e personaggi sono tratti dalla realtà di tutti i giorni e di cui il Longhi fu un così raffinato interprete.
In questo Autoritratto, dalle delicatissime tonalità cromatiche, la realtà quotidiana è quella del pittore stesso, raffigurato nel suo studio, un ambiente disadorno salvo che per la presenza del cavalletto e del piano su cui posano gli strumenti del suo lavoro, con il pennello nella mano destra alzata nell’atto di dipingere e la tavolozza con i colori nella sinistra. La tela appartiene al periodo maturo del pittore quando, svincolatosi dalla retorica dei primi lavori eseguiti ancora sotto l’influsso del suo maestro Antonio Balestra e in un momento già successivo all’alunnato avvenuto presso il bolognese Giuseppe Maria Crespi, si converte a quella pittura affabile e discorsiva, spesso incentrata su soggetti umili e veritieri, che caratterizza la sua produzione dopo il terzo decennio del secolo.
Questo dipinto è un eccellente esempio del modo spontaneo e naturale con cui Longhi rappresenta un episodio quotidiano, quasi una cronaca intima e ingenua della sua attività di pittore, che ritrae una realtà semplice e consueta al di fuori di qualunque intento moralistico, retorico o celebrativo. I colori sobri e delicati rivelano un gusto pittorico di grande raffinatezza. La figura, giocata sui toni del bianco cremoso della camicia e sul nero prezioso dell’abito, tipici della tavolozza del veneziano, è ritratta con garbo e semplicità sullo sfondo grigio-argenteo della parete, che risalta sui toni più scuri dorati del pavimento.
Il tema dello studio del pittore ebbe molta fortuna, tanto che lo stesso Longhi ne dipinse diverse versioni, come il Ritratto di pittore di Cà Rezzonico, firmato e datato 1781, in cui apparirebbe il figlio Alessandro, e le diverse edizioni del Pittore nel suo studio (Venezia, Cà Rezzonico; Dublino, National Gallery; Stanford University Museum). Nessuna di queste uguaglia però la fresca naturalezza e la spontaneità ravvisabili in questo dipinto, dove l’iscrizione così/ si dipinge che compare sul libro posato sul tavolino, raffrontata alla semplicità della figura, induce a vedervi celata la sottile ironia che caratterizza molte opere della sua produzione.